21/09/2026
da Pagine esteri
Quasi 130 capi di Stato arrivano questa settimana a New York per l’Assemblea Generale. Prospettive incerte. Trump blocca tutto.
Le Nazioni Unite si preparano a una nuova Assemblea Generale in uno dei momenti più difficili della loro storia recente. Quasi 130 capi di Stato e di governo raggiungeranno questa settimana New York mentre guerre, crisi regionali, competizione tra potenze internazionali e regionali e sviluppo dell’intelligenza artificiale mettono sotto pressione un ordine internazionale già profondamente indebolito.
A rendere ancora più evidente la difficoltà dell’organizzazione è il rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump. Nel secondo anno del suo secondo mandato, iniziato nel gennaio 2025, Washington ha drasticamente ridotto i contributi alle Nazioni Unite e si è ritirata da numerosi organismi dell’Onu, chiedendo contemporaneamente tagli e riforme. Gli Stati Uniti hanno versato nei giorni scorsi 725 milioni di dollari al bilancio ordinario, evitando così di perdere il diritto di voto all’Assemblea Generale, ma restano debitori di oltre un miliardo di dollari nei confronti dell’organizzazione.
Per Richard Gowan, dell’International Crisis Group, l’Onu non è più necessariamente in una fase di caduta libera, ma rimane «bloccata in una crisi senza fine». Anche l’assenza del presidente cinese Xi Jinping contribuisce a questa percezione. Xi, che aveva partecipato per l’ultima volta all’Assemblea Generale attraverso un collegamento video nel 2021, non sarà a New York e, secondo quanto riferito, incontrerà invece Trump a Washington giovedì. Il confronto diretto tra le due principali potenze economiche e strategiche del mondo rischia così di spostare ulteriormente il baricentro della diplomazia internazionale fuori dall’Onu.
A questa crisi politica e finanziaria si aggiunge quella legata alla successione del segretario generale Antonio Guterres. Il suo mandato terminerà alla fine del 2026 e, mentre l’organizzazione affronta uno dei passaggi più delicati della sua storia, non emerge ancora un candidato nettamente favorito.
L’intelligenza artificiale entra nell’agenda globale
Tra i temi destinati ad assumere un peso crescente c’è l’intelligenza artificiale. Lo sviluppo della tecnologia procede a una velocità che sta mettendo in discussione la capacità degli Stati di stabilire regole comuni. Alcuni protagonisti dell’industria tecnologica hanno recentemente chiesto un rallentamento coordinato della ricerca, sostenendo che sistemi sempre più avanzati potrebbero arrivare a migliorarsi autonomamente, rendendo più difficile il controllo umano.
Guterres ha fatto della governance globale dell’IA uno dei suoi temi principali. Il segretario generale sostiene la necessità di definire regole e garanzie condivise prima che la competizione tecnologica tra Stati e aziende renda impossibile intervenire efficacemente. Nel 2023 l’Onu ha istituito un organismo consultivo dedicato all’intelligenza artificiale, coinvolgendo rappresentanti del settore tecnologico, governi e mondo accademico.
Su questo punto emerge però una distanza significativa con Trump, che ha respinto gli allarmi sui rischi dell’IA, descrivendoli come infondati e sostenendo che la Cina potrebbe beneficiare delle preoccupazioni sulla tecnologia.
La questione non riguarda più soltanto l’innovazione. L’IA sta diventando un tema di sicurezza internazionale, con implicazioni che vanno dalla guerra alla sorveglianza, dalla disinformazione alla gestione delle infrastrutture strategiche. L’Onu cerca quindi di costruire una cornice globale proprio mentre la sua stessa capacità di produrre accordi tra le grandi potenze appare sempre più fragile.
Medio Oriente, il dossier più esplosivo
Il Medio Oriente sarà comunque il principale banco di prova dell’Assemblea. L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran continua ad avere conseguenze che superano i confini della regione, mentre l’avanzata degli Houthi nello Yemen potrebbe sfociare nel blocco il Bab al-Mandab, uno dei passaggi strategici per il commercio e l’approvvigionamento energetico mondiale.
Per Guterres, l’esperienza dello Yemen dimostra la gravità delle decisioni prese da quei paesi, come Usa e Israele, che vedono nella guerra l’unica soluzione per tutte le controversie. L’inviato dell’Onu continua a lavorare per riaprire il percorso negoziale, ma i colloqui di pace restano bloccati mentre Stati Uniti e Iran continuano a scambiarsi attacchi e Trump minaccia una nuova escalation.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è atteso all’Assemblea Generale mercoledì. Il giorno successivo è previsto l’intervento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, destinatario di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità.
Sul fronte palestinese, il presidente dell’Autorità Nazionale, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), non sarà per il secondo anno consecutivo a New York. Gli Stati Uniti gli hanno nuovamente negato il visto, mentre l’Assemblea Generale ha già autorizzato la sua partecipazione attraverso un collegamento video. Il conflitto di Gaza distrutta da anni di bombardamenti israeliani torna al centro dell’Assemblea annuale con i palestinesi sotto attacco nella loro terra che chiedono la realizzazione dei loro diritti sanciti anche dall’Onu ma mai realizzati. Non solo per l’opposizione e le politiche di Israele, anche per l’atteggiamento ipocrita dei Paesi occidentali.
Ucraina – Russia
L’altra grande crisi sarà quella tra Mosca e Kiev. Volodymyr Zelenskiy e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov sono attesi all’Assemblea Generale. Il presidente ucraino chiede più sostegno a Kiev mentre si avvicina un altro inverno di guerra. Trump aveva indicato la fine del conflitto come una delle priorità del suo secondo mandato, iniziato nel gennaio 2025, ma ha fallito come gran parte della sua politica estera. All’inizio di settembre ha parlato nuovamente con Vladimir Putin. Resta invece incerto se incontrerà Zelenskiy a New York.
La guerra produce inoltre conseguenze che vanno ben oltre il campo di battaglia. Il blocco di fatto delle rotte del Mar Nero continua a mettere sotto pressione le esportazioni di cereali, fertilizzanti ed energia. Per Guterres, garantire il passaggio sicuro di questi prodotti rappresenta una questione direttamente collegata alla sicurezza alimentare mondiale e ai prezzi dell’energia.
Dalle macerie di Gaza sotto attacco israeliano alle rotte del Mar Nero, dalla minaccia di una nuova escalation in Medio Oriente alla corsa all’intelligenza artificiale. L’Onu resta indispensabile come luogo del confronto globale, ma la sua capacità di adottare decisioni efficaci è sottoposta a una pressione crescente.

