26/06/2026
da Remocontro
Quattro repubblicani si uniscono ai democratici: il presidente deve passare dal Congresso per bombardare ancora l’Iran. La ‘War Powers Resolution’. Trump furioso torna a ribadire l’esatto opposto della realtà: «l’Iran è disposto a darci praticamente qualunque cosa, e per la prima volta rispetta in modo incommensurabile gli Stati uniti e il loro presidente, IO». Fuori di testa, ma non solo matto. Il peggio accade ogni giorno nel ventre dell’America profonda e ormai irriconoscibile. Da paura
Oltre l’immodestia, ora è patologia
A far infuriare il presidente statunitense sono state le ironie del leader della minoranza dem Hakeem Jeffries. «Non dovremmo spendere un altro centesimo dei soldi dei contribuenti per l’Operazione Epic Failure» (fallimento epico, gioco di parole con Epic Fury). Mentre il costo del conflitto viene stimato sinora intorno ai cento miliardi di dollari. Ma nel resto degli Stati Uniti è guerra civile in corso, con morti e condanne feroci e in un regime autoritario della peggior specie.
Texas, ‘Ice’, e ‘ferocia giudiziaria’
Otto manifestanti anti Ice sono stati condannati in Texas a pene da 30 a 100 anni di reclusione per una protesta all’esterno di un centro di detenzione Ice lo scorso 4 luglio. Fra loro un insegnante delle medie, un universitario, un ingegnere ed un impiegato della Ups. Ora tocca agli attivisti di Minneapolis. Avevano rotto telecamere di sorveglianza e scritto con bombolette spray fuori dal Prairieland Detention Center. Quando è sopraggiunta la polizia uno di loro, l’ex marines Benjamin Song, aveva ferito un agente alla spalla. Un secolo di reclusione per tentato omicidio. Le altre pene sono state comminate per «distruzione di proprietà federale». Un altro imputato non era presente alla protesta ma aveva semplicemente «manomesso prove» (spostato alcuni pamphlet della moglie in casa); la sua condanna: 30 anni di carcere.
L’ANTIFA e il vero fascismo Usa
Ma siamo soltanto all’assaggio. «l’Fbi continuerà ad identificare, localizzare e distruggere Antifa e la sua rete di finanziamenti nazionali». Le condanne ‘esemplari’ sono state motivate con la appartenenza dei contestatori all’immaginaria associazione che la Casa bianca ha designato come organizzazione terrorista. Dopo le sentenze la madre di Song ha letto una dichiarazione che al figlio è stato impedito di fare in tribunale, in cui lo stesso «accetta piena responsabilità per le proprie azioni ma rifiuta la menzogna dell’accusa di terrorismo domestico impiegata per silenziare i dissidenti». «Il processo è stato il primo banco di prova di un regime che contemporaneamente ha graziato 1.500 assalitori di Capitol Hill, compresi quelli che avevano picchiato poliziotti».
Persecuzione politica del dissenso
Le premesse per la persecuzione politica del dissenso erano state definite nel memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale firmato da Trump a settembre, in cui «Antifa» era stata inserita nella lista dei gruppi «anti americani, anti cristiani e anti capitalisti», denuncia Luca Celada. «La designazione di Antifa, malgrado non esista alcuna organizzazione formale con questo nome, ha di fatto decretato l’antifascismo come ‘nemico interno’. Ora la repressione è entrata nella fase operativa». Pochi giorni prima a Minnapolis, sono stati incriminati 15 cittadini che cercavano di contrastare la campagna di terrore scatenata dall’ Ice. Per gli imputati le accuse di “associazione a delinquere e tentato intralcio di ufficiali federali», per aver documentato le retate su video. Con l’aggravante di «associazione terrorista legata ad Antifa».
La mai rimpianta Pamela Bondi
A dicembre il ministero di Giustizia, dell’allora ministra Pam Bondi, ha dato annunciato la «neutralizzazione di una ‘cellula terrorista Antifa’ che avrebbe preparato una serie di attentati dinamitardi in California. I quattro giovani arrestati in una località del deserto Mojave sarebbero stati membri di una fantomatica formazione «di estrema sinistra, pro palestinese, anti governo e anti capitalista di cui però, successivamente, non c’è saputo più nulla. Mentre la ministra e poi stata licenziata da Trump. L’Fbi ed altre agenzie federali sono state riconvertite alla guerra contro l’ipotetico «terrore di sinistra» diventato parola d’ordine Maga. Per giustificarla sono stati modificati rapporti e criteri che per molti anni hanno invece individuato nell’estremismo di destra ed in particolare nelle milizie suprematiste, il maggiore pericolo per il Paese.
Neofascismo per contrastare l’ANTIFA
«A maggio la Casa bianca ha pubblicato la ‘United States Counterterrorism Strategy’ redatta da Sebastian Gorka, l’anglo-ungherese legato a formazioni neofasciste come l’Ordine di Vitez e Magyar Gárda, designato da Trump come «zar dell’antiterrorismo», sempre Celada sul Manifesto. Il documento classifica le «minacce nazionali» e le priorità del regime. Nel rapporto i cartelli sudamericani della droga sostituiscono il terrorismo islamico come principale emergenza mentre «l’estremismo di sinistra» è valutato come «minaccia esistenziale alla stregua di Isis e Al Qaeda». Oltre mille persone ‘attenzionate’. Mentre gli episodi che non corrispondono al copione prestabilito cadono rapidamente nell’oblio. Attentatori alla stessa vita di Trump o per il suo 80esimo. Col comunicato ufficiale che sorvola sull’affiliazione dei quattro arrestati con una fazione religiosa, antisemita adepta di Hitler.
Ex parlamentari e il «golpe al rallentatore»
- «Secondo Richard Gephardt e Timothy Wirth, si delineano sempre più nitidamente i contorni di una strategia di repressione ed intimidazione che, in una lettera pubblicata da The Nation, i due ex parlamentari hanno definito un «golpe al rallentatore», una deriva di cui tutte le componenti (impianto paramilitare, esautorazione del Congresso, decreti liberticidi, la rete di detenzione) vengono predisposte in sordina, in vista di un eventuale stato di emergenza (ad esempio in prossimità delle elezioni) che ne attivi il pieno potenziale repressivo».

