05/07/2026
da Il Manifesto
America ed Europa Papa Leone, con un uno-due formidabile, tra il breve discorso del 2 luglio per la consegna della Liberty medal e l’omelia pronunciata ieri da Lampedusa, ha demolito l’idea di una «indipendenza» della disumanità
Ognuno qui negli Stati uniti ha il suo 4 luglio. Trump con un ridicolo discorso dei suoi trasforma il giorno dell’Indipendenza in una «festa contro il comunismo». Nella Central Valley, California rurale dei campesinos, si celebra messa tra le casette di legno dei braccianti stagionali senza green card che raccolgono frutta e mandorle.
L’Indipendenza qui, tra cittadini non riconosciuti e braccati dall’Ice, paradossalmente è quella più vicina all’idea di libertà che animava i rivoluzionari americani del 1776. Nasce dalla carne viva di popolazioni sfruttate fino all’osso per mantenere alta la competizione nel mercato globale, governate dal sistema del terrore.
Questo di certo è il 4 luglio dei mondiali di calcio, i caroselli con le bandiere messicane che riempiono le strade della California lo rendono evidente. D’altronde su una popolazione di 39 milioni di abitanti, 15 milioni sono di origine ispanica: nessuno tifa contro la sua «patria» di origine.
Papa Leone, con un uno-due formidabile, tra il breve discorso del 2 luglio per la consegna della Liberty medal e l’omelia pronunciata ieri da Lampedusa, ha demolito l’idea di una «indipendenza» della disumanità, basata sul potere di un «manipolo di tiranni», come ebbe già a dire, da tutto il resto del mondo.
Già la decisione del pontefice di non accogliere l’invito ufficiale della Casa bianca di partecipare alla cerimonia governativa e di essere invece a Lampedusa sulle orme del suo predecessore, è sembrata una risposta diretta, inequivocabile, alle deportazioni, alle catture, alle uccisioni di migranti in America. Alle cerimonia per la Liberty medal il papa ha parlato da «figlio della nazione». Che rivendica il suo diritto di americano, prima che capo della Chiesa universale, di dire quella verità che il potere tecnoplutocratico ha paura di ammettere: «Sono i migranti ad aver plasmato il futuro della nazione».
Per Papa Leone «la grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di proteggere ed apprezzare la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore è messo in discussione». L’America è Great again solo se accetta la sua verità: è stato ed è un paese che è diventato «grande» aprendo le sue porte a ondate successive di immigrati, che lo hanno letteralmente costruito insieme alle loro famiglie.
Il discorso sarà di ispirazione potente per tutte le parrocchie che con la società civile stanno animando le «Reti di Risposta Rapida» contro catture e deportazioni. Un sistema di autodifesa dalle retate, di cura e protezione solidale per le famiglie, di luoghi sicuri per bambini e famiglie a rischio di arresto, di mutuo aiuto per chi deve stare nascosto.
Ma è con il discorso rivolto principalmente all’Europa, da Lampedusa, che il papa ha spiegato che quello che sta accadendo è un fenomeno globale, non ascrivibile alla sola follia di un isolato dittatore.
«I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese che di decisioni mancate». Ancora verità, sferzante, diretta, senza giri di parole. Non è la fatalità, non è il mare il responsabile. Lo sono coloro che prendono decisioni politiche, come il recente Migration Pact dell’Unione europea sulle deportazioni e sui lager che chiamano Cpr. E quelli che non le prendono, come coloro che fanno finta di non vedere ciò che accade in Libia o in Tunisia, e continuano a finanziare con soldi pubblici sistemi criminali di respingimento e internamento di donne, uomini e bambini, tutti nostri fratelli e sorelle, figli nostri.
Il discorso di Papa Leone è ben più ampio, in tutta la sua radicalità. La concretezza delle cose si mescola alla spiritualità della parola evangelica. È teologia disarmata e disarmante. Il Samaritano, uno che per definizione non aveva nemmeno diritto di parola, un «illegale», difronte alla morte e alla sofferenza di un essere umano, fa quello che né il sacerdote né il levita fanno. Cioè vede e si ferma, agisce, presta soccorso.
Per chi ha deciso di sfidare le volontà dei governi in questi anni e ha continuato a soccorrere in mare, ad accogliere, a mettere al centro i diritti umani e non la facile retorica delle propagande politiche, è un grande riconoscimento e un invito a continuare.
«Siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata». L’Europa, dice Papa Leone, ha i numeri per farlo. Dall’alto non lo potrà fare se non attraverso una propria indipendenza innanzitutto da Trump e dal suprematismo tecnocratico della guerra e della disumanizzazione. Dal basso lo sta già facendo, praticando la solidarietà in mare e in terra, costi quel che costi. «Come il Samaritano, possiamo cambiare programma e direzione».

