06/01/2026
da Il Fatto Quotidiano
"Rispettare la sovranità e l'integrità territoriale", scrivono i leader tra cui Meloni, Merz e Macron dopo che il presidente Usa è tornato a ribadire di voler prendere il controllo dell'ex colonia danese. The Economist: "Washington lavora a un accordo per l'uso militare dell'isola"
L’operazione compiuta il 3 gennaio dagli Stati Uniti in Venezuela riaccende come mai prima i sospetti e le paure che circolano da mesi nell’Unione europea circa le mire a più riprese dichiarate dall’amministrazione Trump sulla Groenlandia. Per questo motivo diversi leader europei tra cui Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro danese Mette Frederiksen hanno firmato un comunicato congiunto per per mettere in chiaro la posizione degli Stati Ue sulla questione.
“Noi e molti altri alleati abbiamo aumentato la nostra presenza, le nostre attività e i nostri investimenti per garantire la sicurezza dell’Artico e scoraggiare gli avversari – si legge -. Il Regno di Danimarca, compresa la Groenlandia, fa parte della Nato. La sicurezza nell’Artico deve quindi essere garantita collettivamente, in collaborazione con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini“, prosegue la nota firmata anche dal primo ministro polacco Donald Tusk, dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e il primo ministro britannico Keir Starmer. “Si tratta – affermano i leader europei – di principi universali e non smetteremo di difenderli. Gli Stati Uniti sono un partner essenziale in questo sforzo, in quanto alleato della Nato e attraverso l’accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951. La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che li riguardano”.
Nonostante abbia firmato la nota, poco dopo un portavoce di Starmer ha leggermente modificato la posizione di Londra: Trump è un alleato affidabile, “non una minaccia per l’Europa”. Incalzato sull’argomento dai giornalisti nel briefing di giornata di Downing Street, il portavoce ha aggiunto che Starmer conserva “buone relazioni” con Trump, sottolineando come la cosiddetta “relazione speciale” resti vitale e come Usa e Regno Unito siano i due “più stretti alleati” al mondo da decenni.
Poche ore dopo la pubblicazione della nota, il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha annunciato l’intenzione del suo Paese è di “rafforzare la presenza militare in Groenlandia. Ma avremo anche una presenza Nato più ampia, con più esercitazioni”. Il ministro ha poi precisato che la Danimarca, e quindi anche la Groenlandia, sono membri dell’alleanza di difesa Nato con gli Stati Uniti. “Vorrei sottolineare che la Groenlandia fa parte del Commonwealth danese. Non mi risulta che qualcuno a livello internazionale lo metta in discussione”, ha aggiunto.
Secondo il settimanale britannico The Economist, gli Stati Uniti starebbero lavorando a un accordo di associazione con la Groenlandia che escluda la Danimarca, alla quale l’isola appartiene. Si tratterebbe di una intesa di tipo politico e militare per consentire a Washington di schierare più liberamente truppe ed espandere le sue infrastrutture militari. Diversi media internazionali, poi, riferiscono che Donald Trump sarebbe intenzionato a tornare sulla questione quanto prima: “Ci occuperemo della Groenlandia tra circa due mesi. Parleremo della Groenlandia tra 20 giorni”, avrebbe detto il capo della Casa Bianca nei giorni scorsi quando è tornato a ribadire le sue mire sull’isola.
Se il tycoon continua a sostenere che il controllo dell’isola ex colonia danese è essenziale per la sicurezza degli Stati Uniti, da questa parte dell’Atlantico c’è la convinzione che un eventuale operazione militare in stile Venezuela metterebbe a rischio la sicurezza dell’intero Occidente. “Ci aspettiamo chiaramente che tutti, e in particolare i nostri alleati, rispettino i confini nazionali esistenti”, aveva detto ieri Fredriksen riferendosi a Washington. “Non accetteremo una situazione in cui noi e la Groenlandia veniamo minacciati in questo modo”, aveva aggiunto. “Ma voglio anche chiarire che se gli Usa decidono di attaccare militarmente un altro paese della Nato, allora tutto finisce – aveva concluso -. Compresa la nostra Nato e quindi la sicurezza che è stata garantita dalla fine della seconda guerra mondiale”.
Intanto, in questo contesto di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Danimarca sul controllo della Groenlandia, una fregata della Marina tedesca è partita per unirsi alle forze Nato che monitorano i passaggi strategici nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e nell’Oceano Atlantico settentrionale. La Saxony ha lasciato nel pomeriggio il porto del Mare del Nord di Wilhelmshaven con circa 250 militari a bordo, ha annunciato una portavoce della Marina. La nave si unirà al Standing Nato Maritime Group 1 (Snmg 1), una forza navale composta da diversi cacciatorpediniere e fregate messe a disposizione da vari alleati Nato, oltre a una nave di supporto.

