28/01/2026
da Remocontro
Gli Stati Uniti si sono ritirati ufficialmente dall’accordo sul clima di Parigi, per la seconda volta, mentre il ghiaccio, che ha stretto nella sua morsa il cuore degli Stati Uniti. Causando, tra le altre cose, un boom del prezzo del gas naturale, dei costi di riscaldamento dei cittadini americani e, dunque, un’allerta sull’inflazione, vera spada di Damocle che pende sull’amministrazione di Donald Trump.

Driver approaches the DFW Airport entrance during a winter storm in Dallas, Texas, USA,
Soli sul mondo
Da martedì gli Stati Uniti non fanno più parte ufficialmente dell’accordo di Parigi sul clima del 2015, il più importante trattato mondiale per il contrasto dei cambiamenti climatici. È la seconda volta che gli Stati Uniti si ritirano: era già successo nel 2017, durante il primo mandato di Trump, ma nel 2021 il suo successore Joe Biden ci era rientrato. Gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo a non aderire in nessun modo all’accordo (anche se diversi altri lo hanno firmato senza ratificarlo, e quindi senza farlo entrare in vigore).
- Dopo la Cina, gli Stati Uniti sono il secondo paese per emissioni di gas serra. Recentemente Trump ha annunciato di volersi ritirare anche dall’Accordo quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’accordo del 1992 sul quale si basano l’accordo di Parigi e le COP (le riunioni annuali degli stati membri) sul clima, avverte il Post.
Gas e tempesta perfetta messaggi per Trump
«L’America parla dell’Ice, l’Immigration and Custom Enforcement, e delle sue violenze a Minneapolis, ma c’è un altro ice, quello propriamente detto, il ghiaccio, che ha stretto nella sua morsa il cuore degli Stati Uniti». Andrea Muratore gioca con le parole per descrivere una situazione e molto seria che sta causando, tra le altre cose, un boom del prezzo del gas naturale, dei costi di riscaldamento dei cittadini americani e, dunque, un’allerta sull’inflazione, vera spada di Damocle che pende sull’amministrazione di Donald Trump.
Il duro colpo del gelo sugli Usa
«Non solo l’ondata di gelo ha causato almeno 30 morti, paralizzato i trasporti e intere città e non solo sarà da mettere in conto una quantità di danni superiore ai 100 miliardi di dollari e un calo del Pil del primo trimestre tra lo 0,5 e l’1,5%, ma bisognerà anche valutare se il boom del prezzo del gas lascerà strascichi», avverte InsideOver. Negli ultimi dieci giorni il prezzo del gas naturale negli Usa per i consumatori è raddoppiato, passando da 3 a 6 dollari dell’apertura del 17 gennaio al dato di chiusura del 27 gennaio, con una fiammata sopra i 7 la sera del 26.
Geopolitica e finanza se litigano tra loro
Cosa sta accadendo in questa settimane invernati negli Usa dell’assalto anti migranti ICE? «Col cuore del Paese congelato e chiamato a consumi-extra, la tempesta perfetta si è rafforzata con la crisi delle reti elettriche, messe sotto pressione, e con il crollo della produzione nella terza e quarta settimana di gennaio per il fatto che il 12% dell’estrazione è stata messa fuori uso. Questo ha prodotto un duplice problema: da un lato, la tensione sulle forniture ai cittadini americani ha causato una tensione sui prezzi. Dall’altro, ha messo a repentaglio la strategia di Trump per dominare i mercati energetici globali».
Cortocircuito del gas per Trump
«Nonostante la promessa fatta da Trump durante la sua campagna elettorale di dimezzare i prezzi dell’energia, i costi hanno continuato a salire oltre il tasso di inflazione dopo la sua elezione», nota il Financial Times che citando i dati del Bureau of Labour Statistics sottolinea il fatto che «a dicembre il costo dell’elettricità e del gas forniti alle abitazioni è aumentato rispettivamente del 6,7% e del 10,8%». Valutazione politica: «Il pendolo dell’inflazione sta oscillando verso Trump e rappresenta una fonte di problemi per il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di midterm di novembre, aggiungendo inoltre ostacoli al progetto del presidente di spingere il futuro governatore della Federal Reserve a tagliare i tassi d’interesse».
‘Energy dominance’ altra promessa mancata
Problema imprevisto che sta esplodendo. Un mercato interno sottoposto a pressione per l’export di gas naturale liquefatto verso l’Europa e l’Estremo Oriente che vincola mercati stranieri a quello statunitense, ma diventa strumento di pressione sul mercato americano, mettendo in contrapposizione due strategie dell’amministrazione: avere prezzi bassi del gas all’interno per calmierare l’inflazione, ottenere guadagni corposi dal vantaggio di costo del gas a stelle e strisce nell’export, soprattutto in Europa.
Peggio per l’Europa, ma per quanto ancora?
In questa fase, il caro-prezzi riduce il margine con gli europei per il prezzo del gas. A metà dicembre il prezzo del gas naturale americano era a 18 dollari al megawattora contro i 31,6 dollari (27 euro) del mercato europeo, un valore del 75% inferiore, ancora conveniente anche se distante dal rapporto di 8 a 1 di fine 2022. In questi giorni i prezzi americani sono pari a 31,7 dollari al MWh, mentre in Europa il gas è a 39 euro (46,7 dollari) al MWh, un valore che riduce al 47% il vantaggio competitivo americano.
- «La situazione si allenterà con l’aumento delle temperature. Ma il caro-energia mostra una fase di altalena del mercato a stelle e strisce che non può far dormire sonni tranquilli all’amministrazione. E manifesta delle fragilità intrinseche di un’America nella morsa del gelo».

