27/04/2026
da Il Manifesto
Polizie di primavera Una citazione dello storico canto tra le motivazioni del divieto di ricordare i due anarchici morti al parco degli Acquedotti
Le parole, si sa, sono pietre. Quelle del canto anarchico Addio Lugano Bella sono state scagliate 130 anni fa e colpiscono ancora. La dimostrazione è nel provvedimento con cui il 26 marzo il questore di Roma Roberto Massucci ha vietato la commemorazione di Sara Ardizzone e Sandro Mercogliano, uccisi una settimana prima al parco degli Acquedotti dallo scoppio accidentale di un ordigno che stavano costruendo.
Il divieto di ricordarli è scattato perché «nelle ore successive ai fatti occorsi» a Roma «sono state vergate scritte murarie chiaramente inneggianti ad un clima di odio rivolto all’ordine costituito: Pace agli oppressi, guerra agli oppressori». Che sono, appunto, versi scritti da Pietro Gori nel 1894. La scritta in questione è in effetti apparsa nella Capitale qualche settimana fa, fuori dalla stazione Marconi della metro B. Non era sola, ce n’erano anche altre come «La vendetta sarà terribile», «No 41 bis» e «Fuori tutti dalle galere», ma la questura è stata colpita dalla citazione del canto che racconta un antico esilio di anarchici dalla Svizzera, dopo uno dei tanti rovesci giudiziari della loro storia. Ad essere preoccupante, per il questore, è soprattutto la seconda parte: parlare di «guerra agli oppressori», infatti, sarebbe un «chiaro riferimento alle istituzioni». Si potrebbe dire che la sovrapposizione tra «oppressori» e «istituzioni» è frutto di una libera interpretazione della polizia, ma qui non si fa critica letteraria.
SI PARLA piuttosto del divieto di andare a depositare mazzi di fiori sul luogo della morte di due persone, in una straordinaria dimostrazione del fatto che l’ordine pubblico è diventato un valore più forte del lutto. E questo, a pensarci bene, fa più paura delle parole e anche delle pietre: nemmeno il cordoglio è concesso agli anarchici. Fior di sentenze, negli ultimi anni, ci hanno spiegato che fare un saluto romano in memoria di qualche camerata ucciso non è un tentativo di ricostituire il disciolto partito fascista – un reato – perché quel gesto va inteso come atto puramente commemorativo. Lo stesso discorso, a quanto pare, non vale per gli anarchici. Che infatti, quando domenica 29 marzo a decine si presentano lo stesso al parco degli Acquedotti, in 91 vengono fermati e accompagnati in questura. Alcuni per essersi rifiutati di fornire le proprie generalità. Altri in via preventiva, come ammesso dall’ultimo decreto sicurezza, che qui per la prima volta viene applicato. Basta uno «stato di fatto», cioè un sospetto, per passare fino a 12 ore in un posto di polizia. E non serve nemmeno un provvedimento della procura: basta dare notizia della cosa al pm di turno. E alla fine non è nemmeno previsto che venga spiegato alcunché.
SPIEGA L’AVVOCATO Cesare Antetomaso: «Nel verbale a sostegno del fermo identificativo prolungato, che nel caso del mio assistito si è protratto per quasi 11 ore, non è praticamente presente alcuna motivazione in grado di ricondurre con certezza la condotta di un cittadino incensurato, che aveva con sé un fiore da lasciare nei pressi del luogo dove due persone hanno perso la vita in circostanze tuttora da chiarire, a quanto previsto dalle nuove norme».
Di incidenti, in ogni caso, quel giorno al parco degli Acquedotti non ce ne sono stati: gli anarchici sono stati caricati su dei pullman e portati via, senza episodi di resistenza a pubblico ufficiale. Alcuni dei fermati, come sanzione, hanno rimediato un foglio di via, ma la questione è controversa. Questo provvedimento, infatti, può essere dato solo a chi si è reso responsabile di «molteplici delitti» ma, sempre per decisione del governo Meloni, la manifestazione non autorizzata non è più reato. È un illecito amministrativo. E non possono essere comminati provvedimenti di polizia per una semplice multa.
SE LA VEDRANNO gli avvocati, che già hanno cominciato a presentare ricorsi. Conclude ancora Antetomaso: «Senza alcun riferimento alla pericolosità presunta del soggetto fermato, il trattenimento si configura come illegittimo». Non sarebbe una gran notizia. Sempre Gori, sempre nel suo saluto a Lugano, diceva: «Scacciati senza colpa, gli anarchici van via».

