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La versione di Putin: «I russi devono essere pronti a tutto»

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Politica estera

04/09/2026

da Il manifesto

Sabato Angieri

Chiacchiere da zar La pace è «possibile», le relazioni con la Germania restano aperte: ma il quadro che il presidente delinea è smentito dalla realtà

La Russia «non avvierà un declassamento delle relazioni diplomatiche con la Germania» ma chiuderà tutti i Goethe-Institut nel territorio della Federazione. Dopo le accuse di Berlino dei giorni scorsi a proposito dei droni all’aeroporto di Lipsia e le contromisure scelte da Berlino – chiusura dell’ultimo consolato russo rimasto, a Bonn, e dell’istituto di cultura russo – Mosca ha scelto di rispondere simmetricamente ma senza tagliare del tutto.

Per ora almeno. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha derubricato le mosse del cancelliere Friedrich Merz a «goffaggine». «Naturalmente, con passi che a lui sembrano quasi duri, cerca di guadagnare qualche punto sul piano interno. Ma ci riesce in modo estremamente goffo, perché finora tutti quelli che negli ultimi anni hanno fatto esplodere qualcosa di tedesco erano ucraini, che gli stessi tedeschi hanno arrestato», ha dichiarato Peskov all’emittente Vesti. Il portavoce ha anche chiesto sarcasticamente perché non sono stati chiusi i centri di cultura ucraini mentre sono in corso le indagini sull’attentato al gasdotto Nord Stream (che finora hanno identificato responsabili ucraini).

DAL PALCO del Forum economico orientale, Vladimir Putin è invece intervenuto sulla situazione interna e sulla guerra in Ucraina. La quale ha «delle possibilità» di finire anche se le recenti minacce di Volodymyr Zelensky di rendere «totalmente insicuro» lo spazio aereo russo per i voli civili con gli attacchi di droni «complicano le possibilità di condurre negoziati di pace bilaterali». In ogni caso «i contatti con l’Ucraina stanno continuando», così come quelli con gli inviati di Donald Trump», che «stanno funzionando».

L’ottimismo deciso che il presidente russo ostenta in ogni occasione pubblica, stavolta abbraccia anche la crisi del carburante, che esiste ma non è così grave. I russi, ha detto Putin, «devono essere pronti a tutto», tuttavia «stiamo lavorando con le difese aeree, stiamo lanciando attacchi, e il decreto (sulla protezione delle infrastrutture critiche, ndr) dovrebbe funzionare come previsto». Un sondaggio condotto nell’ultimo mese in Russia dal Centro Levada indica che «la vita del 55% dei russi è stata resa più difficile dalla carenza di benzina». In altri termini, più di un russo su due dice che la sua vita è peggiorata. Inoltre, i sociologi registrano che «la crisi del carburante ha avuto un impatto maggiore rispetto ai problemi con internet e i servizi di messaggistica».

SULLA MOBILITAZIONE, che molti media indipendenti segnalano come imminente, Putin ha negato: «Oggi non esiste alcuno scenario che richieda la mobilitazione», anzi, le voci in tal senso sono «un attacco informativo del nemico in vista delle elezioni della Duma». Prima dell’invasione del 2022 dal Cremlino erano arrivate dichiarazioni molto simili. I correntisti russi non devono aspettarsi nessun congelamento dei loro conti, dato che l’economia nazionale «è assolutamente stabile». A differenza di ciò che sostengono tutti gli istituti di analisi economica mondiali.

Basta però allontanarsi da Vladivostok per vedere una situazione completamente differente da quella descritta da Putin. Negli aeroporti di Mosca (in particolare a Vnukovo), secondo i media russi, si è registrato un forte aumento del numero di cancellazioni dopo le minacce ucraine. Solo il 2 settembre sono stati cancellati 27 voli di compagnie aeree straniere diretti agli aeroporti della capitale russa, numero significativamente superiore ai giorni precedenti. I passeggeri di uno dei voli

Pegasus (compagnia turca) cancellati hanno segnalato su un canale Telegram che la compagnia aerea ha dichiarato ai turisti: «Non sappiamo cosa aspettarci, la nostra controparte turca vieta i voli». Secondo i dati di Rosaviatsia, l’ente russo di aeronautica civile, le restrizioni operative negli aeroporti dovute agli attacchi di droni sono state applicate agli aeroporti di Mosca sia martedì che mercoledì.

LE ACCUSE TEDESCHE potrebbero inoltre portare al taglio ulteriore dei visti per i russi in Europa, che la guerra ha già ridotto ai minimi storici. Prima dell’invasione dell’Ucraina i visti rilasciati ai russi nell’area Schengen erano circa quattro milioni (pari a uno ogni quattro visti rilasciati nell’area Schengen). Nel 2025 il numero complessivo è sceso a circa 480mila (fonte Euractiv) e ora si ipotizza una nuova stretta. La chiusura con l’Europa si acuisce sempre più.

SULLA SICUREZZA interna non va meglio. Le autorità continuano a promettere una maggiore sorveglianza dei vertici politici e militari e, addirittura, secondo il media indipendente Agentstvo alcuni membri della guardia nazionale sono stati assegnati alla protezione dei volti più noti della tv pubblica. Eppure ieri a Probuzhdenie (regione di Saratov) un uomo alla guida di una moto si è potuto avvicinare indisturbato a un ufficiale delle Forze aerospaziali russe, il generale di divisione Nikolay Varpakhovich, e sparagli due volte. Ora il generale è in fin di vita. Lo scorso luglio i servizi segreti ucraini (Sbu) e la Procura generale di Kiev avevano accusato Varpakhovich di aver ordinato un attacco missilistico contro l’ospedale pediatrico Okhmatdit a Kiev.

SE L’UE RIUSCIRÀ ad accordarsi su nuove sanzioni – come chiesto da Francia e Gran Bretagna – il contesto economico potrebbe peggiorare ancora. Ma per Putin la situazione è sotto controllo, basta che i russi restino uniti.

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