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La Rai meloniana: meno spettatori, più sudditi

La Rai meloniana: meno spettatori, più sudditi

Attualità

04/07/2026

da Remocontro

Remocontro

«Fuga dal piccolo schermo» denuncia Vincenzo Vita, che pure sorvola la stretta attualità della caricaturale vicenda della Commissione parlamentare di controllo paralizzata e inesistente dalla destra al potere. Perché alla fin fine, Il consenso si ottiene spingendo via i non allineati e l’audience non servile a Meloni. Quindi, zero Rai di qualità a costo di presidenze ineleggibili e comunque inconsistenti e vigilanti impediti a vigilare.

‘Tasto autodistruzione’

«La Rai deve avere nella sua macchina qualche tasto adibito all’autodistruzione. Guai a rischiare di avere qualche successo editoriale. Meglio un’azienda che almeno dal 2023 perde la gara degli ascolti con Mediaset nel ‘prime time’ e assiste compiaciuta alla fuga dei suoi cervelli rispetto ad un media di servizio pubblico». La denuncia dell’European Media Freedom Act. E alla fuga delle figure spesso più rappresentative si unisce a strafalcioni come l’assenza di strategia per il futuro di RaiWay o la ormai duratura fragilità nell’acquisizione dei diritti sportivi. E dire che lo sport è stato a lungo un tratto rilevante dell’ex monopolio, insiste l’innamorato Rai Vincenzo.

Ex Partito Rai e il ‘maccartismo all’Italiana’

«La Rai, un tempo un vero e proprio partito, oggi sembra alla mercé degli eventi, non essendosi neppure messa di traverso al taglio delle risorse operato dal ministro dell’economia Giorgetti, che pure fa parte del governo e non rinnega l’antica amicizia con il presidente pro-tempore Antonio Marano». L’elenco delle vittime del maccartismo all’italiana è lungo e si tratta solo di decidere la data di inizio da cui si vuole partire. Ultima bizzarria la conclusione della conduzione di Chi l’ha visto (ultimo residuo della terza rete che fu) di Federica Sciarelli, senza citare il lungo elenco delle vittime di ‘TeleMeloni’. «Storie mediali di alta qualità, addensate in una rete magica e pure presenti nell’insieme dei programmi talvolta come eccezioni».

Inchiestisti sotto inchiesta

In questo contesto anche la vicenda dell’ossessiva persecuzione di Report e di Sigfrido Ranucci, cui è stata minacciata l’abolizione della tutela legale ora che il rischio dopo il caso Minetti è di un risarcimento milionario. Simili richieste magari si concludono con un nulla di fatto, ma implicano mesi se non anni di passaggi giudiziari. Tra l’altro, la scoperta degli esecutori materiali dell’attentato contro l’abitazione della famiglia di Ranucci ha riaperto un filone inquietante di inchiesta su mandanti e complicità. Da cui riteniamo potranno emergere molto significative e politicamente imbarazzanti verità.

Il gusto amaro di chi ha amato la Rai

Scelte tra di loro molto diverse, ma tutte che hanno un retrogusto amarissimo per coloro che hanno amato la televisione o la radio. «La Rai, pur a trazione partitica nella stagione lottizzatoria, ha avuto una funzione fondamentale nella coesione sociale e nell’intreccio tra l’Alto e il Basso nelle culture di massa: dal varietà all’intrattenimento all’informazione allo spettacolo e allo sport. Non solo. La Rai a suo modo dava voce a parti anche avverse della società ed è stata sempre un riferimento». L’impoverimento dei palinsesti presentati ad Ancona, come sostanza di un’idea povera e riduttiva di servizio pubblico. «Siamo di fronte ad una crisi non transeunte ma strutturale».

Rai in svendita?

Qualcuno gioca sull’indebolimento della Rai alla luce della scadenza della Convenzione con lo Stato nel prossimo aprile del 2027? Qualche vendita o svendita di pezzi pregiati. Come già è iniziato con alcuni immobili pregiati e di antico blasone. Chi beneficia di tale situazione? Mediaset, La7? Probabilmente tutti i concorrenti, vogliosi di prendersi l’eredità ghiotta della blasonata azienda pubblica. «Insomma, ciò che sembra incomprensibile a prima vista o un caso suicidario si spiega con una scelta di generale omologazione al ribasso dell’industria culturale italiana. E chi dissente un po’ o toglie spazi a questa o quella cordata amica del governo è bene che se ne vada. Si perde in autorevolezza e in indici di ascolto? Amen. Il consenso si ottiene spingendo via protagonisti non allineati e pure le componenti del pubblico non prone alla destra. Se il popolo non va secondo gli indirizzi decisi, lo si cambia, ammoniva Brecht», e conclude Vincenzo Vita.

La Rai vive una diminuzione della sua forza proprio nel passaggio cruciale in cui le Intelligenze artificiali arrivano come nuova bomba nucleare sull’universo mediatico mutuato dal Novecento. E la radio e la televisione che puntano su un’utenza consapevole e critica non sono alla moda: meno votanti, meno spettatori, molti sudditi.

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