03/09/2026
da Il manifesto
De bello ibrido Quattro sospettati, due bielorussi, un visto italiano: il governo Merz mostra prove su quel drone all’aeroporto, dura replica della Russia
Passano ventiquattro ore dalla clamorosa denuncia del governo Merz della responsabilità di Mosca nell’«attacco ibrido» con i droni all’aeroporto di Lipsia-Halle alla rivelazione dei primi dettagli sui presunti autori materiali pubblicati dalla stampa nazionale.

SECONDO IL QUOTIDIANO Süddeutsche Zeitung e le tv pubbliche Ndr e Wdr gli investigatori avrebbero individuato con chiarezza due sospetti: un cittadino russo con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo e precedenti penali negli Stati Baltici, entrato nell’area Schengen con un visto turistico italiano rilasciato a Minsk. Il primo avrebbe svolto il ruolo di coordinatore logistico nonché di istruttore della squadra incaricata di portare a termine l’operazione.
A leggere i leak sui media, in particolare, l’uomo in possesso della doppia cittadinanza russa e lettone sarebbe sbarcato all’aeroporto internazionale Willy Brandt di Berlino a fine luglio, avrebbe noleggiato un’auto, quindi si sarebbe trasferito in Sassonia dove sarebbe rimasto fino a due giorni prima dell’attacco. A inchiodare il complice bielorusso, invece, sarebbe il suo Dna rinvenuto sul velivolo senza pilota sequestrato ai bordi della pista dello scalo di Lipsia-Halle, compatibile con un profilo già archiviato nei database europei.
Non sono gli unici nel mirino degli inquirenti tedeschi alla ricerca in totale di quattro persone fra i sospettati indicati dall’identikit genetico e altri supposti partecipanti alla missione «i cui cellulari sono stati localizzati nelle celle telefoniche della zona», come rimarca la Bild.
IL MINISTRO DELL’INTERNO Alexander Dobrindt, della Csu, nel frattempo crea ufficialmente il link fra la massa potenzialmente esplosiva agganciata al drone atterrato a pochi metri da un An-124 della Antonov Airlines (la compagnia aerea cargo statale ucraina che trasporta mezzi, armi e munizioni dalla Germania all’Ucraina) e le «tecnologie di detonazione già note da altre operazioni ibride russe e dalla guerra contro l’Ucraina».
Origina da qui, anzitutto, la ritorsione multipla del governo Merz: dalla chiusura del consolato generale russo di Bonn all’attivazione di «severi controlli aggiuntivi» nei confronti dei cittadini russi in arrivo nella Repubblica federale, fino all’«innalzamento della pressione contro la flotta-ombra russa di petroliere che eludono le sanzioni Ue».
Con questa mossa – dopo la cessazione dei servizi diplomatici ai consolati russi di Monaco, Francoforte, Amburgo e Lipsia imposta a gennaio 2024 dall’ex ministra degli esteri Annalena Baerbock dei Verdi – la relazione fra Mosca e Berlino tocca il minimo. E rischia di «distruggere il rapporto storico fra i due Paesi», come sottolinea la durissima reazione di Mosca secondo cui «si tratta di una provocazione nei nostri confronti.
Respingiamo con forza le accuse infondate del governo tedesco impegnato in un’operazione di propaganda in vista delle imminenti elezioni» in Sassonia-Anhalt è il messaggio trasmesso direttamente dal ministero degli esteri russo al chargé d’affairs tedesco a Mosca, convocato d’urgenza per raccogliere il quaderno di lamentele (e di minacce) di Vladimir Putin.
Del resto metà dell’aeroporto di Lipsia-Halle si trova esattamente in Sassonia-Anhalt, il Land che domenica si prepara a rinnovare il Parlamento locale con la scontata vittoria elettorale di di Afd, il partito fascio-populista che secondo il governo Merz ma non solo è la quinta colonna del «putinismo» in Germania.
MENTRE L’ALTRO SOGGETTO politico accusato di vicinanza con Mosca – l’Alleanza sovranista della «conservatrice di sinistra» Sahra Wagenknecht (Bsw) – non si accontenta dei sospetti e aspetta di vedere le prove. «Vedremo se la questione verrà chiarita oppure no. In ogni caso credo che la reazione del governo tedesco – tra cui la chiusura della Casa Russa (la storica Russisches Haus, il centro linguistico e culturale di Berlino gestito direttamente da Mosca) sia un errore.
Specie quando la situazione si aggrava dobbiamo fare affidamento sulle soluzioni diplomatiche e mantenere aperti i canali della comunicazione» tra Berlino e Mosca, sottolinea l’influente Claudia Wittig, autorevole esponente di punta del Bsw nella Germania dell’Est.
IN PARALLELO, nel Brandeburgo la magistratura locale apre un fascicolo d’indagine per «sospetto atto di terrorismo» dopo il ritovamento di «due ordigni esplosivi» nella sottostazione elettrica di Jänschwalde. Per il governatore del Land che ingloba la Città-Stato di Berlino, Dietmar Woidke (Spd) non c’è dubbio, si tratta di un «tentativo di attentato».
In analoga direzione procedono spediti i sospetti sul secondo incidente rilevato nella centrale energetica a Bergheim, vicino a Colonia. Tanto la polizia locale quanto il gestore della rete ieri hanno escluso che il cortocircuito registrato nell’hub elettrico possa essere stato provocato da un guasto tecnico: «è un intervento esterno intenzionale». Questo è il leitmotiv, a Berlino, a Bruxelles passando per la Sassonia-Anhalt.

