24/04/2026
da Il fatto Quotidiano
Le due società avrebbero fornito ai consumatori un'immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero. Il commento delle due aziende: "Convinti della correttezza delle nostre pratiche commerciali"
Dopo l’inchiesta di febbraio della Procura di Milano che ha posto sotto controllo giudiziario con l’accusa di caporalato sia Deliveroo che Glovo-Foodinho, anche l’Antitrust mette nel mirino le aziende di delivery. L’autorità ha comunicato in una nota di aver avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy) e di Deliveroo Italy. L’accusa è di possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari perché le aziende avrebbero comunicato informazioni ingannevoli ai clienti rispetto al loro impegno etico e alla responsabilità sociale verso i rider.
Il 5 maggio i funzionari dell’Antitrust, con il Nucleo Speciale della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi di Foodinho S.r.l., Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l. e Deliveroo Italy Srl. Le due società coinvolte, come si legge nel comunicato dell’autorità, hanno fornito ai consumatori un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero. In particolare sarebbe particolarmente ingannevole la sezione del codice etico che riguarda le condizioni dei lavoratori, nel rispetto della legalità, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società.
“Da sempre, in Glovo, rispettiamo elevati standard interni e operiamo con la massima attenzione al rispetto delle normative. Siamo certi di essere pienamente conformi a tutte le leggi e i regolamenti, e continuiamo a mantenere il nostro impegno verso i più alti principi di etica e professionalità”. Così ha commentato Glovo, specificando che la società sta collaborando con le autorità per fornire tutta la documentazione richiesta. Lo stesso, come ha spiegato in una nota, sta facendo Deliveroo, spiegando di essere da sempre “impegnati a supportare le decine di migliaia di rider, i commercianti locali e i milioni di consumatori che ogni giorno si affidano alla nostra piattaforma in tutta Italia”.
Che le condizioni dei rider in Italia siano preoccupanti è ben noto ed è emerso con estrema chiarezza nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano nei confronti delle due aziende di delivery. Il pm Paolo Storari aveva spiegato che questi lavoratori, 40mila impiegati in tutta la Penisola, ricevono paghe “in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa”. Somme che non garantiscono ai rider una “esistenza libera e dignitosa” come previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

