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La pace modello Trump-Netanyahu in Medio Oriente

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Politica estera

23/01/2026

da Remocontro

Remocontro

A Gaza uccisi altri 11 palestinesi. Tre giornalisti, donne e minori. Coloni e soldati all’offensiva in Cisgiordania. La zona sud di Hebron e il monte Johar sono sotto coprifuoco. 25000 sono chiusi in casa. A Israele basta un solo mese per creare una colonia illegale in Cisgiordania.

Tre giornalisti palestinesi uccisi a Gaza

Anas Ghunaim, Abed Rauf Shaath e Muhammad Qashta, ieri mattina su un’auto dell’Egyptian Relief Committee diretta a sud di Gaza City, per un servizio televisivo sull’accampamento per sfollati appena allestito dall’agenzia egiziana per la cooperazione umanitaria nella zona di al Zahra, nel centro della Striscia. Poco prima il premier israeliano Netanyahu aveva annunciato la sua adesione al Consiglio per la pace per Gaza (Board of Peace) promosso da Donald Trump. Ghunaim, Shaath e Qashta sono morti sul colpo quando un razzo sganciato da un drone israeliano ha centrato in pieno la loro auto. I loro nomi si sono aggiunti a quelli di altri otto palestinesi uccisi ieri nella Striscia, denuncia Michele Giorgio dal manifesto.

Assassini di Stato o Stato di assassini?

«Sono stati colpiti a poca distanza dalla loro destinazione, non hanno avuto scampo». «Erano in missione umanitaria. Tutti conoscevano quel veicolo e sapevano che chi viaggiava a bordo lavorava per il nostro comitato. Siamo rimasti scioccati». L’Egitto ha chiesto spiegazioni a Israele. Secondo i dati dell’Ufficio stampa governativo di Gaza, sono 260 gli operatori dell’informazione palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023. Tra gli undici uccisi di Ieri, donne e quattro minori, mentre a Davos Trump affermava: «Ci sono piccole fiamme, ma in Medio Oriente abbiamo la pace», aggiungendo che Hamas disarmerà in pochi giorni o «verrà spazzato via molto rapidamente». Nello stesso momento, cinque corpi, tra cui quello di un bambino, arrivavano all’ospedale dei martiri di al Aqsa dopo un bombardamento del campo profughi di al Bureij.

Terrorismo di Stato

Poco più a sud, nei pressi di Khan Younis, una donna è stata uccisa dal fuoco israeliano perché, secondo l’esercito, si sarebbe avvicinata a un’area di schieramento militare. Un ragazzino è stato ucciso a est della città. A Deir el Balah, tre membri della stessa famiglia, padre, figlio e un parente, sono morti in un raid contro la loro abitazione. A Bani Suheila, a est di Khan Younis, un ragazzo di 13 anni è stato colpito a morte mentre raccoglieva legna da ardere, un’attività comune per i giovani palestinesi in un territorio dove elettricità e combustibile sono un miraggio e non esistono alternative per riscaldarsi. Un’altra donna è stata uccisa vicino a Khan Younis, e due ulteriori vittime nel nord della Striscia. Sono circa 450 gli abitanti di Gaza uccisi dal fuoco israeliano da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco. Per la popolazione della Striscia, l’offensiva israeliana non si è mai davvero fermata.

Escalation Cisgiordania

Anche la Cisgiordania vive una violenza intensa, sebbene meno visibile. A un anno dall’inizio dell’operazione israeliana «Muro di ferro», ora concentrata a sud: i quartieri meridionali di Hebron sono sotto coprifuoco e circa 25 mila persone, denuncia l’Onu, non possono uscire di casa. I coloni israeliani si sentono parte integrante delle operazioni contro quelli che definiscono «terroristi palestinesi». A Qusra, a sud di Nablus, gruppi di coloni si sono scontrati con gli abitanti e hanno montato tende per dare vita a un nuovo avamposto. Attacchi simili sono stati segnalati nei giorni scorsi anche ad al Awja, vicino a Gerico, a Deir Sharaf e in altre località, costringendo ipiccole comunità ad abbandonare le proprie case. Circa 70 ettari di terreni privati palestinesi dei villaggi di Deir Istiya, Bidya e Kafr Thulth sono stati dichiarati da Israele «demanio dello Stato». Secondo le organizzazioni per i diritti umani, negli ultimi tre anni sono stati confiscati 2.600 ettari, circa la metà di tutte le terre sottratte dalla firma degli Accordi di Oslo nel 1993.

Un solo mese e nasce una colonia illegale

Quella di Yatziv, in Cisgiordania, doveva esserci un ospedale pediatrico palestinese. Lunedì il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha formalizzato la creazione di una nuova colonia israeliana in un territorio che appartiene ai palestinesi ma che Israele continua a occupare illegalmente. La colonia si chiama ‘Yatziv’, che in ebraico significa ‘stabile’. È stata riconosciuta dal governo israeliano lo scorso dicembre, un mese dopo la sua creazione: è un tempo molto breve anche per gli standard di Israele, ma è esemplare della strategia sempre più aggressiva messa in atto dal governo negli ultimi due anni per frammentare la Cisgiordania e impedire la creazione di uno Stato palestinese.

Avamposto del ‘tutto permesso’

Yatziv è nata all’inizio di novembre come un cosiddetto ‘avamposto’, un piccolo nucleo di case costruite con prefabbricati da coloni israeliani che decidono di insediarsi autonomamente in Cisgiordania senza aspettare l’approvazione del governo israeliano. Negli ultimi anni il numero di avamposti in Cisgiordania è aumentato anche perché il governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu ormai li tollera apertamente e alcuni suoi membri come Smotrich, che da tre anni è anche responsabile delle politiche di espansione israeliane in Cisgiordania, ne incoraggiano apertamente la creazione. Spesso gli avamposti vengono creati attorno a centri palestinesi preesistenti, con l’obiettivo di circondarli, e questo non fa eccezione. Ma tutte queste colonie sono collegate a Gerusalemme attraverso un’autostrada che i palestinesi non possono usare.

L’ospedale pediatrico rubato

Dove oggi sorge Yatziv, nel 2006 la destra israeliana era riuscita a bloccare la costruzione di un ospedale pediatrico palestinese proposto dagli Stati Uniti. Nel 2009, quando Netanyahu era stato rieletto primo ministro, il sito era stato convertito in una base militare: è un modo con cui l’esercito israeliano si appropria di terreni palestinesi in Cisgiordania e impedisce alla popolazione locale di costruirci sopra, adducendo ragioni di sicurezza. Negli anni successivi era stato creato un centro culturale israeliano in cui venivano organizzate delle conferenze e delle mostre.

  • Per Yaron Rosenthal, il presidente dell’insediamento, a dar loro forza era stata l’insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti all’inizio del 2025: Rosenthal l’ha definita «la giusta costellazione politica per espandersi».
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