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Landini e Orsini, il duo che agita il governo: «Allarme industria»

Landini e Orsini, il duo che agita il governo: «Allarme industria»

Politica italiana

24/04/2026

da il Manifesto

Luciana Cimino

Catena di smontaggio Sul palco il segretario della Cgil e il presidente di Confindustria: «È una crisi peggiore del covid, l’Italia è a rischio recessione»

Non succede spesso che il segretario del primo sindacato italiano e il presidente di Confindustria condividano lo stesso appello al governo: «Non c’è più tempo, serve subito un piano industriale ed energetico». Per di più dallo stesso palco, a sfondo rosso. Del resto si è in casa Cgil. L’organizzazione guidata da Maurizio Landini ha invitato il numero uno di viale dell’Astronomia, Emanuele Orsini, per concludere l’assemblea nazionale dei delegati dell’industria, unico ospite esterno per un appuntamento interno del sindacato. «È un confronto molto, molto importante», ha sottolineato Landini.

I DUE prendono un caffè nel foyer del teatro Italia, a Roma, poi la foto con la stretta di mano sul palco. Difficile che il governo abbia digerito l’immagine. L’intervento della premier Giorgia Meloni, da Cipro, sembra quasi una risposta all’insolito duo. In realtà, al teatro Italia non sono state pronunciate cose diverse da quelle che la Cgil e le associazioni datoriali dicono da mesi sul costo dell’energia e sulle crisi industriali. Ma è il contesto a dare un valore diverso al tutto. L’ultima volta che si era tenuto un confronto pubblico tra gli industriali e la Cgil era stato durante la pandemia (presidente di Confindustria era Carlo Bonomi), prima di allora bisogna risalire a Cofferati e D’Amato, oltre venti anni fa.

«RISCHIAMO uno scenario peggiore del Covid», ha spiegato Landini, che ci tiene a fare il perfetto padrone di casa. I toni sono ben più che amichevoli, la platea di delegati non è ostile. Mormora solo quando Orsini, alla richiesta del sindacato di reinvestire e non distribuire i margini di guadagno aggiuntivi agli azionisti, risponde: «Nel mio vocabolario la parola extraprofitto non c’è, come extradebito». Sarebbe stato strano il contrario. Questo è l’unico punto di marcata differenza tra le due organizzazioni. Per il resto, le analisi si sovrappongono, qualche misura pure e la risposta al governo, che voleva approfittare del decreto primo maggio per dare più potere ai sindacati minori rischiando di avvalorare i contratti pirata, è identica: bisogna aspettare il risultato del tavolo tra i confederali e le associazioni datoriali che prosegue senza ostacoli.

«IL TEMPO È SCADUTO: accordo entro la fine dell’estate», ha avvisato Landini. «Le trattative non si fanno sui giornali né nei dibattiti ma ai tavoli, che sono ancora in corso – ha continuato – ci sono le condizioni per fare un lavoro serio». E Orsini ha confermato: «Sul problema del salario si può fare meglio, c’è da fare una battaglia sui contratti pirata ma la contrattazione deve essere tra le parti sociali, non per decreto». E poi il siparietto: «Il nostro è un contratto giusto? Lo chiedo anche a Maurizio e rispondo da solo: sì», ha sottolineato il presidente di Confindustria.

ORSINI non ha mai attaccato direttamente il governo, tuttalpiù ha puntigliosamente ricordato come ogni considerazione fatta dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti nel corso degli ultimi giorni, Confindustria l’avesse già esposta all’esecutivo «mesi fa». Così come Landini ha fatto ben attenzione a distribuire le colpe per le politiche industriali degli ultimi anni, menzionando sempre, accanto a Giorgia Meloni, i due precedenti presidenti del Consiglio, Giuseppe Conte e Mario Draghi. Tuttavia, l’allarme a Palazzo Chigi per il sodalizio e per lo smarcamento ormai plateale degli industriali dal governo è risuonato lo stesso.

GIÀ LA CISL, dopo tre anni di luna di miele con la maggioranza (sancita anche dall’attribuzione di un posto di sottosegretario all’ex segretario Luigi Sbarra) è tornata nella triplice. Adesso anche Orsini fiutata l’aria ha abbandonato la nave. Non senza motivi: da ultimo i tagli al piano Transizione 5.0, che avevano già aperto una severa crisi con gli industriali. «Si è rotta la fiducia», aveva esclamato allora il presidente di Confindustria. Ieri ha chiesto di «fare debito pubblico, servono incentivi alle imprese per superare questo momento». «L’Italia è a rischio recessione – ha spiegato – la crisi di Hormuz ha stravolto le carte. Il nostro centro studi ha presentato un rapporto con tre scenari, un fatto anomalo segno dell’incertezza causata dallo shock energetico della guerra».

SERVE per viale dell’Astronomia «un piano industriale di tre anni e il decreto bollette, altrimenti la fine del Pnrr sarà un problema. L’alluminio comincia a scarseggiare, le imprese sono in difficoltà, non si può negare». E Landini: «Bisogna sospendere il patto di stabilità in Europa non per fermarsi ma per investire. C’è bisogno di investimenti pubblici ma anche gli imprenditori dovrebbero impegnarsi più». «Certo ma con regole chiare», la risposta di Orsini.

Per entrambi è necessario un piano straordinario per l’energia. Il leader degli industriali infine prova a conquistare la platea: «Togliere il gas vuol dire non fare più ceramiche: 40mila persone saranno licenziate. A quei lavoratori ci teniamo noi come ci tiene il sindacato». Applausi.

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