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“Le diseguaglianze sono una scelta politica”

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Politica estera

27/09/2026

da Sbilanciamoci

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L’appello firmato da 1500 accademici per lanciare l’International Panel on Inequality durante l’Assemblea generale dell’Onu. Lo scopo è coordinare e stimolare gli studi sulle diseguaglianze, ed essere da stimolo per i governi a intervenire

Si chiama Ipi, International Panel on Inequality.

È una Conferenza internazionale permanente che si occupa delle diseguaglianze nel mondo, sul modello del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), che valuta lo stato dell’emergenza climatica e formula raccomandazioni. Il lancio ufficiale della nuova agenda proposta dall’Ipi è previsto all’interno dei lavori dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso a New York che è cominciata il 22 settembre, quando il dibattito generale sarà incentrato sul tema principale “Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione: un’Organizzazione delle Nazioni Unite che consegue risultati a vantaggio di tutti”. Ma il tema delle diseguaglianze e delle iniziative proposte dall’Ipi dovrebbe essere all’ordine del giorno per mercoledì. Qui e in eventi e incontri attorno all’Assemblea generale si cercherà di fare dei passi nella direzione di rendere quella che è una proposta autorevole su un tema cruciale qualcosa che somigli a un’istituzione o un think-tank istituzionale e multilaterale.

Ed è proprio in vista di questa scadenza che più di 1.500 accademici ed economisti di livello internazionale e provenienti da più di 100 Paesi hanno firmato una lettera, definendo il crescente divario tra i più ricchi e i più poveri “una scelta politica che può essere invertita”. La lettera-appello è stata pubblicata la scorsa settimana (18 settembre) dal quotidiano inglese The Guardian. Tra i firmatari di spicco figurano l’ex segretaria del Tesoro statunitense Janet Yellen, il premio Nobel Daron Acemoglu e una serie di altri economisti di spicco che hanno legato il loro nome alla battaglia contro l’aumento delle diseguaglianze. Tra loro Thomas Piketty, Mariana Mazzucato e Jayati Ghosh. Nell’elenco dei firmatari ci sono poi molti intellettuali ed economisti italiani che da anni si occupano del problema al livello di ricerca accademica e che si sono sempre spesi per tradurre lo studio in azioni politiche, dando vita a importanti campagne nazionali come quelle di Sbilanciamoci e di Oxfam (ma molte sono le associazioni della società civile e del sindacato da tempo in campo). 

L’azione dell’Ipi è stata rilanciata di recente su iniziativa di paesi del Sud globale (con il passaggio di testimone tra la presidenza del G20 del Brasile e quella del Sudafrica). Istituito con il sostegno di Spagna, Sudafrica, Brasile e Norvegia e promosso dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, l’Ipi mira a riproporre dunque il modello del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici. Come l’ambiente e il clima impazzito a causa dei combustibili fossili, così la crescita delle diseguaglianze rischia di minare le basi della convivenza e le regole della democrazia. A capo dell’Ipi ci sarà l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz, il quale ha affermato di sperare che l’istituzione possa diventare “la principale autorità mondiale in materia”. “Non è una novità per nessuno che il divario tra i più ricchi e i più poveri nella maggior parte dei Paesi sia ampio e in crescita – ha ribadito Stiglitz – gli impatti interconnessi della crisi di disuguaglianza stanno influenzando la vita di molti, con significative conseguenze politiche, economiche, sociali e ambientali che si manifestano in tutto il mondo”.

Lo scopo dell’Ipi è dunque quello di riunire scienziati, esperti e decisori politici per produrre dati indipendenti e rigorosi sulle diseguaglianze globali, economiche e sociali. Ma oltre a consolidare, coordinare e stimolare gli studi delle diseguaglianze, all’Ipi spetterà il compito di essere da stimolo per i governi a intervenire. Le diseguaglianze, pensano i promotori dell’iniziativa, non possono essere relegate agli studi accademici e non possono essere solo un tema di ricerca economica e sociologica. È arrivato invece il momento di passare dalle parole ai fatti riconoscendo prima di tutto che siamo di fronte a una delle questioni politiche più importanti per il futuro del Pianeta. “Nella lettera si afferma che “l’estrema concentrazione di reddito e ricchezza si traduce in una concentrazione antidemocratica di potere, minando la fiducia nelle nostre società e polarizzando la nostra politica”.

Gli esperti sono preoccupati sia per il divario tra Paesi ricchi e poveri, sia per le disuguaglianze all’interno delle singole economie. Ghosh, professore di economia all’Università del Massachusetts Amherst negli Stati Uniti, ha affermato: “L’esperienza dell’India ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere sul perché sia ​​necessario un Panel internazionale sulla disuguaglianza. Una delle economie a più rapida crescita al mondo è anche una delle più diseguali e la sua straordinaria ricchezza convive con una profonda povertà”.

I ritardi però si accumulano e diventano sempre più preoccupanti. La Banca Mondiale ha recentemente affermato per esempio che, “salvo miracoli”, gli anni 2020 saranno un “decennio perduto” per molti paesi in via di sviluppo, i quali, a parte India e Cina, non sono riusciti a colmare il divario con il mondo industrializzato.

L’Ipi cercherà di recuperare in qualche modo i ritardi nell’intervento politico contro il fenomeno globale. Ci si propone quindi di presenziare agli eventi di alto livello delle Nazioni Unite per sancire ufficialmente l’impegno politico. Si propone poi di chiedere di firmare e supportare il documento programmatico di visione per l’Ipi, che traccia le linee guida per analizzare le disuguaglianze di reddito, di genere e l’impatto dei cambiamenti climatici. L’obiettivo è quello di costruire una base di conoscenza comune, utilizzando il Panel per raccogliere dati condivisi, superare i fallimenti del mercato e definire politiche fiscali ed economiche coordinate per una redistribuzione equa della ricchezza. La tesi di fondo degli economisti firmatari è che un Panel Internazionale sulle Disuguaglianze sia lo strumento necessario per “aiutare il mondo a creare un consenso globale” e fornire ai governi le prove scientifiche necessarie a contrastare l’accumulo incontrollato di ricchezza. In parallelo, lo stesso Stiglitz con altri cinque premi Nobel ha firmato una lettera aperta a sostegno della proposta di un prelievo una tantum del 5% sui miliardari oggetto di referendum in California in concomitanza con le elezioni di midterm. I Nobel affermano che si tratterebbe di un passo capace di dare il via a un movimento per l’introduzione di imposte sul patrimonio negli Usa e nel mondo – per sconfiggere il referendum, diversi miliardari hanno investito milioni di dollari in spot TV e sui social media.

Quella dell’Ipi potrebbe essere dunque una grande occasione per passare dalla fase di denuncia e di studio a quella dell’azione politica coordinata. Sarebbe anche l’epilogo coerente con quello che si è tentato di fare a livello di ricerca scientifica e di analisi. Un percorso iniziato più di dieci anni fa con la pubblicazione di testi fondamentali che hanno contribuito a chiarire l’entità della questione. Uno dei primi libri è stato quello del premio Nobel, Joseph Stiglitz del 2012, Il prezzo della diseguaglianza. Come la società divisa minaccia il nostro futuro. Poi è stata la volta di Thomas Piketty, Il capitale del XXI secolo (2014). L’economista francese ha continuano poi a pubblicare vari saggi sull’argomento delle diseguaglianze e sulle battaglie contemporanee per l’eguaglianza. In questi anni anche studiosi ed economisti italiani si sono cimentati con la questione del secolo (tra questi solo per fare qualche nome conosciuto ai lettori di Sbilanciamoci.info Mario Pianta. Maurizio Franzini, Michele Raitano, Giulio Marcon). La collana di Laterza che nel 2016 pubblicò il libro di Maurizio Franzini e Mario Pianta, Diseguaglianze, ha continuato a proporre in questo decennio vari altri studi come quello curato da Giacomo Gabbuti, Non è giusta. L’Italia delle diseguaglianze (2025). Nel 2023 usciva per People “Se la classe inferiore sapesse”. Sempre nel 2025 Castelvecchi ha pubblicato uno studio di Maurizio Franzini e Michele Raitano che fa giustizia dei tanti luoghi comuni sulle diseguaglianze. 

Dopo tanti anni di studio e di impegno delle associazioni e centri studi (come per esempio Oxfam o il Forum diseguaglianze e diversità) ora con l’Ipi si potrebbero mettere a segno due risultati che poi sono collegati: superare il vecchio modo di affrontare il problema (la diseguaglianza è parte della natura umana e fa bene allo sviluppo perché stimola la competitività) e riconoscere al contrario che le diseguaglianze sono un veleno per la democrazia. Non a caso alla base della crescita delle destre ci sono proprio le profonde disparità e le faglie sociali che sono cresciute sia tra Paesi, sia all’interno dei Paesi e perfino all’interno delle classi sociali. Una minaccia continua e con effetti imprevedibili, come i tornado e lo tsunami.

*Paolo Andruccioli (Roma, 1955) scrive sulla pagina economica del quotidiano "il manifesto", è stato caporedattore dello stesso giornale e direttore responsabile ...

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