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La vendetta prima del voto

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Politica estera

24/10/2026

da Il Manifesto

Michele Giorgio

Piano Gaza Netanyahu annuncia evacuazioni, demolizioni e chiusure a Hebron e in Cisgiordania dopo l’attacco in cui sono stati uccisi due soldati

«Distruggeremo questo luogo, lo cambieremo. Il quartiere degli attentatori sarà trasformato completamente». Le parole di vendetta di Benyamin Netanyahu hanno anticipato le ombre della notte buia e carica di tensione scesa ieri su Hebron e su tutta la Cisgiordania, dopo la sparatoria durata 20 minuti al posto di blocco militare israeliano di Farsh al Hawa, in cui sono stati uccisi due soldati e due palestinesi armati. Mentre Netanyahu parlava, i militari israeliani cominciavano a cacciare via i civili palestinesi, abitanti e commercianti di Farsh al Hawa, concedendo loro appena cinque minuti per andarsene. Quindi sono arrivati i bulldozer dell’esercito che, in pochi minuti, hanno distrutto una palazzina di proprietà della famiglia Amrish. È solo la prima di molte altre. «Demoliremo tanti edifici qui prima dell’inizio dello Shabbat. Dovrà essere chiaro che il terrorismo contro i cittadini israeliani ha un prezzo molto alto», ha detto Bezalel Smotrich, leader dei coloni e ministro delle Finanze, con una delega speciale per la Cisgiordania. Negli ultimi mesi è diventato una sorta di braccio destro di Netanyahu, che lo apprezza perché è fanatico ma docile e non ha ambizioni da primo ministro. Smotrich ha anche annunciato la nascita di altri quattro avamposti coloniali.

L’ESCALATION DI IERI è stata sfruttata al volo da Netanyahu a quattro giorni dal voto. Il premier ha segnalato agli israeliani che non ha e non avrà mai alcuna esitazione nell’ordinare le misure più dure contro i palestinesi e che sarà brutale, anzi di più. Non è noto invece l’atteggiamento in circostanze analoghe del suo avversario alle elezioni Gadi Eisenkot, l’ex capo di stato maggiore che pure nel 2006 elaborò la «Dottrina Dahiyeh» e ordinò bombardamenti aerei a tappeto nei quartieri meridionali di Beirut. Netanyahu ha inoltre annunciato di voler avviare la costruzione di un’economia israeliana «alternativa», per aggirare eventuali sanzioni e raggiungere la indipendenza dagli aiuti Usa che, ha previsto, «non arriveranno più».

Dopo aver ordinato all’esercito israeliano di circondare e isolare Hebron, la più grande città palestinese, e di chiudere l’intera Cisgiordania, Netanyahu, dal luogo degli scontri a fuoco, ha annunciato che applicherà il modello già attuato nel nord del territorio palestinese occupato. «Evacueremo i residenti, andremo casa per casa, rimuoveremo le armi e ci occuperemo di tutte le infrastrutture terroristiche, distruggendole», ha affermato. «Faremo qualcosa che non è mai stato fatto prima: metteremo in pratica il modello efficace e aggressivo che abbiamo utilizzato nei campi profughi, che sono essenzialmente roccaforti terroristiche», ha aggiunto.

IL RIFERIMENTO è alle devastanti operazioni condotte a partire dal gennaio 2025 nei campi profughi di Jenin e Tulkarem, concluse con decine di migliaia di palestinesi sfollati e la distruzione di abitazioni e infrastrutture. Netanyahu ha infine annunciato che Israele sta preparando una vasta operazione militare in Cisgiordania, la più importante dal 1967. «Le Forze di difesa israeliane sono pronte a realizzarla e stabiliremo i tempi, ma è in programma», ha affermato. Ha inoltre ordinato di demolire le case costruite dai palestinesi, a suo dire, «senza permesso» lungo le strade della Cisgiordania, sostenendo che rappresenterebbero «una minaccia per le nostre forze».

La sparatoria è avvenuta intorno alle 7.30, nei pressi di Hebron, mentre un contingente del battaglione Ari ispezionava le auto in uscita dalla città. Secondo la versione diffusa dalla radio militare, i due palestinesi sono arrivati a bordo di un veicolo con targa gialla israeliana, armati di un mitra e di una pistola. Dopo aver constatato che non avrebbero potuto raggiungere la strada 35, sono scesi dall’auto e hanno aperto il fuoco contro i militari. Lo scontro è durato più di venti minuti ed è terminato con l’uccisione dei due palestinesi, i ventisettenni Hamoud al-Jaaba e Firas al-Jaaba, entrambi di Hebron, provenienti rispettivamente dai quartieri di Ein Deir Mahabe e Al Jilde. Non è chiaro se Netanyahu, quando ha parlato di distruzioni ed evacuazioni, si riferisse alla zona di Farsh al Hawa o ai quartieri di residenza dei due palestinesi. L’esercito sostiene di aver trovato una grande quantità di munizioni nel veicolo utilizzato dai due palestinesi. Questo lascerebbe pensare a un attacco di maggiori proporzioni, «sventato» dalle forze israeliane al posto di blocco. L’esercito ha avviato pesanti rastrellamenti a Hebron e nei villaggi circostanti. Almeno quattro parenti dei due palestinesi uccisi sono stati arrestati, mentre un uomo palestinese è rimasto gravemente ferito a Dura, dopo che i soldati hanno sparato contro la sua auto.

PER NETANYAHU, quelle di ieri non sono state semplici dichiarazioni e decisioni in risposta alla sparatoria di Farsh al Hawa. Sono state a tutti gli effetti gli ultimi comizi elettorali a sostegno suo e del suo partito, il Likuh.

Il premier israeliano si è rivolto ai coloni presenti nella zona, definendoli «un modello per il popolo di Israele» e «un modello per lo Stato di Israele». Mentre parlava, proseguivano gli attacchi dei coloni contro i palestinesi sotto occupazione. A Sinjil hanno aggredito gli agricoltori impegnati nella raccolta delle olive. A Kafr Malik un colono ha lasciato pascolare il proprio bestiame sulle coltivazioni palestinesi.

IN SCIA a Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz ha ipotizzato una strategia più ampia dei nemici di Israele, volta a «condizionare il voto» del 27 ottobre. «L’asse sciita iraniano (Iran, Houthi, Hezbollah, ndr) e i suoi alleati, così come l’asse dei Fratelli Musulmani (Turchia e Pakistan, ndr), stanno pianificando attacchi e attentati terroristici al fine di sabotare e influenzare le prossime elezioni», ha sostenuto.

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