Meloni starebbe valutando almeno di ridurre i balzelli per l’Italia, come se fosse davvero possibile isolare il nostro Paese dalle conseguenze concatenate
“Meloni ponte”, “Meloni grande mediatrice”, “Meloni tra Trump e von der Leyen”. Ne abbiamo lette così tante, fin qui, sulla presidente del Consiglio come grimaldello fondamentale di una relazione tra Usa e Unione europea che alla fine qualcuno ci aveva creduto davvero. Del resto è stata proprio la presidente a prendere le parti del vicepresidente Usa J.D. Vance quando ha definito l’Europa «antidemocratica».
La credibilità internazionale del governo italiano e la capacità di mediazione dell’inquilina di Palazzo Chigi sono una favola che scorre a fiumi su giornali e televisioni. Fino a qualche settimana fa Meloni avrebbe dovuto essere colei che avrebbe smussato le intenzioni di Trump. «Lasciatela lavorare», dicevano i suoi fedelissimi, «e vedrete che i dazi Usa saranno solo una minaccia per alzare il livello delle trattative». No, non è andata proprio così.
Oggi alla Casa Bianca andrà in scena lo show. Trump comunicherà i dazi contro l’Unione europea. «È il liberation day», annuncia Trump, che promette comunque di essere «gentile». A von der Leyen e compagnia non resta che rispondere all’attacco commerciale americano infilandosi in una guerra che pagheranno le aziende e i cittadini. Non andrà bene, sicuro. Trump dichiara di sentirsi «derubato» dall’Europa, von der Leyen promette «vendetta».
E la nostra «grande mediatrice»? I retroscena dicono che sia lì a chiedere di «abbassare i toni». Meloni starebbe valutando almeno di ridurre i balzelli per l’Italia, come se fosse davvero possibile isolare il nostro Paese dalle conseguenze concatenate. Ancora una volta era tutto solo narrazione. Tanto a pagare il conto della messinscena sono sempre le aziende e i cittadini.
02/04/2025
da Left