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La Rai senza firme per un giorno, adesso Petrecca scricchiola

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Politica Italiana

14/02/2026

da Il Manifesto

Michele Gambirasi

Quando è troppo Sciopero «massiccio» dei giornalisti dopo il caso della telecronaca. Il direttore di Rai Sport a rischio: pronto il vice Marco Lollobrigida

Un’adesione «massiccia», che ha coinvolto praticamente tutte le firme Rai, ieri in sciopero bianco a seguito della disastrosa telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali del direttore di Rai Sport, il meloniano Paolo Petrecca. Che ora, nonostante la rincorsa di smentite più o meno confermate, potrebbe saltare.

LA DECISIONE era stata annunciata due giorni fa dal sindacato UsigRai, che viste le mancate decisioni da parte dei vertici dell’azienda, aveva deciso di allargare la protesta a tutte le testate e i programmi dell’emittente pubblica: in protesta con quanto avvenuto lo scorso 6 febbraio infatti i cronisti di Rai Sport avevano già deciso di ritirare il proprio nome dai servizi per tutta la durata della kermesse. Ieri, lo hanno fatto quasi tutti i cronisti di viale Mazzini.

«Nonostante l’immagine di Raisport e della Rai siano state gravemente danneggiate, nulla è avvenuto. Continueremo a difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai per garantire a voi cittadini un servizio pubblico di qualità», è stato il comunicato letto al termine di ogni Tg e giornale radio, dove i servizi firmati, a giudicare da una ricognizione sulle principali edizioni, sono stati pochissimi: al massimo quattro o cinque.

I VERTICI di viale Mazzini non hanno presentato una risposta ufficiale, ma accanto al comunicato di UsigRai ne è apparso un altro, molto più sibillino, del sindacato “giallo” gradito alla destra UniRai: «Diciamo no a proteste strumentali e chiediamo invece all’azienda, dopo il grande impegno delle Olimpiadi, la presa in carico delle problematiche editoriali e di lavoro a Rai Sport. Difendere la Rai significa sostenerla, rafforzarla e migliorarla, nell’interesse dei cittadini».

Così nel pomeriggio da UsigRai è partito un nuovo comunicato: «L’adesione è stata massiccia perché risponde alla richiesta di tutelare il prodotto Rai. La protesta della Redazione di Raisport oggi è la protesta di tutte le giornaliste e i giornalisti che chiedono una sola cosa a questo vertice: ristabilire con decisioni chiare la credibilità di un’azienda che in oltre cento anni di storia non aveva mai vissuto un momento così basso».

IL CASO, ad ogni modo, fa da cartina tornasole della gestione dell’esecutivo dell’emittente, e l’adesione trasversale di firme su tutti i canali rappresenta un segnale di malcontento oltre che di solidarietà. Petrecca, nominato direttore prima di RaiNews quando Fratelli d’Italia si trovava ancora all’opposizione e poi sfiduciato, era già stato bocciato due volte dalla propria redazione che gli aveva anche suggerito in tutti i modi di non autoproclamarsi telecronista di punta per l’apertura dei Giochi, vista la preparazione che un evento simile richiede.

Tra i vice di Petrecca figura tra gli altri Riccardo Pescante, finito nell’occhio del ciclone per le proprie simpatie postfasciste pubblicate sui social. Il giorno di Santo Stefano pubblicò un’immagine della fiamma tricolore scrivendo «Le radici profonde non gelano».

IL POSTO DI PETRECCA ufficialmente è stabile, ma l’eco internazionale che ha avuto la sua conduzione difficilmente rimarrà senza conseguenze. Ancor più che dopo una riunione con il capo del personale sono iniziate a circolare indiscrezioni sulle spese pazze sostenute da Petrecca, lievitate a suon di assunzioni e consulenze esterne. Se tutto è congelato fino a fine Olimpiadi, per non avere scossoni durante l’evento, al termine dei Giochi potrebbe arrivare l’avvicendamento.

Il nome che circola con più insistenza è quello di Marco Lollobrigida, altro vicedirettore della testata, anche lui vicino a Fratelli d’Italia. Ma ieri le abituali fonti di Palazzo Chigi hanno smentito qualsiasi tipo di telefonata tra la premier Giorgia Meloni (che sarebbe parecchio irritata per la faccenda) e l’ad dell’azienda Giampaolo Rossi.

ROSSI potrebbe essere audito in commissione di Vigilanza parlamentare, altro nodo irrisolto della gestione meloniana del servizio pubblico, bloccata dalla maggioranza da oltre un anno. Ieri il presidente del Senato Ignazio La Russa, nel mezzo del fuoco incrociato dello sciopero e della protesta delle opposizioni, ha rivolto un «appello ufficiale affinché, previa la convocazione dell’Ufficio di presidenza, si decida anche in via eccezionale, di audire l’ad Rossi possibilmente con una decisione largamente condivisa da tutti i gruppi».

La presidente della Commissione, Barbara Floridia del M5S, ha convocato due giorni fa Rossi per fine febbraio dopo l’ennesima fumata nera nella riunione dell’Ufficio di presidenza, il cui via libera sarebbe necessario. Ieri Floridia ha «accolto con favore» la moral suasion di La Russa, ma ha aggiunto l’auspicio «che l’audizione dell’ad, qualunque sia la modalità con cui verrà definita, possa rappresentare il passaggio decisivo per consentire la ripresa dei lavori della Commissione».

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