10/04/2026
da Remocontro
Mentre la diplomazia americana arranca trafelata, per trovare una soluzione al pasticcio iraniano, il regime degli ayatollah tiene la posizione. E chiarisce attraverso le pagine del redivivo Teheran Times, il suo durissimo punto di vista sulla trattativa. Che non corrisponde affatto a quello trionfalistico della Casa Bianca, comunicato per rassicurare i mercati, ormai sull’orlo di una crisi di nervi.
A ognuno il suo accordo
Quando le cose vanno proprio male e il tempo stringe, allora si è pronti a dimenticare tutti i solenni proclami, fino a scendere a compromesso. Certo, per non perdere completamente la faccia adesso Donald Trump è costretto a presentare la tregua col regime di Teheran come l’anticamera della vittoria. Anche se poi, a sentire l’altro protagonista le cose stanno in maniera molto diversa. E allora, come si fa a sapere quale sia effettivamente la posizione della leadership sciita persiana sulla crisi e le condizioni che vengono poste per firmare un eventuale accordo in Pakistan? Semplice, ci si affida agli articoli e alle riflessioni politiche pubblicate sul “Teheran Times”, il giornale che può essere considerato la voce internazionale del regime. Niente fonti anonime, nessuna indiscrezione, nemmeno notizie date senza un rigoroso richiamo ai fatti. Insomma, una specie di ufficio-stampa di chi detiene il potere nel Paese, cioè di un establishment che, come si sa, è molto “articolato”. Un quotidiano che sintetizza i messaggi veicolati dalla sfera politica, da quella religiosa e, soprattutto, da quella militare. Proprio in questo senso, un’analisi comparativa tra i commenti apparsi sulla stampa occidentale e le “verità” iraniane, ci darà la misura di quanto complicato possa essere raggiungere un accordo di pace, sia pure transitorio, che in questa fase appare assai distante. A meno che non si firmi un’intesa a “geometria variabile”, cioè così vaga da poter essere interpretata da ognuno a modo suo.
Il ruolo di Israele
Parliamoci chiaro: prima che di Trump, gli iraniani non si fidano per niente di Netanyahu. E, detto fra di noi, fanno bene, perché uno dei suoi conclamati obiettivi (lo dicono gli stessi giornali israeliani di opposizione) è quello di prolungare la guerra, onde evitare i processi per corruzione. In questo momento, l’aggressivo Premier dello Stato ebraico, dunque, sembra essere il principale ostacolo sulla strada dei negoziati per arrivare alla pace. “Bibi” quando si tratta di guerra ha sette cervelli e, chiusa (per ora) la “pratica” persiana, si sta dedicando con tutte le sue forze al Libano, dove ha cominciato un trattamento “stile Gaza”. Lui dice che la tregua non vale sul fronte che separa Israele da Hezbollah e che, quindi, può colpire ovunque. A cominciare, ovviamente, da Beirut, che ha messo a ferro e fuoco avant’ieri, sotterrandola sotto un diluvio di bombe e missili, come non accadeva da quasi mezzo secolo. Ma Netanyahu è smentito dai mediatori pakistani e, soprattutto, dagli iraniani, i quali fanno sapere che se l’aviazione israeliana continuerà a colpire il Libano, loro spareranno su tutti gli Stati del Golfo, come hanno già fatto col Kuwait e con gli Emirati, anche dopo la proclamazione della tregua.
“Prendono di mira i negoziatori”
Ecco come il “Teheran Times” descrive la posizione del regime iraniano sulla tregua, in relazione all’atteggiamento assunto da Israele con i ripetuti attacchi contro Hezbollah. “Secondo quanto riportato dai media israeliani – scrive Soheila Zariam – Israele non è soddisfatto del cessate il fuoco e della prospettiva di un accordo. Le azioni del regime hanno confermato tali indiscrezioni. Mercoledì mattina, Israele ha attaccato una raffineria di petrolio nell’isola di Lavan, nel sud del Paese, e l’Iran ha risposto colpendo siti energetici legati agli Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Israele ha inoltre perpetrato uno dei suoi massacri più sanguinosi contro il Libano dopo l’annuncio del cessate il fuoco, uccidendo e ferendo centinaia di persone con i bombardamenti su Beirut. Fonti hanno riferito all’agenzia di stampa Fars che anche l’Iran si sta preparando a rispondere a questi attacchi. Joe Kent, ex direttore del Centro nazionale antiterrorismo statunitense – aggiunge il giornale di Teheran – dimessosi a marzo per protestare contro la guerra all’Iran, ha dichiarato in un videomessaggio pubblicato su X che Washington deve garantire che ‘gli israeliani non sabotino l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che gli israeliani facciano quello che hanno fatto nei negoziati passati: prendere di mira i negoziatori o lanciare una serie di attacchi che intensifichino il conflitto’, ha affermato Kent”.
Hormuz: aperto o chiuso?
E sempre a ciò che succede in Libano, è legata la decisione delle autorità iraniane di bloccare nuovamente il “collo di bottiglia”di Hormuz. “Il generale di brigata Seyyed Majid Mousavi, comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) – avverte Teheran Times – ha confermato che l’esercito si sta preparando a una forte risposta agli attacchi israeliani. ‘L’aggressione contro Hezbollah è un’aggressione contro l’Iran. Sul campo di battaglia si sta preparando una dura risposta ai brutali crimini del regime’, ha affermato. Nel frattempo, una fonte informata ha riferito all’agenzia di stampa Tasnim che l’Iran potrebbe ritirarsi dall’accordo di cessate il fuoco con gli Stati Uniti, se Israele continuerà gli attacchi contro il Libano, definendoli ‘violazioni continue della tregua’. In una dura critica alle posizioni bellicose di Netanyahu, la fonte ha aggiunto: ‘Se gli Stati Uniti non riescono a frenare il loro cane rabbioso nella regione, l’Iran, in via eccezionale, li aiuterà a farlo… con la forza’. Nell’ambito del piano in 10 punti, l’Iran ha accettato di consentire il normale transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz tramite meccanismi di coordinamento. Il servizio di tracciamento navale MarineTraffic ha riferito che le prime navi hanno attraversato lo Stretto mercoledì. Tuttavia, mercoledì, l’agenzia di stampa Fars ha riferito che l’Iran aveva nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, bloccando le petroliere, in rappresaglia per gli attacchi israeliani contro Hezbollah”.
Ricompare Javad Zarif
- Uno dei messaggi più significativi veicolati dal “Teheran Times” è stato quello dell’ex Ministro degli Esteri, Javad Zarif. Conosciutissimo in Occidente, studi in America, grande esperto di trattative sul nucleare, Zarif potrebbe essere l’anello di congiunzione giusto tra i “moderati” e gli “intransigenti” del regime, per facilitare i negoziati. “Il criminale di guerra israeliano ricercato e il suo complice nel Golfo Persico (forse gli Emirati n.d.r.) – ha detto l’ex ministro – sono terrorizzati dalla pace”. E sentenzia: “Hanno ricattato e corrotto gli Stati Uniti, trascinandoli in questa guerra, e ora stanno disperatamente sabotando il cessate il fuoco, spingendo il mondo di nuovo nell’abisso. Fermateli prima che ci riescano!”

