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Laureati italiani in fuga, 25mila via in un solo anno. Ecco la vera remigrazione che servirebbe sul serio al Paese

Laureati italiani in fuga, 25mila via in un solo anno. Ecco la vera remigrazione che servirebbe sul serio al Paese

Attualità

17/06/2026

da La Notizia

Giulio Cavalli

Istat e Cnel: 25mila laureati in fuga in un anno, 160 miliardi persi. La remigrazione che serve è trattenere i talenti che se ne vanno

Nel 2024 hanno lasciato l’Italia 25mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni. Ne sono rientrati poco più di 4mila. Saldo: 21mila teste in meno in dodici mesi, fotografate dal Rapporto annuale 2026 dell’Istat. La vera remigrazione che serve al Paese è questa. Il resto è propaganda.

I numeri di un esodo

Il Paese ne forma pochi, di laureati, e quei pochi se ne vanno. Nella fascia 25-34 anni ha un titolo universitario il 31,6%degli italiani, contro una media europea del 44,1%. Eppure chi studia lavora di più: il tasso di occupazione tocca l’85,3%tra i laureati, scende al 74,6% tra i diplomati, al 56,1% per chi ha la sola licenza media. L’Italia forma una minoranza preziosa e poi la regala oltrefrontiera. E più si sale nella formazione, più la fuga pesa: nel 2025 il 10,4% dei dottori di ricerca usciti dalle università italiane lavorava già all’estero.

Le mete sono quattro, sempre le stesse: Regno UnitoGermaniaSvizzeraFrancia. Interpellati sul perché, l’81,7%degli espatriati indica la mancanza di un impiego all’altezza degli studi, il 73,7% gli stipendi troppo bassi. A cinque anni dal titolo chi è andato all’estero porta a casa 2.941 euro netti al mese contro i 1.840 di chi resta, quasi il 60% in più, ha calcolato AlmaLaurea. Del resto un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più del coetaneo italiano: lo ha rilevato il governatore di BankitaliaFabio Panetta, segnalando che a partire sono soprattutto ingegneri e informatici, le figure che alle imprese italiane mancano di più. E i salari, intanto, restano gli unici dell’area Ocse a essere calati in termini reali dal 1990, con un potere d’acquisto sceso dell’8,6% tra il 2019 e il 2025. Per i più giovani, calcola l’Ocse, la retribuzione media è ferma ai livelli del 1990.

Costa pure, questo spreco. Il Cnel ha stimato in quasi 160 miliardi il valore del capitale umano uscito tra il 2011 e il 2024, il 7,5% del Pil. Lo pagano soprattutto Lombardia con 28,4 miliardiSicilia con 16,7Veneto con 14,8. Nello stesso periodo se ne sono andati 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni78mila nel solo 2024, e la quota di laureati tra loro è salita dal 33,8% dell’intero arco al 42,1% dell’ultimo triennio. Per il Sud il conto è doppio: prima la partenza verso l’estero, poi quella verso il Centro-Nord. L’esodo, insomma, diventa sempre più qualificato. Triplicati i laureati rispetto a fine anni Novanta, e ancora sotto l’Europa: pochi, e pure in fuga.

Governare, mica comandare

Qui si vede la differenza tra chi governa e chi grida. La remigrazione che servirebbe è un’altra: far restare, e magari tornare, quei 630mila. Solo che per riportarli servono cose noiose. Una casa che non costi un intero stipendio. Un salario che valga quanto quello tedesco. Servizi che funzionino, dai treni agli asili. Una vita culturale che non faccia sembrare provincia ogni città. Roba che si costruisce in anni, mica in un comizio.

E tutto questo nasce dal governo, non dagli slogan: dalla scelta di dove mettere i soldi, dal costruire nel tempo, dall’accettare che i risultati arrivino dopo il voto. Il generale Roberto Vannacci, che ha lasciato la Lega a febbraio e fondato Futuro Nazionale, la remigrazione la immagina invece al rovescio: prometterne l’espulsione, riempire un palco a Milano e incassare l’applauso. È più rapido, certo. Solo che mentre lui addita gli stranieri da rimandare indietro, gli italiani più istruiti continuano a partire da soli, in silenzio, con il biglietto pagato di tasca loro. E quei posti vuoti, in corsia o nei laboratori, non li riempie nessun comizio.

Le agevolazioni per il rientro dei cervelli il governo le ha messe, dice. Aspettiamo. Perché il talento si trattiene con un Paese serio, non con la paura. E un Paese serio va governato, non comandato.

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