06/04/2026
da Remocontro
La mancata vittoria come dura sconfitta. Oltre un mese dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran e aumentano i rischi di un suo prolungamento distruttivo per tutti. Un muro contro muro letale per tutta l’economia globale. Mentre un sempre più isolato Trum, mobilita rinforzi militari con la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano ma che fa tremate l’America, con lo spettro di un nuovo Vietnam o Afghanistan.
Superpotenze impotenti e divise
- Israele e Stati Uniti sono soci d’affari ma non perseguono gli stessi obiettivi. Con un elemento chiave a dividerli. Il fattore tempo. Utile a Netanyahu per scardinare comunque ciò che resta del Libano. Mortale politicamente per Trump con la le elezioni di metà presidenza –‘metà di deputati e senatori- ormai perse, come ripete da tempo Orteca.
Confusione strategica Usa
Gli americani, da un lato rinforzano il loro schieramento militare con l’arrivo di nuove forze anche terrestri, dall’altro, seguitano a parlare di negoziati con Tehran per prepararsi una via d’uscita accettabile politicamente. Con Trump che ormai straparla. «Nelle ultime quattro settimane, le nostre forze armate hanno conseguito sul campo di battaglia vittorie rapide, decisive e schiaccianti. Stiamo smantellando la capacità del regime di minacciare l’America. Siamo vicini a finire il lavoro e lo finiremo molto presto».
Vittoria di Pirro, ed anche peggio
Il gradimento del presidente era sceso a fine marzo al 33 % dal già basso 36 % della settimana precedente. Seguito dalle critiche agli alleati europei, accusati di non intervenire in difesa del libero traffico nello stretto di Hormuz, solo con Israele e l’approvazione formale dei soli Paese arabi del Golfo. Ridotto a minacciare persino l’uscita dalla Nato senza ottenere neppure una risposta.
Altalena Casa Bianca
Motivazioni della guerra, sempre cangianti nella narrativa trumpiana. Una guerra che -aveva promesso- «avrà un orizzonte di 14-21 giorni per la conclusione. Una guerra che sta sconvolgendo l’economia mondiale. E che colpendo anche in casa. Una inflazione simile a quella di Joe Biden, e la benzina Poche ore prima il 31 marzo, era stato reso noto che, per la prima volta da 4 anni, il costo della benzina oltre i 4 dollari al gallone. Un terzo in più. Ed ecco che quasi tutte le sue dichiarazioni non riguardano la guerra ma il mercato dell’energia.
Tutte le scuse fallite
Come movente del conflitto avviato con l’israeliano Netanyahu, Trump ha invocato, di giorno in giorno, il cambio di regime, che non s’è verificato. Una rivolta interna contro il regime degli ayatollah, che non s’è verificata, anzi, con rafforzamenti patriottici. ‘Attacchi imminenti delle forze iraniane alle basi americane nella regione’, sporadica e solo come ritorsione agli attacchi avversari, dopo l’inizio della guerra. L’uranio per l’atomica, che compare e scompare per magia di convenienza. Col francese Macron, cattivo: «Trump non può continuare a contraddirsi ogni giorno, non può dire ogni giorno il contrario di ciò che ha detto il giorno prima».
Assaggio di attacco di terra?
Secondo il Wall Street Journal il Pentagono stia studiando l’invio di ulteriori 10.000 soldati, fra militi dell’US Army e Marines, in aggiunta ai circa 5000 marines e 2000 paracadutisti della famosa 82a Divisione Airborne. Un contingente troppo piccolo per una vera offensiva di terra. nel 2003, per invadere e occupare il molto più piccolo Iraq ci vollero 150.000 soldati. In Iran oggi, 200mila soldati, 200mila miliziani dei Pasdaran e oltre 600mila della milizia popolare dei Basij. Valutate voi.
Memoria della guerra 1980-1988
Già nel lungo conflitto contro l’Iraq di Saddam Hussein, l’allora neonato regime degli ayatollah, arruolò e impiegò al fronte migliaia di ragazzini, spesso impiegati per rimpolpare le ondate di fanterie d’assalto che aprivano la strada nei campi minati con pesantissime perdite. Celebrati come martiri. Ieri le diffuse proteste popolari contro il regime nel gennaio 2026, ma gli elementi più oltranzisti restano comunque milioni, parte decisiva delle strutture politiche e militari che resistono ai pesanti bombardamenti. Oltre a un patriottismo comunque diffuso.
Problemi al fronte, problemi in casa
- «Un conflitto ritenuto, con errori di calcolo clamorosi da parte della Casa Bianca, ‘facile’ pensando che l’Iran fosse paragonabile al Venezuela dell’arrestato Nicolas Maduro e che il regime degli ayatollah, ramificato da oltre 40 anni, potesse crollare in pochi giorni», denuncia su Analisi Difesa Mirko Molteni. Il 2 aprile, appena appreso della defenestrazione di Pamela Bondi, uno dei maggiori deputati democratici alla Camera USA, Hakeem Jeffries: «Hegseth è il prossimo». Lasciando intendere che un eventuale fallimento militare contro l’Iran potrebbe travolgere il segretario alla Guerra.

