08/06/2026
da Remocontro
L’Asia sta diventando esportatrice di capitali, e sempre più aziende asiatiche investono e acquistano risorse e beni e negli Usa. Esattamente il contrario di quanto era accaduto sino a ieri e negli ultimi 50 anni, e senza improbabili ritorni.
Rapporto economico Stati Uniti – Cina
Il rapporto economico tra gli Stati Uniti e l’Asia sta cambiando, anzi, rovesciandosi. Negli ultimi 50 anni, i flussi di capitali transfrontalieri partivano dagli Usa per finire in Oriente. Imprese americane in prima linea nell’acquisire attività a migliaia di chilometri di distanza, con il dollaro che ha di fatto finanziato la crescita del continente asiatico grazie soprattutto ai consumatori statunitensi che assorbivano le più convenienti produzioni ‘Made in Asia’.
Da un anno tutto il contrario, o quasi
Da un anno la situazione si è quasi invertita, segnala IndideOver sulla scia di diverse analisi economiche. Secondo alcune stime, l’attività di fusioni e acquisizioni nella regione Asia-Pacifico ha raggiunto i 946 miliardi di dollari nel 2025, in netto aumento rispetto al 2024. Solo nella prima metà del 2025, ha aggiunto JP Morgan, operazioni per un valore di 650 miliardi, ossia più del doppio rispetto all’anno precedente. Tradotto dell’«economese»? Che sempre più capitale asiatico viene investito o utilizzato sia in casa che all’estero. E che, di conseguenza, la regione non dipende più in passato dai soldi americani per crescere.
Dall’Asia agli Usa: il flusso di capitale si inverte
Ci sono altri numeri che evidenziano l’inversione a U in corso. Gli asiatici d’attacco economico finanziario estero? Giappone con 385,9 miliardi (quelle nazionali hanno toccato i 206 miliardi). In Cina c’è stata una crescita del 46% a 399 miliardi, mentre in India l’aumento è stato del 42% a 113 miliardi. E come detto, gran parte dei flussi asiatici è confluita negli Usa. Alcuni esempi? Mitsubishi ha acquistato degli asset di gas naturale di Aethon Energy negli Stati Uniti. Costo dell’operazione: 7,5 miliardi, la più grande operazione di questo tipo mai annunciata da un’azienda giapponese nel settore energetico statunitense.
Che cosa sta succedendo?
Lo schema è sempre più chiaro: i capitali asiatici vengono investiti nel mercato americano in moltI settori. Ma per quale motivo le aziende asiatiche stanno facendo acquisti negli Stati Uniti, comprandosi interi asset dell’economia Usa? La risposta di Federico Galliani. Varie ragioni, a partire dalla guerra dei dazi scatenata da Trump che ha reso più costoso esportare verso Washington. La soluzione? Non più esportare nel mercato statunitense ma produrre al suo interno.
- E altri due aspetti. Il primo: le aziende asiatiche non fanno shopping in America per generare ricavi, o almeno questo non è il loro obiettivo principale. Lo fanno, semmai, per ottenere per acquisire competenze normative, rafforzare il loro ‘brand’, l’immagine, i valori, e acquisire tecnologie strategiche. In uno scenario globale carico di tensioni è fondamentale diversificare la presenza e smettere di operare all’interno di un solo blocco economico, il suggerimento all’orecchio sordo dell’Europa.

