06/10/2026
da La Notizia
Stipendi fermi al palo, l’Italia resta indietro di 35 anni: salari reali in calo dal 1990 mentre in Europa corrono. Sui salari reali il nostro Paese regredisce, mentre gli altri in Europa corrono.
L’Italia sui salari è rimasta indietro di 35 anni. Anzi, molto peggio, perché se il nostro Paese in tema di stipendi è fermo da 35 anni, gli altri invece sono andati nettamente avanti. Come sottolinea Repubblica, basandosi sui dai Ocse e Istat, è come se oggi avessimo in tasca gli stessi soldi del 2010.
Da una parte si considera il salario lordo medio di un dipendente a tempo pieno, basandosi sui dati Ocse. Dall’altro, invece, il reddito disponibile delle famiglie sottolineato dall’ultima analisi dell’Istat. Il risultato è che in Italia gli stipendi sono fermi, mentre negli altri Paesi europei corrono.
Stipendi fermi al palo: la differenza tra Italia ed Europa sui salari reali
Partiamo dai dati Ocse: in Italia tra il 1990 e il 2025 il salario reale medio è sceso del 2%. Giusto per capire quanto sia anomala la situazione italiana basta fare un confronto con altri Paesi Ue: in Germania e Francia è salito del 35%, in Spagna del 16% e la media Ocse fa segnare un +36% anche grazie al 53% di crescita degli Usa e al 47% del Regno Unito.
La conseguenza è quella di un salario lordo annuo del lavoratore medio che in Italia è soltanto di 36.594 euro contro i 66.700 della Germania e i 45.964 della Francia. In pratica, gli italiani guadagnano il 45% in meno dei tedeschi e il 20% in meno dei francesi. Rapportando questo dato al costo della vita, il gap si riduce leggermente: in Italia 53.864 dollari contro i 76.285 della Germania, i circa 60mila della Francia e anche la Spagna ci supera a quota 57.779 dollari. Un dato che dipende dal fatto che in Italia il costo della vita è più alto che in Spagna.
Intanto il reddito disponibile in Italia cresce poco, meno dei prezzi, come testimonia l’Istat. Il potere d’acquisto è sceso nel secondo trimestre di quest’anno e così le famiglie hanno tagliato la quota dei risparmi, che scende al livello più basso dal 2012. E il potere d’acquisto oggi è lo stesso di allora, non è aumentato neanche un po’.

