30/06/2026
da Il Manifesto
Corona Virus L’esistenza di authority con raggi d’azione indipendenti è un principale intralcio al disegno di superpresidenza con cui il regime Trump torna al potere
C’è un vecchio detto: il Regno unito è una repubblica travestita da monarchia, gli Usa sono una monarchia che finge di essere una repubblica. L’allusione è alla reggenza formale del sovrano sotto cui opera di fatto la democrazia parlamentare inglese e al modo in cui, di contro, la repubblica presidenziale Usa declina in modo più assolutista il potere.
Con l’avvento del regime Trump la presidenza imperiale sta dando forma come non mai concreta a questa nozione. Le ultime sentenze della Corte suprema come dimostra come potere esecutivo e giudiziario stiano mettendo in pratica un progetto per stravolgere, alla vigilia del 250mo anniversario della sua fondazione, l’ordinamento politico del paese. Per farlo la Corte ha elevato a dottrina costituzionale il concetto di unitary executive, ovvero un presidente plenipotenziario con immunità preventiva (sancita con una sentenza del 2024) e libero dai lacci del sistema di contrappesi dei tre rami di governo. L’impianto è predicato sulla concezione di un super presidente come strumento della volontà popolare di cui lo ha investito il plebiscito elettorale.
IL CASO DELLE AGENZIE indipendenti è paradigmatico. Tecnicamente esistono oltre 50 enti governativi – dalla Nasa alle poste – che godono di relativa autonomia. Dall’istituzione della prima agency (nel 1887, per regolare le ferrovie), il criterio è stato di isolare gli interventi tecnici dalle interferenze politiche per garantire il miglior esito in ambiti di interesse nazionale. Le agenzie si sono moltiplicate sotto Roosevelt per la regolamentazione economica e sindacale, e ancora negli anni 70 in tema di ambiente, protezione dei consumatori e problematiche tardo capitaliste.
Ma proprio l’esistenza di authority con raggi d’azione indipendenti è un principale intralcio al disegno di superpresidenza con cui il regime Maga torna al potere. Se nel primo mandato Trump aveva ripetutamente cozzato con i limiti costituzionali al proprio potere, nel Project 2025 l’assetto normativo viene definito un impedimento «anticostituzionale» al supremo potere di cui i fondatori vollero investire il capo dell’esecutivo.
Con la dottrina originalista lo stravolgimento di questo sistema, ripetutamente ribadito da precedenti Corti supreme, viene rubricato sotto il ripristino delle «intenzioni originali» dei padri costituenti. È il cuore dell’idea reazionaria che considera due secoli di riformismo un inaccettabile affronto dello stato profondo a cui l’amministrazione Trump intende rimediare con l’eufemistica «decostruzione dello stato amministrativo» e la «seconda rivoluzione americana» perorata da Project 2025.
LE PRIME AZIONI dimostrative sono i licenziamenti in massa di lavoratori ministeriali (oltre 250.000) condotte dal Doge di Elon Musk. Teoricamente gli statali dovrebbero essere protetti da esoneri arbitrari ma la Corte suprema sostiene una nuova prerogativa presidenziale. Con lo stesso criterio, Trump licenzia già a gennaio oltre 20 ispettori generali preposti alla supervisione di appalti e gestione di enti governativi. Le sentenze di ieri si inseriscono quindi nel più ampio progetto di potere insindacabile del presidente/sovrano di cui i togati hanno confermato l’autorità di agire su ogni aspetto del governo nell’avanzamento del proprio programma.
IL CONTROLLO delle agenzie indipendenti fa parte di un progetto di tutela degli interessi industriali, quelli degli oligarchi tech che vogliono impedire ogni sfida antimonopolista al loro predominio economico, ad esempio, o dei petrolieri che ambiscono a sfruttare risorse ambientali protette.
L’eccezione che conferma la regola riguarda il Fed, definita caso speciale come regolatore di interessi del capitale che meritano protezione speciale dalle intemperanze politiche. Mai lontano dai criteri della Corte, però, è anche l’integralismo religioso della componente della coalizione che intravede il trionfo nelle guerre culturali, i teocrati apertamente sostenuti da togati militanti come Samuel Alito e Clarence Thomas.
L’originalismo prevede che tutte le leggi si debbano conformare alla lettera della costituzione del 1789 ma anche che «non introducano valori estranei allo spirito originale». È l’antitesi che implicitamente rifiuta il concetto lincolniano di «unione perfettibile» e il progresso storico iscritto in ventisette emendamenti costituzionali.
LA PROPOSTA di abrogazione delle norme di laicità dello stato formalmente presentata venerdì scorso dalla commissione presidenziale per «la libertà religiosa» presagisce decreti e sentenze a venire.
Ogni epocale modifica è stata effettuata senza dibattito parlamentare ma con azione esecutiva avallata dal massimo tribunale ed ogni sentenza ha legittimato l’esautorazione del ramo legislativo, un Congresso ormai ammutolito in un sostegno bulgaro assicurato dalla supina maggioranza Gop.

