23/10/2026
da Il Manifesto
Cella impazzita Il guardasigilli interviene sugli scontri dell’ultimo weekend. Nel capoluogo lombardo però le custodie cautelari sono solo tre. Sovraffollamento anche negli istituti per i ragazzi
«Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti». A intervenire sui tafferugli di Milano è il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

E COSÌ, pensando al fatto che i disordini dell’ultimo finesettimana possano ripetersi (il che, al momento, rimane un’ipotesi) il ministro ha presentato la soluzione più lineare, aumentare i posti nelle carceri minorili, anche ricorrendo agli istituti per adulti. «Il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza», ha spiegato Nordio, «Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia per trovare degli accordi in modo che dei settori di carceri destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori». Una linea, il carcere facile per i ragazzi, che si sposa con le politiche dei quattro anni di governo, pronta a ripresentarsi anche nel caso di Milano. Nell’ultimo decreto sicurezza, emanato ieri dal Quirinale, oltre ai 500 militari che affiancheranno le forze dell’ordine per facilitare identificazioni, fermi e arresti, si ribalta il sistema dell’imputabilità dei minori e si prevede la flagaranza differita anche per i minori.
SINORA nel capoluogo lombardo gli «arresti massicci» di cui ha parlato Nordio contano tre ragazzi in custodia cautelare in carcere dei 35 arrestati tra sabato e domenica. Per gli altri trentadue sono scattati l’obbligo di permanenza in casa o il collocamento in comunità. Per i minori di 14 anni, quindi non imputabili per legge, la procura dei minori di Milano ha fatto sapere che procederà con «indagini anche socio-familiari, agli interrogatori dei ragazzi e, ove ritenuta la pericolosità sociale, alla richiesta di applicazione di misure di sicurezza e/o alla richiesta di apertura dei procedimenti amministrativi».
ANCHE DAVANTI a questi numeri però Nordio ha ragione a descrivere gli istituti minorili come «effettivamente in sofferenza», al massimo pecca di eufemismo. O dimentica le responsabilità del suo ministero. Al 30 settembre 2026, secondo i dati forniti da via Arenula, negli Ipm si contavano 557 persone detenute a fronte di una capienza stimata tra i 516 e i 550 posti. Gli ingressi complessivi nel corso dell’anno invece sono stati 821, di cui l’80% per custodia cautelare, il 2025 ha chiuso a quota 1188. Nel 2022, prima del suo insediamento, le presenze erano 381, mentre gli ingressi si fermavano a 1051. Una crescita dettata dai provvedimenti dell’esecutivo, a partire dal decreto Caivano che ha allargato le maglie della custodia cautelare portando per la prima volta nella storia anche gli Ipm al sovraffollamento.
«PIÙ CELLE non sono la risposta. Il nostro ordinamento pone al centro il recupero, l’educazione e il reinserimento sociale dei minori, principi che non possono essere sacrificati sull’altare dell’emergenza sicurezza» ha ribattuto l’Organismo congressuale forense. «La sicurezza non si costruisce aumentando i posti in carcere, tantomeno minorile. Servono prevenzione, scuola, servizi sociali, comunità educative adeguate, percorsi individualizzati e strumenti capaci di intervenire sulle cause del disagio» hanno attaccato le toghe di Area. Contro Nordio si sono schierate anche le opposizioni: «Il volto feroce della repressione di questo governo è il ministro della Giustizia, l’ex garantista ed ex liberale che ha riempito anche le carceri minorili , e che oggi prefigura scenari cileni annunciando arresti e carceri per i minori come se stesse bevendo un bicchiere d’acqua. In pratica il guardasigilli dichiara la bancarotta del nostro Stato» ha detto Riccardo Magi. «Mentre attendiamo ancora il famigerato piano di edilizia carceraria, il ministro si autosmentisce. Come si può pensare di ampliare la capienza di carceri minorili che lo stesso Nordio definisce ‘un sistema in sofferenza’? E ancora, come si può pensare di andare a gravare su un sistema carcerario che vede un tasso di sovraffollamento al 140%? Ormai siamo all’improvvisazione pura» ha attaccato la dem Anna Rossomando.
ESATTAMENTE quattro anni fa Nordio giurava da ministro della Giustizia, entrando nel governo Meloni come sedicente ala garantista dell’esecutivo. I numeri e l’indirizzo politico del suo mandato sono riassunti nel dossier diffuso ieri da Palazzo Chigi: dei 10mila nuovi posti nelle carceri, per cui sono stati stanziati 900 milioni, ad oggi se ne sono visti 2mila. A proposito di carcere si legge del nuovo «delitto di rivolta negli istituti penitenziari», un +94% di videosorveglianza nei reparti e della sperimentazione del jammer anticellulare per inibire le comunicazioni non autorizzate. Dopo quattro anni in mano gli resteranno un referendum perso, nove decreti sicurezza, centinaia di nuovi reati e aggravanti, lo stravolgimento della giustizia minorile e delle carceri stracolme. Un discreto bilancio.

