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La rivolta degli ultra-ortodossi scuote Israele

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Politica estera 

17/02/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Quello che Israele combina fuori dai suoi confini, è spesso la risultante di squilibri e fragilità di un sistema politico e istituzionale barcollante. Questo è un anno elettorale cruciale, e Netanyahu si sta sforzando di tenere assieme i cocci di una maggioranza risicata. Tra i tanti problemi, ce n’è uno spesso sottovalutato in Occidente: quello della leva degli ultra-ortodossi. Che adesso sono in piena rivolta.

Una città a ferro e fuoco

A Bnei-Brak, una delle ‘capitali’ della comunità ultra-ortodossa dello Stato ebraico, domenica si sono vissute ore di terrore. Due soldatesse, spedite in missione dall’Ufficio reclutamento, sono state assaltate da diverse centinaia di ‘haredim (ebrei integralisti), che vedono come fumo agli occhi la possibilità di essere arruolati nell’esercito. Per loro non è solo una questione etica, ma un vero e proprio comandamento della Torah, un principio religioso non negoziabile. Per cui, l’arrivo delle ‘reclutatrici’ (ma l’IDF nega che avessero questa funzione) ha scatenato la furia popolare, anche perché è stato percepito come una provocazione. Per non essere pestate a sangue, le malcapitate soldatesse hanno dovuto essere soccorse dalla polizia, che ha faticato non poco per evacuarle e sottrarle alla rabbia dei manifestanti. «La polizia – scrive Haaretz – ha dichiarato che 23 persone sono state arrestate. Gli agenti hanno utilizzato granate stordenti e manganelli. Durante la rivolta, un’auto della polizia è stata ribaltata e una motocicletta della polizia è stata data alle fiamme. Bidoni della spazzatura sono stati lanciati contro un’auto della polizia. Tre agenti sono rimasti leggermente feriti durante gli scontri. ‘Avevo chiesto ai miei comandanti di non andare lì e non mi hanno ascoltata’, ha dichiarato una soldatessa. Dopo essere state notate dalla gente del posto, le due hanno cercato di nascondersi nei bidoni della spazzatura e di fuggire, ma la folla le ha comunque trovate».

Proteste anche a Gerusalemme

Per quanto si cerchi di minimizzare, ieri tumulti sono scoppiati anche a Gerusalemme, dove gruppi di ultra-ortodossi hanno cercato di bloccare gli ingressi alla città. La polizia ha dovuto faticare non poco per disperderli. Questo smentisce di fatto alcune prese di posizione dell’establishment, che tendevano a circoscrivere la ribellione a pochi estremisti. Invece, al di là della responsabilità specifica dei disordini di domenica, sullo sfondo resta enorme, come un macigno, il problema del servizio di leva obbligatorio che finora gli ultra-ortodossi sono riuscite a scansare. Buona parte del Paese e della stessa classe politica accusano Netanyahu di essere stato finora troppo accondiscendente, evitando di far passare una nuova legge sul reclutamento, che costringesse questa minoranza religiosa integralista a servire nelle forze armate. Il tutto, naturalmente, per motivi di consenso elettorale. Adesso, il conflitto è addirittura deflagrato davanti all’Alta Corte, col governo accusato di attentato alla Costituzione. Il Capo di Stato maggiore IDF, Eyal Zamir, ha condannato fermamente la rivolta. E lo stesso ha fatto Benjamin Netanyahu, definendo l’attacco «una questione grave e inaccettabile. Perché ogni caso in cui cittadini israeliani feriscono i soldati delle IDF rappresenta un grave superamento di una linea rossa, anche se i rivoltosi erano solo una minoranza estremista». Ma in risposta a Netanyahu, Yair Golan, presidente dei Democratici, ha dichiarato: «La responsabilità ricade esclusivamente sulla leadership Haredim, che riceve il pieno appoggio del Primo ministro».

Esercito contro polizia

Intanto, un altro segnale delle crescenti polemiche interne è lo scontro, a colpi di comunicati, tra l’esercito e le forze di polizia. Il che significa, in parole povere, una resa dei conti tra il Ministero della Difesa (Israel Katz) e quello della Sicurezza Nazionale, guidato dal ‘duro e puro’ Itamar Ben-Gvir. Secondo il Jerusalem Post, ci sono chiare divergenze sulle origini e sulle responsabilità che hanno portato agli incidenti. Il portavoce dell’IDF, generale di brigata Effie Defrin, ha escluso seccamente che gli ufficiali in missione a Bnei Brak abbiano distribuito volantini di reclutamento. L’ufficiale ha così voluto replicare alle critiche, non tanto velate, in arrivo dalla polizia di Tel Aviv, che aveva accusato l’esercito di «mancanza di coordinamento». Ancora più pesanti sono le reazioni informali contro la polizia, in arrivo dagli Alti comandi dell’IDF, riportati dal giornale di Gerusalemme. Si parla apertamente non solo ‘di mancanza di rispetto’, ma addirittura di ‘diffamazione e disinformazione’, a testimonianza di un rapporto sempre più teso in Israele tra i vari corpi dello Stato.

Poco bastone e molta carota

Come avevamo anticipato, il dossier che interessa gli ultra-ortodossi per Netanyahu è vera e propria nitroglicerina. Fatti quattro conti, un colpo al cerchio e uno alla botte, lo spregiudicato Premier cerca di galleggiare senza tagliarsi i ponti alle spalle, consapevole che l’area ultra-ortodossa può essere determinante per la sua sopravvivenza politica. In ogni caso, tutti i rivoltosi haredi arrestati a Bnei-Brak sono già stati già rilasciati. Questo nonostante la gravità degli scontri, che hanno provocato prese di posizione indignate (almeno formalmente) da parte di tutto lo spettro parlamentare. Ma con diversi accenti riguardanti le responsabilità. Evidentemente, il ruolo degli ultra-ortodossi e così importante per la destra israeliana che nessuno se li vuole veramente inimicare.

  • E nonostante una ‘pellaccia’ come Avigdor Lieberman (leader di Yisrael Beitenu) parli degli haredim rivoltosi come ‘terroristi’ e della necessità di spedire «un battaglione dopo l’altro a riportare l’ordine», non sembra che ‘Bibi’, almeno per ora, abbia tanta voglia di andare allo scontro aperto con avversari così permalosi. Non li ama, ma di sicuro li teme, questo sì.
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