02/01/2026
da Il manifesto
Asia. Messaggio di fine anno del presidente cinese senza toni imperiali. Ma nel mirino di Pechino c’è «una nuova governance globale»
«Il mondo oggi è irto di turbolenze e alcune regioni rimangono devastate dalla guerra. La Cina si è sempre schierata dalla parte giusta della storia». Xi Jinping rivendica con ambizione il ruolo della Repubblica popolare su un palcoscenico globale sempre più frammentato, in cui Pechino si percepisce sempre più come una potenza trainante per «un futuro condiviso per l’umanità». Ergo, con caratteristiche anche (o soprattutto) cinesi. È uno dei passaggi chiave del discorso per il nuovo anno di Xi, circa dieci minuti in cui ha illustrato i risultati del 2025 e gli obiettivi del 2026.
NELL’INCIPIT, esalta i dati della produzione economica totale, ma menziona anche le difficoltà esterne e interne che la Cina è costretta ad affrontare: «La nostra forza economica, la potenza scientifica e tecnologica, la forza di difesa nazionale hanno raggiunto nuove vette». Uno status raggiunto «superando numerose difficoltà e sfide». Un riferimento implicito alla guerra commerciale con gli Stati uniti (mai menzionati, così come qualsiasi altro paese), ma anche alle fatiche dell’economia interna. Nel suo articolo di fine anno per Qiushi, la rivista teorica del Partito comunista, Xi ha prefigurato «politiche più proattive» e ha indicato il rilancio dei consumi interni come una «priorità strategica cruciale» per il 2026. Una visione che trova spazio nel discorso di fine anno, quando sembra riconoscere l’attuale doppio binario tra la corsa macro e il rallentamento interno. «Se ogni piccola famiglia prospera, la grande famiglia cinese prospera», sentenzia, riferendosi alle politiche a sostegno di natalità e anziani, altro punto centrale dei prossimi anni visto il calo demografico e i problemi di cassa del sistema di welfare.
SI PASSA POI alla celebrazione dei passi avanti sul fronte tecnologico. «Facciamo affidamento sull’innovazione per favorire uno sviluppo di alta qualità», dice Xi, ribadendo il mantra delle «nuove forze produttive» chiamate a cambiare il modello di sviluppo e schermare la Cina dalle restrizioni alle catene di approvvigionamento più avanzate, perseguendo l’autosufficienza. Non a caso vengono citati i «modelli di intelligenza artificiale su larga scala» e le «scoperte rivoluzionarie nello sviluppo indipendente di chip», il tradizionale punto debole di Pechino. Citati anche droni e robot umanoidi, sempre più diffusi a livello industriale, assistenziale, sanitario e persino ludico.
Interessante il passaggio sulla cultura, in cui Xi sottolinea i passi avanti nel soft power della narrativa cinese, sia sul fronte globale che su quello interno. «Personaggi come Sun Wukong e Nezha hanno conquistato il mondo. L’estetica cinese tradizionale è diventata una tendenza estetica di punta tra i giovani e il mercato del turismo culturale è in piena espansione», rivendica. Per la piena costruzione del «sogno cinese» e la sua diffusione globale, ci vuole un’epica nazionale, che spesso assume toni nazionalisti in film storici o fantascientifici di questi anni.
XI SOSTIENE che la Cina continua a essere aperta al mondo. Lo fa citando la recente apertura della zona di libero scambio sull’immensa isola di Hainan, una sorta di «nuova Hong Kong» ma sotto il controllo diretto del Partito. E poi spazio alla Sco e alla proposta di «un’iniziativa di governance globale per la costruzione di un sistema più giusto ed equo», dice Xi, senza però contrapporre esplicitamente Sud globale e occidente come aveva fatto in passato.
Una tendenza che pare emergere anche su Taiwan. Prima ripete, come accade da diversi anni, che «la tendenza storica alla riunificazione è inarrestabile». Poi, però, non menziona il possibile utilizzo della forza o le «interferenze esterne» citate negli scorsi anni. Così si segnala un presunto «controllo» del dossier al pubblico interno, ma anche per evitare nuove tensioni con un’amministrazione Trump che sin qui si è dimostrata parzialmente malleabile anche su Taiwan. Va aggiunto che nelle prime parti del suo discorso Xi ha citato l’80° anniversario della vittoria contro il Giappone e l’istituzione del giorno della memoria della «retrocessione di Taiwan», decisa lo scorso 25 ottobre. Un modo per sostenere che le mire sull’isola sarebbero un diritto legittimo.
NELLA PARTE FINALE ci si dilunga sulla disciplina, tema quasi assente un anno fa: «Un Partito forte è essenziale per una nazionale forte. Abbiamo rafforzato la governance attraverso una rigorosa auto-rivoluzione per eliminare la corruzione», ammonisce Xi, lasciando intendere che dietro le recenti espulsioni potrebbero esserci state turbolenze più ampie del previsto. Chiusura sul nuovo piano quinquennale, che verrà approvato a marzo: «Chi raggiunge il successo pianifica in anticipo sin dall’inizio», sentenzia Xi, esaltando la visione strategica di lungo termine di cui rivendica il timone.

