02/06/2026
da Il Manifesto
Pasquale Porciello Beirut
Il gioco sporco Netanyahu e Katz dichiarano guerra alla capitale. «Combattiamo Hezbollah». Il presidente Usa promette: «Nessuna invasione di terra»
La fuga da Beirut comincia nelle prime ore del mattino. Si sveglia con la minaccia di essere bombardata la capitale libanese: alle sette il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz diramano un comunicato nel quale avvisano la popolazione della Dahieh, la grande periferia sud di Beirut, della possibilità di bombardamenti. «Nessuna calma» a Beirut, insiste Katz, perché «la Dahieh non è diversa dalle comunità nel nord di Israele. Se non c’è calma nel nord, non ci sarà calma a Beirut».
MIGLIAIA LE AUTO in strada e code chilometriche in tutte le direzioni. Bloccati per ore gli snodi più importanti della capitale dell’autostrada costiera che unisce Tiro a Tripoli; bloccata l’autostrada che porta dall’area di Chiyah e Hadath, nella Dahieh, verso est. Dopo una settimana di giornate festive per l’Eid el-Tahrir e l’Eid el-Adha, ieri sarebbe dovuta essere una giornata di riapertura. Un’agonia e un’attesa durate tutta la giornata, un sabato del villaggio macabro che ha tenuto tutti in uno stato di sospensione, allargando il tempo all’infinito nell’incertezza di essere bombardati o meno, e quando. La tortura psicologica come arma di guerra, di cui Israele ha fatto e continua a fare larghissimo uso in Libano.
ALLE CINQUE di pomeriggio un nuovo comunicato da parte dell’esercito israeliano: «Lo stato di Israele non combatte il popolo libanese, ma l’organizzazione terrorista Hezbollah. Se Hezbollah continuerà a lanciare attacchi sulle città e i villaggi di Israele, l’esercito israeliano risponderà bombardando obiettivi nella periferia sud di Beirut».
A partire dalla settimana scorsa, quando Tel Aviv ha intrapreso questa nuova escalation in Libano, Hezbollah ha in effetti incrementato gli attacchi su obiettivi militari nel nord di Israele -Nahariya, Karmiel, Safed, Acre, Krayot, Tiberias, Kyriat Shemona, Metula- e quelli nel sud del Libano. Dal due marzo, data di inizio di questa nuova fase della guerra, ad oggi, Hezbollah ha ucciso 27 soldati israeliani e un civile, che lavorava con una società di demolizione nel sud del Libano, dove Israele ha raso al suolo interi villaggi.
L’ESERCITO ISRAELIANO ha ucciso in Libano, sempre dal 2 marzo, 3.433 persone e ne ha ferite 10.395 (dati del ministero della salute libanese ), tra cui almeno 200 bambini, con una media nelle ultime settimane di 11 bambini ogni 24 ore e almeno 130 operatori sanitari.
Ieri ha lanciato bombe ed effettuato evacuazioni forzate durante tutta la giornata nel sud e nell’est del Libano. A Tiro, Israele ha bombardato nel pomeriggio l’area antistante l’ospedale Jabal Amal, uccidendo almeno 6 persone e ferendone 23 e causando gravi danni all’interno della struttura.
SUL TERRENO si combatte. Hezbollah tenta di frenare l’avanzata dell’invasione israeliana a Haddatha, Ghandurieh, Zawtar el-Sharqieh, Debbine, lungo la Linea gialla, la fascia di una decina di chilometri lungo il confine sud e sud-est libanese, dichiarata zona tampone e occupata da Israele il 20 aprile scorso. Combattimenti anche al Castello di Beaufort, utilizzato anche dai crociati, luogo fortemente simbolico (oltre che patrimonio Unesco) bombardato e conquistato dalle truppe israeliane domenica.
Il castello era uno dei luoghi strategici da cui operava l’Olp nei primi anni della guerra civile libanese (1975/90) dal 1976 al 1982, quando fu conquistato da Israele che lo ha presidiato fino al 2000, anno della fine dell’occupazione in Libano e del ritiro delle truppe.
Oggi e domani si tiene alla Casa bianca il quarto ciclo di incontri diretti tra Libano e Israele, sui quali peserà l’escalation di questa settimana. Per quanto il presidente statunitense provi a separare la questione iraniana da quella libanese è nei fatti impossibile riuscirci. Il comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya delle operazioni militari della repubblica islamica iraniana Ali Abdollahi -dopo che l’Iran aveva sospeso i negoziati con gli Usa per gli attacchi israeliani in Libano- ha ieri dichiarato: «Se la Dahieh verrà attaccata, avvertiremo gli abitanti del nord di Israele di evacuare queste zone».
«HO AVUTO un colloquio molto produttivo con il primo ministro di Israele Bibi Netanyahu e non ci saranno truppe che vanno a Beirut e tutte quelle che sono in marcia sono state già fatte tornare indietro» ha quindi scritto in serata Trump su Truth. Ma non ci sono truppe israeliane che al momento avanzano -o che sono avanzate in questi ultimi mesi o durante tutto l’arco della guerra cominciata nel 2023 – in direzione Beirut. Le truppe israeliane sono al momento all’interno della Linea Gialla, con escursioni di pochi chilometri in aree del distretto di Nabatieh, nel sud del Libano. «Allo stesso modo, ho anche avuto una telefonata molto buona con Hezbollah, attraverso i loro alti rappresentanti, e ci siamo messi d’accordo affinché ogni attacco termini e che Israele non li attaccherà, e loro non attaccheranno Israele».
LA SITUAZIONE in Libano è intanto drammatica. Sono oltre un milione gli sfollati interni, un’emergenza che l’ultima escalation ha aggravato. Il paese passa da una crisi all’altra e dalla notte in cui si trova non si intravede nessuna prossima alba.

