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La politica dell’apparire e l’incompetenza come sistema

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Politica estera 

16/09/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Un treno nell’ovest dell’Ucraina verso la Polonia sulla linea del rifornimento d’armi, bersaglio scontato anche nelle guerre da fumetto. Ma per l’impavido cancelliere tedesco Merz, «La pace è a rischio in Europa». E per l’inciampo Ue Kaja Kallas, diventa una «minaccia diretta a tutto l’Occidente’. Risposte da ‘Superoi’ finti. Qualcuno gioca col fuoco per favorire la corsa al riarmo a rischio di guerra o è soltanto pericolosamente stupido?  

‘Fate ammuina’ ordinò Franceschiello

L’attacco russo al confine con la Polonia, la successione di denunce e analisi è ‘disneyana’. «I barbari russi sono già alle vostre porte» per il ministro esteri ucraino. Comprensibile. Mosca afferma che sono state colpite «infrastrutture ferroviarie che assicurano il trasporto di materiali militari provenienti dai Paesi europei». Guerra tradizionale. Per il quasi ex Cancelliere tedesco Merz, siamo invece alla vigilia o quasi della terza guerra mondiale, ma lui per fortuna politicamente non ne azzecca mai una. In gara di inciampi l’«Alta Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica Estera», Kaja Kallas, sollecita i paesi occidentali in blocco a rafforzare il loro sostegno all’Ucraina, sostenendo che «le aspirazioni del Cremlino non si limitano a Kiev, ma che il suo obiettivo finale va molto oltre». Linea ‘tedesco baltica’ su fronte russo. Ed ecco che i preziosi caccia italiani sulla Lettonia vantano l’abbattimento di un drone da tre lire, ma certamente nemico, russo, mentre quello scopertamente ucraino era stato ‘deviato da Mosca’, dice la stampa al seguito. Non è un gran momento anche per il mestiere di informare. 

Overdose di segnali che creano nebbia

Sommersi di informazioni: satelliti, intercettazioni, reti diplomatiche, apparati militari, spionaggio. Controlli tutto e raccogli milioni di comunicazioni, ma alla fine nessuno dice a Trump come reagiranno gli Ayatollah, e s’è visto. Di fatto il tempo della decisione si è progressivamente ridotto, da Intelligenza artificiale. Mettere assieme le informazioni, verificarle, valutare costi e conseguenze e infine decidere, spiega lo studioso della materia. Un tempo. Ora chi governa deve reagire subito, prima si decide poi si selezionano le informazioni per dimostrare che la decisione era inevitabile. Giusta o sbagliata che fosse. La maledizione di un sistema che attribuisce alla comunicazione un peso superiore alla conoscenza storica, geografica ed economica, denuncia Giuseppe Gagliano, del Network internazionale ‘Cestudec’, che seguiremo in questa analisi. E siamo al problema dei problemi: il processo di selezione delle classi dirigenti. Quando l’arroganza diventa il sostituto della competenza. E quando la realtà smentisce le previsioni, invece di correggere la politica si raddoppia la propaganda.

Tra politica e propaganda

Oltre Trump, in un sistema di inganno più elaborato, c’à la disinformazione. La selezione dei fatti, questi da esaltare (i droni russi), quelli da occultare (i droni ucraini). Un dato corretto isolato dal suo contesto; una ipotesi presentata come certezza; una possibilità che diventa minaccia imminente; l’intenzione attribuita al nemico confusa con la sua capacità di agire. Ed è così che si costruisce il consenso per una guerra. E chi chiede prove più serie, viene accusato di complicità. ‘Filoputiniano’ come minimo. La narrazione elemento chiave della politica, che favorisca o meno gli interessi nazionali. Contano quelli del governo in carica. E se i fatti diventano incompatibili, scompaiono. E si maschera la repressione del dissenso interno con la lotta contro la propaganda straniera. «Nel tentativo di impedire a Mosca di influenzare l’opinione pubblica –Gagliano-, l’Europa finisce per trattare ogni critica alla politica europea il prodotto di un’influenza ostile. E contro la sovietizzazione attribuita alla Russia, introduce essa stessa pratiche di conformismo ideologico».

Russia, Cina e BRICS raccolgono i dividendi

Ogni intervento occidentale che non raggiunge gli obiettivi annunciati rafforza indirettamente Russia e Cina, come ci ripete da svariati reportage Piero Orteca. L’obiettivo statunitense era isolare l’Iran. Il risultato sembra essere una sua integrazione ancora più profonda con Russia, Cina ed economie emergenti. Si voleva riaffermare l’autorità americana e si è accelerata la ricerca di pagamenti in valute nazionali, basta dollaro e corridoi commerciali alternativi a Washington. Mentre l’Unione europea parla da anni di autonomia strategica, ma continua sempre ad applicare le decisioni americane in sanzioni, dichiarazioni e programmi di spes. Ancora Galliani, sempre più severo: «Invece di mediare, l’Europa si schiera; invece di prevenire, sanziona; invece di costruire compromessi, ripete formule morali. L’ossessione per la Russia ha inoltre assorbito gran parte dell’attenzione politica europea, impedendo di riconoscere che la destabilizzazione del Golfo minaccia direttamente l’industria, l’energia e la coesione sociale del continente».

L’incompetenza come sistema

  • «La Russia e la Cina hanno guadagnato spazio. I Paesi arabi hanno ricevuto un’ulteriore ragione per diversificare le alleanze. I BRICS possono proporsi come il luogo nel quale organizzare una progressiva riduzione della dipendenza dall’Occidente. L’Europa ha confermato la propria subordinazione strategica», considerazioni finale scontata da parte dell’analista. Il declino occidentale non dipende soltanto dall’ascesa dei concorrenti. Nasce dall’incapacità di distinguere la realtà dalla sua rappresentazione. Quando i dirigenti prendono decisioni emotive, ignorano le analisi sgradite, trasformano le ipotesi in fatti e riducono il dissenso a propaganda nemica, l’incompetenza non è più un incidente occasionale. Diventa il vero principio organizzatore del potere. E forse il più efficace alleato dei nemici che l’Occidente sostiene di voler combattere.
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