15/01/2026
da Il Manifesto
Cosa dicono le bozze. Il Viminale invia a Palazzo Chigi un dl e un ddl sicurezza: un manuale di autoritarismo. Punizioni per minori, pugno duro con le piazze, giro di vite su migranti e ong. Fermi di 12 ore contro chi sia sospettato di mettere a rischio l’ordine pubblico.

La nuova stretta sulla sicurezza era nell’aria, ma le bozze circolate ieri fanno impallidire quanto disposto finora dal governo Meloni e perfino la contestatissima legge dello scorso anno. Quel ddl 1660 che inaspriva le pene per reati di piazza, occupazioni e resistenza (anche passiva) poi trasformato in decreto e convertito dal parlamento. Sul tavolo di palazzo Chigi è atterrato un pacchetto di 65 misure messe a punto dai tecnici del Viminale. La presidenza del Consiglio deciderà cosa tenere o scartare e che forma dare alle proposte.
NEI GIORNI SCORSI la Lega si era spesa per agitare il tema e intestarsi le novità in arrivo. Ieri il partito di via Bellerio si è detto soddisfatto: «Le nostre richieste sono state sostanzialmente accolte», ha dichiarato Matteo Salvini. Il vicepremier, però, ha citato anche misure su sgomberi e cittadinanza che nelle bozze non ci sono.
Le bozze, dunque. Al momento prevedono una mossa in due tempi: decreto legge e disegno di legge. Entrambi dovrebbero essere discussi già nei prossimi Cdm. Il primo è più insidioso per la maggiore rapidità e i ridotti margini di modifica. Il secondo più utile all’esecutivo per usare la discussione parlamentare come arena in cui attaccare le opposizioni e alimentare tensioni nel centro-sinistra, che sulla questione vorrebbe incalzare la maggioranza. Proprio ieri il Pd ha organizzato in Senato la conferenza stampa «Sicurezza nelle città».
I PRINCIPALI ASSI di intervento dell’esecutivo sono quattro: punizioni più severe per i minori che compiono reati violenti, pugno duro sul dissenso, nuovo giro di vite su migranti e ong, tutele e agevolazioni per gli agenti. Le misure sono divise, con alcune sovrapposizioni, tra i due strumenti legislativi.
Il decreto, per la prima volta dopo quasi 30 anni dall’istituzione dei Cpr, disciplinerà la modalità di detenzione amministrativa dei cittadini stranieri «irregolari»: una recente sentenza della Consulta aveva individuato un vulnus sul punto. I migranti non potranno più contare automaticamente sul gratuito patrocinio per opporsi all’espulsione. Se violeranno due ordini di lasciare l’Italia saranno rimpatriati senza l’emissione di un nuovo atto. Per realizzare nuove strutture di accoglienza o detenzione il Viminale conterà su «ampie facoltà di deroga della normativa vigente». Per tutto ciò che riguarda gli stranieri, insomma, si delinea sempre di più un diritto speciale.
ALTRE MISURE RIGUARDANO la sicurezza urbana, con la normalizzazione delle zone rosse, il rafforzamento dei presidi di polizia e nuovi investimenti su telecamere in stadi e strade. Nelle carceri aumentano i poteri della penitenziaria, soprattutto rispetto a operazioni sotto copertura. Un lungo pacchetto di norme prevede agevolazioni per le forze di polizia, nella progressione di carriera e nel superamento dei concorsi interni.
Le misure anti-coltelli e contro la violenza giovanile finiscono invece nel ddl, diversamente da quanto si era ipotizzato. Impongono divieti di vendita e porto di strumenti atti ad offendere, con pene più severe e una serie di sanzioni amministrative accessorie – sospensione di patente, passaporto e permesso di soggiorno – che dovrebbero scoraggiare con maggiore incisività la diffusione di armi bianche tra i più giovani. Chi le ha in tasca viene arrestato in flagranza. E aumentano anche i reati per cui il questore può ammonire i ragazzi tra 12 e 14 anni: lesioni, rissa, violenza privata e minaccia se commessi con l’uso di armi. Un’estensione del decreto Caivano.
Attenzione anche agli stupefacenti: potranno essere confiscati veicoli che «abbiano agevolato il reato di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti». Con qualche canna in tasca si rischia l’addio definitivo all’auto.
MA È SU DISSENSO e immigrazione che si concentrano le misure più autoritarie. Divieto di accesso ai centri urbani per chi ha solo una denuncia per reati di piazza. Liberalizzazione di controlli e perquisizioni nelle manifestazioni. Persino il «fermo di prevenzione» fino a 12 ore disposto dalle autorità di polizia contro chiunque sia soltanto sospettato di poter pregiudicare lo svolgimento dei cortei. E poi una serie di pesanti sanzioni amministrative, dunque prive delle garanzie del diritto penale, per chi convoca manifestazioni non autorizzate, devia dal percorso, disobbedisce all’ordine di sciogliere un concentramento. Veri e propri salassi fino a 20mila euro.
Tutt’altra musica per le forze di polizia: aumentano le tutele e arriva lo scudo contro l’iscrizione automatica nel registro degli indagati se si ipotizzano cause di giustificazione (legittima difesa, adempimento del dovere, stato di necessità). Gli agenti non saranno sospesi automaticamente dal servizio.
All’orizzonte si vedono poi ulteriori blocchi delle navi ong, la strategia del fu ministro dell’Interno Salvini, con interdizioni all’ingresso nelle acque territoriali. Le espulsioni dei soggetti «pericolosi» sono accelerate. I migranti nei Cpr avranno l’obbligo di cooperare alla loro identificazione. I ragazzi stranieri che diventano maggiorenni in accoglienza potranno restarci solo fino ai 19 anni di età: la legge Zampa prevedeva 21 anni con il via libera del tribunale. I ricongiungimenti familiari diventano più facili per i lavoratori migranti qualificati, sono compressi per tutti gli altri.
IL DDL VORREBBE anche anticipare le norme europee non ancora in vigore sul paese terzo sicuro e l’inammissibilità delle domande d’asilo. Oltre a ridurre «i confini del sindacato del giudice sulla convalida del trattenimento». Per capire di che si tratta servirà il testo definitivo, ma il segnale è chiarissimo: ora è l’esecutivo che limita il potere giudiziario e i diritti fondamentali. Non viceversa.

