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L’accordo firmato con l’Iran spacca la Casa Bianca

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Politica estera

18/06/2026

da Remocontro

Piero Orteca

 

È stato già firmato, a sorpresa, per via digitale. L’annuncio dato ieri sera direttamente da Trump, a Versailles, durante il vertice del G-7. Forse una mossa fatta per anticipare possibili “sabotaggi”. Nel frattempo, si discute sulla stesura del testo ufficiale del documento, dove ci sono diverse clausole formulate in modo vago. Da Washington giungono rumors clamorosi, che confermano forti divergenze di vedute nell’Amministrazione. Anche qui, come a Teheran, si sono formati due partiti, di “falchi” e “colombe”.

Colpo di scena

Le notizie si inseguono, a testimonianza di una diplomazia messa sulla graticola. Ieri sera, si è diffusa la voce (Axios) secondo cui la firma dell’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, per il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati definitivi, avrebbe potuto essere anticipata. E tac, la BBC ha dato la sua breaking new. “Mercoledì sera – ha detto la Tv britannica – il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha partecipato a una cena post-G7 presso la Reggia di Versailles, in Francia. Trump in quella sede ha annunciato di aver firmato il documento sull’Iran, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca alla BBC. Il documento è stato firmato anche dal Presidente iraniano Masoud Pezeshkian. La firma da parte dei due leader è avvenuta dopo che il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, e il Vicepresidente statunitense J.D. Vance hanno a loro volta firmato elettronicamente l’accordo domenica scorsa, ha spiegato la Casa Bianca”.

Bruciati i tempi

Qualcuno forse voleva mettersi di traverso? In questa fase, visto ciò che sta succedendo nei “fronti interni” di tutti i Paesi interessati, è lecito supporre qualsiasi cosa. Certo, non è facile far digerire al popolo americano una specie di “armistizio di Corea” in salsa iraniana, dopo tutto il macello combinato da Trump e da Netanyahu, che col loro avventurismo stavano rimettendo in ginocchio l’economia del pianeta. Ergo, ora comincia il difficile. Anche chi non è esperto di diplomazia, sarà in grado di capire, leggendo il testo dell’accordo, chi ha vinto e chi ha perso. Basta fare quattro conti, valutare le risorse impiegate (e bruciate) e mettere nel piatto la catastrofe politica che aspetta dietro l’angolo, alle elezioni di Medio termine, Donald Trump. E, se tutto questo non dovesse bastare, date pure un’occhiata all’accordo sul nucleare che aveva fatto Barack Obama, senza sparare un colpo. Quello di oggi per certi versi è peggio, anzi, non c’è proprio. Perché l’impegno iraniano a rinunciare alla costruzione della bomba atomica, contrabbandato come un nuovo successo di Trump, c’era già. Esisteva “costituzionalmente” come “fatwa”, legge religiosa emanata nel 2003 dalla Guida suprema Ali Khamenei. E, per una teocrazia sciita, un impegno di questo tipo vale quanto mille ordini esecutivi della Casa Bianca. Dunque, di quale successo stiamo parlando? Di avere scatenato una guerra senza senso per ottenere un impegno (sulla carta) che già esisteva? Si, perché una cosa sono gli obblighi assunti è un’altra la volontà di rispettarli. Allora, su queste basi, oggi abbiamo esattamente la stessa situazione che esisteva prima della guerra. Il resto lo diranno le trattative, che saranno una vera lotteria. In ogni caso, qualsiasi accordo dovrà essere monitorato. Non è cambiato il resto di niente.

Tashim smentisce

Quando ieri ha cominciato a essere diffuso il (presunto) testo del Memorandum ripreso da “Bloomberg”, i primi a replicare sono stati proprio gli ayatollah, attraverso l’agenzia di stampa semi-ufficiale “Tashim”, espressione del regime e, in particolare, del Corpo delle Guardie rivoluzionarie. Questo il comunicato di chiarimento dell’agenzia: “Una fonte vicina al team negoziale iraniano ha dichiarato alla Tasnim che il testo diffuso da ‘Bloomberg’ come versione integrale del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti (l’Accordo di Islamabad) è inesatto e presenta numerose lacune. ‘Come già annunciato, il Memorandum è composto da 14 clausole, e gli argomenti trattati sono stati ripetutamente discussi dai media. Tuttavia, i dettagli presentati da ‘Bloomberg’ riguardo a ciascuna clausola sono, per molti aspetti significativi, incompleti. Ad esempio, la prima clausola e quella relativa allo Stretto di Hormuz, così come presentate da ‘Bloomberg’, sono chiaramente inaccurate e omettono diversi termini chiave importanti”. Riflessione: le trattative che cominceranno presto saranno una vera battaglia campale di cavilli e ostruzionismi, 

Trump tra due fuochi

Alla fine era inevitabile che la differenza di posizioni, assai marcata, venisse a galla, mano a mano che la crisi del Golfo Persico diventava ingestibile. Bisognava uscirne in qualche modo, anche perché, politicamente parlando (sondaggi alla mano) l’Amministrazione stava (e sta) pagando un prezzo salato. Solo che, a volte, la pezza è peggio del buco che si vuole tappare e la fretta, trasformandosi in frenesia, diventa cattiva consigliera. Insomma, per farla breve, su questa storia della guerra all’Iran la Casa Bianca si è spaccata. Prima e dopo. Metà governo era contrario ad aprire le ostilità e, adesso, sempre metà governo è assolutamente in disaccordo su questa intesa di pace. Che in molti giudicano se non una resa mascherata, almeno una “ritirata strategica”, tanto per usare una pietosa foglia di fico. La verità è che Trump ha sbagliato tutto e adesso sta facendo cose da pazzi per scappare da un Golfo Persico che, per lui, sembra diventato una perenne notte di Halloween. Per come la racconta Axios, il “blocco” trattativista che sta sostenendo la “exit strategy” di Trump, fa perno sul Vicepresidente Vance e sugli inviati speciali, Steve Witkoff e il genero, Jarid Kushner.  Dall’altro lato c’è una bella batteria di “falchi”, a cominciare dal Direttore della Cia, John Ratcliffe. Seguono, altrettanto ostili a un’intesa che giudicano una specie di sbracamento, il Segretario di Stato, Marco Rubio, e il capo del Pentagono, Pete Hegseth.

Dubbi, proteste e scetticismo

Un report esclusivo di Axios, dice che prima dell’accordo Trump ha tenuto una serie di briefing con i suoi consiglieri più importanti. “Sono state passate in rassegna le informazioni raccolte da diversi settori dell’intelligence statunitense – scrive l’agenzia – le quali dimostravano che il modo in cui i funzionari iraniani discutevano dell’accordo tra di loro era incoerente con quanto stavano dicendo ai mediatori e agli Stati Uniti, secondo quanto riferito da due fonti. Ratcliffe e Rubio hanno sostenuto che, sulla base di tali informazioni, dubitavano che gli iraniani avrebbero accettato di intraprendere le misure sul nucleare richieste dagli Stati Uniti”. Il problema che sta a monte del fallimento americano, in Iran, è descritto analiticamente dalla CNN ed è legato al depotenziamento (voluto da Trump) del Consiglio per la Sicurezza razionale. Tagliando più della metà del personale e facendo lo stesso con gli esperti, il Presidente ha finito praticamente per prendere le decisioni più importanti da solo. O “in famiglia”. Oggi qualcuno teme la stessa cosa, dato che la parte negoziale è stata affidata totalmente a Witkoff (un amico) e Kushner (un parente). A quanto pare, gli altri non ci hanno messo becco, se non per salvare la faccia e sono stati costretti ad assistere passivamente alle capriole e ai tuffi carpìati diplomatici di Trump.

  • Qualcuno oggi ricorda che la guerra fu scatenata dopo una visita di Netanyahu alla “Situation Room”, dove espose il piano di rovesciamento del regime iraniano, tramite la ribellione dei curdi. Così come gli aveva prospettato il Mossad. In quell’occasione, però, se riuscì a gabbare il Presidente, non incantò né Ratcliffe e manco Rubio, i quali definirono il progetto israeliano di rovesciare il regime una buffonata. Per l’esattezza, rispettivamente “una farsa” e  “una sciocchezza”. Beh, avevano ragione.
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