29/08/2026
da Remocontro
Riuniti a Kiev per le celebrazioni dei 35 anni dell’indipendenza dell’Ucraina, i leader della Coalizione dei Volenterosi hanno annunciato una escalation nella crisi con la Russia. E il neo-premier britannico Andy Burnham, ha promesso a Zelensky licenze per produrre i missili da crociera Storm Shadow. In cambio di dati sul campo di battaglia utili per l’intelligenza artificiale. E il Cremlino si arrabbia: «Il Regno Unito partecipa a questa guerra, alimenta regolarmente il conflitto e getta benzina sul fuoco».
Giochi pericolosi e molto costosi
Il 27 agosto Mosca ha invitato Londra ad abbandonare le posizioni ostili e aggressive nei confronti della Russia, che rischiano di far degenerare il conflitto a un livello radicalmente nuovo. «Politica aggressiva che non fa altro che prolungare l’agonia del regime neonazista di Kiev». Segnale ricevuto, la BBC spiega che si tratta di armi costose (un milione di sterline a esemplare) e con filiere produttive che l’Ucraina non è in grado di replicare. Zelensky abile mercante ha colto l’occasione per chiedere ai Volenterosi di ripianare l’ «improvviso» deficit nel bilancio della Difesa, 27 miliardi di dollari di “spese impreviste” non precisate. All’Ucraina, per poter continuare a combattere anche il prossimo inverno, servono 8-10 miliardi in anticipo, così come servono 20 miliardi per pagare gli stipendi dei militari ed i risarcimenti alle famiglie dei caduti.
Soldi soldi soldi, senza fine
Ucraina in attesa di una nuova tranche di 30 miliardi di euro di fondi europei. L’Europa potrebbe anticipare l’erogazione dei fondi previsti per il 2027 o attingere dai fruiti dei beni russi congelati. Nuovi stanziamenti per il prossimo anno o violare le leggi finanziarie internazionali. L’utilizzo dei beni sovrani russi immobilizzati dalle sanzioni per finanziare l’Ucraina. Nell’Ue sono congelate attività della Banca centrale russa per oltre 200 miliardi di euro, per la maggior parte custodite all’Euroclear, società belga principale depositario di titoli con sede a Bruxelles. Problemi e dubbi su future controversie giudiziarie e i probabili rischi di fuga di capitali stranieri dalla Ue. E nessuno –oltre le perorazioni politiche-, ha ancora trovato una soluzione. E si resta alle sanzioni Ue, nell’altalena delle posizioni tra ‘sostegno incondizionato’ e la necessità di aprire al dialogo con la Russia.
La guerra macina le velleità
L’illusione dei droni ucraini che colpiscono dentro la Russia, mentre la guerra sul terreno, seminascosta, va molto male e soprattutto, nessuno in Europa ha più armi da fornire a Kiev, neppure quelle anti-missile che Zelensky chiede disperatamente ma di cui tutti gli alleati inclusi gli Stati Uniti sono a corto. La Commissione europea ha approvato nuovi fondi per 6,1 miliardi di euro destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. Soldi che non si tradurranno in tempi rapidi in armi e munizioni. Intanto Macron in rischio di sconfitta elettorale rilancia sulla guerra. Esercitazioni della Forza multinazionale per l’Ucraina che in teoria dovrebbe schierarsi in Ucraina dopo un eventuale accordo di pace, «saranno condotte nei mesi di ottobre e novembre a guida franco-britannica». Altra benzina. «Uno degli elementi chiave dei negoziati, quando l’Ucraina deciderà di avviarli».
Trattativa di fine guerra che fa paura
Mosca che non vuole l’Europa. Ma non soltanto lei. Mosca, disposta a discutere un accordo di pace solo a patto che Kiev accetti la sua neutralità, di non ospitare truppe di nazioni della NATO (e i Volenterosi ne fanno tutti parte) e di cedere le regioni del sud est già ufficialmente annesse dai russi. Ed ecco che il vero obiettivo attuale diventa quello di impedire l’avvio di negoziati tra Mosca e Kiev come sostengono divedrsi istituti di analisi statunitensi e l’italiana Analisi Difesa. In questo contesto di crescenti tensioni tra europei e russi sembra inserirsi la visita-lampo di John Ratcliffe, direttore della CIA, a Mosca per incontrare il direttore del sevizio segreto esterno russo (SVR), Sergey Naryshkin, i cui contenuti non sono ovviamente noti. In questo gran pasticcio, le posizioni politiche italiane, normalmente confuse, diventano caotiche non soltanto nella coalizione governativa ormai agli sgoccioli, ma anche all’interno delle opposizioni, divise tra partiti e all’interno degli stessi, in particolare il PD.
Sostegno ipocrita a tuo vantaggio
- «Il sostegno all’Ucraina sembra quindi destinato a restare ma con blandi aiuti militari e senza inviare truppe in una Coalizione dei Volenterosi in cerca di guai con la Federazione Russa», l’accusa senza ipocrisie. Sul piano politico interno, sia Merz che Burnham e Macron sono al minimo di consensi e puntano sui tamburi di guerra per cercare contesti emergenziali grazie ai quali tentare di prolungare la vita ai loro deboli governi: di fatto inseguendo l’esempio di Zelensky. Il governo Meloni che rischia più da destra che da sinistra, non sembra disposto a sacrificarsi sull’altare di una guerra che gli eserciti europei non sarebbe in grado di combattere e l’opinione pubblica non sosterrebbe. Basta sprechi, falsità, e ipocrisie, per favore e per i poceri ucraini usati come carne da cannone.

