27/10/2026
da Il Manifesto
Prova a prenderli Occupazione al Giordano Bruno di Roma: prima le identificazioni, poi in caserma. «Semplicemente assurdo. A mia memoria non era mai successo nelle scuole della capitale», Luca Blasi, Avs. Sabato scorso 371 fermi preventivi: giovani incensurati trattenuti per uno scaldacollo in borsa o neanche quello
La caccia ai minorenni è il nuovo sport di governo e forze di polizia. Dopo i decreti anti-giovani e i fermi di massa, ieri a Roma è scattata una retata in una scuola. Intorno alle 14 le volanti sono intervenute in forze mentre gli studenti tentavano l’occupazione del magistrale Giordano Bruno, nel quartiere Tufello. Gli agenti non si sono accontentati di entrare nell’istituto e bloccare i presenti: volevano portarli tutti in commissariato.
«DAL MOMENTO CHE preside, vicepreside e una collaboratrice scolastica non avevano lasciato la scuola non abbiamo chiuso gli ingressi con le catene dopo aver dichiarato l’occupazione – racconta uno dei fermati, che chiede di restare anonimo – La polizia ha preso chi tentava di andarsene, uscendo dal portone o scavalcando da dietro, e chi è rimasto dentro. Ci hanno portato in 20-25 dentro un’auletta, sotto gli occhi del personale scolastico. Sembrava un processo».
La sorpresa è arrivata poco dopo: nonostante tutti i ragazzi avessero mostrato i documenti, la polizia ha iniziato a caricarli sulle volanti. Sette sono stati portati al commissariato Fidene Serpentara. Agli altri non è toccata la stessa sorte solo perché i compagni di studio e qualche genitore hanno messo in campo un blocco stradale.
«IL TENTATIVO di occupazione era stato tranquillo e senza danneggiamenti. Tutti i ragazzi erano stati identificati. Portare dei quindicenni in questura in un simile contesto è semplicemente assurdo. A mia memoria non era mai successo nelle scuole della capitale», afferma Luca Blasi, assessore alla Casa e alla cultura di Avs in III Municipio. Blasi è stato chiamato da alcuni studenti e ha raggiunto immediatamente la scuola. «È in corso un salto di qualità della repressione: queste azioni puntano a diffondere paura tra i ragazzi e a soffiare sullo scontro generazionale con i genitori – afferma – Il governo teme che la prossima settimana la maggior parte delle scuole italiane venga occupata».
«Ancora una volta l’unica risposta alle richieste di noi studenti è l’uso della forza e di pratiche anti-democratiche – attacca Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale Rete degli studenti Medi – In queste settimane ci stiamo battendo contro il caro studio, il tetto al 30% nelle classi degli alunni senza cittadinanza e la stretta repressiva di questo governo che investe in riarmo e militarizzazione invece che finanziare welfare e diritto allo studio».
AL GIORDANO BRUNO la giornata era iniziata in modo strano: gli studenti intenzionati a prendere la scuola per protesta si erano dati appuntamento alle 7, orario di apertura. Alle 8 però, quando normalmente iniziano le lezioni, le porte erano ancora chiuse. Sono state aperte alle 9.15, dopo l’inizio della seconda ora. A quel punto i ragazzi hanno scelto di andare via in corteo e riunirsi in assemblea. Dove è stata presa la decisione di occupare al suono della campanella di fine lezioni.
Il loro tentativo non ha avuto successo, ma nella capitale soltanto ieri si è registrata una raffica di occupazioni: il liceo classico Tasso, gli artistici Argan e Via Ripetta, il magistrale Margherita di Savoia, l’istituto tecnico Piaget e il Von Neuman. Scuole in mano agli studenti, proteste e agitazioni anche a Palermo, Napoli, Torino, Bologna e Firenze. Ieri nel capoluogo toscano è sfilato un corteo contro la presenza del ministro di Istruzione e merito Giuseppe Valditara. «La collaborazione non passa dalle piazze ma dalle istituzioni. Le manifestazioni quando sono pacifiche sono da ascoltare; io privilegio il rapporto con le Consulte studentesche», ha detto.
AL DI LÀ DEI GUSTI del ministro, comunque, le piazze sono piene e il clima resta caldo. Sia in vista dello sciopero generale di venerdì prossimo lanciato da Usb, in cui convergerà anche la protesta studentesca, sia dopo l’ondata repressiva dello scorso sabato. Al termine dei cortei nelle principali città italiane si sono moltiplicate le denunce, spesso corredate di video, di atti violenti della polizia contro i manifestanti. Il tutto in un quadro di identificazioni e fermi preventivi di massa: 4.292 le prime e 371 i secondi, di cui un terzo contro minorenni.
«L’estensione delle ipotesi di accompagnamento e trattenimento presso gli uffici di polizia varata la scorsa settimana ha moltiplicato l’uso del c.d. fermo preventivo, introdotto a febbraio con scarsa applicazione», afferma l’avvocata Paola Bevere, parte del team legale Hub for defenders che offre informazione ai manifestanti. «Siamo stati contattati da un centinaio di persone in varie città e registriamo una forte genericità delle motivazioni che portano a questa misura. Del resto sono gli stessi decreti sicurezza a lasciare ampi spazi di discrezionalit ».
L’AVVOCATA Tatiana Montella segue tre casi su Roma: «Il fermo di un ragazzo è stato giustificato sulla base del possesso di uno scaldacollo. Gli altri non avevano neanche quello. Sono tutti incensurati. Trattenuti senza alcun presupposto. Le persone che subiscono questa misura preventiva sono fotosegnalate, come avviene in caso di arresto o mancata identificazione, senza vere ragioni. Così rischiamo una schedatura di massa».

