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Le fine del mondo vinta dall’ultimo a morire

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Politica estera

20/01/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

‘Burevestnik’, che in russo sta per Procellaria, l’uccello marittimo che annuncia ai naviganti l’arrivo di terribili tempeste. Ottobre 2025, il presidente russo Putin e il capo di Stato Maggiore Gerasimov hanno annunciato il collaudo di lunga durata del missile a propulsione nucleare Burevestnik, dall’autonomia probabilmente misurabile in giorni o settimane. Arma rivoluzionaria che si sta avvicinando alla fase operativa. Un ordigno volante in atmosfera a bassa quota, per periodi lunghissimi e in grado quindi di rendere possibili attacchi a sorpresa dilatati nella dimensione del tempo, oltre che dello spazio.

Il vincitore che distrugge gli altri prima di morire

Il Burevestnik nella rincorsa fra Stati Uniti, Russia e Cina per il rinnovo dei rispettivi arsenali nucleari, seguito di pochi giorni da un collaudo del sottomarino-drone russo Poseidon, con testata nucleare accreditata di poter scatenare maremoti, e dall’annuncio del presidente americano Donald Trump di una prossima ripresa di “test nucleari” da parte statunitense per rispondere agli avversari. La guerra in Ucraina quasi a sorridere rispetto alla complessiva bilancia strategica fra Mosca e Washington se rinnovare o lasciar decadere il trattato New START limitante le testate atomiche strategiche, in scadenza nel febbraio 2026.

Deterrenza tra contrapposte follie

La memoria Russia degli invasori da Occidente. Dalla cacciata degli invasori polacco-lituani nel 1612, gli svedesi di Carlo XII nel 1709, i francesi di Napoleone nel 1812 e i tedeschi di Hitler nel 1941. Il Cremlino ha quindi intrecciato una volta di più il riarmo nucleare alla questione della sopravvivenza. E ora esibiscono il nuovo ordigno al mondo. Lo hanno lasciato ‘monitorare’ da navi NATO nei mari artici. Meglio di qualsiasi auto celebrazione. E il Burevestnik ha sorpassato tutti gli altri missili conosciuti nel mondo in termini di raggio d’azione. Record scientifico verso la possibile fine del mondo. Motore atomico che lo accedi come quello della tua auto, o quasi: «potenti e ultra-piccoli reattori nucleari in questo missile. Il loro lancio richiede secondi, dove normali reattori richiedono ore o persino un intero giorno».

Arma capostipite

  • Solo l’inizio. Arma capostipite che è subsonica, verso supersonici e poi ipersonici. Miniaturizzazione dei reattori atomici, avranno una ricaduta essenziale in vari settori, anche civili. Sino a navi spaziali «che stiamo sviluppando per trasportare carichi pesanti. Ciò potrebbe anche essere utilizzato in futuro per la base sulla Luna».

NATO preoccupata

Già lo scorso novembre il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato indiscrezioni da «un documento classificato della divisione di intelligence della NATO», la Joint Intelligence and Security Division, proprio sul Burevestnik. «La minaccia è ardua da controllare per la NATO». Forse non tutto è così avanzato, ma già le indiscrezioni di Die Welt sono un esempio delle reazioni causate dall’exploit di questi vettori a propulsione nucleare. E qui si apre la questione del rinnovo del ‘New START’, l’accordo sulla limitazione delle armi nucleari e brevissima scadenza, dal 5 febbraio. Con Mosca che propone da subito la proroga di un anno, «solo se gli Stati Uniti agiranno in maniera analoga».

Costosissima ‘fine del mondo’

Quante atomiche tra i due principali ‘protagonisti’? La Russia avrebbe un po’ più testate degli USA, 5.580 contro 5225 secondo Arms Control Association. La Cina si ritiene abbia attualmente circa 600 testate. La Casa Bianca coglierà il pretesto ‘Burevestnik’ per intensificare il rinnovo del proprio arsenale, e il missile intercontinentale Sentinel o il bombardiere stealth B-21 Raider per trasportarle sui bersagli. Salvo le iperboliche cifre che questo infernale armamentario costa. Il Congressional Budget Office ha stimato in 950 miliardi di dollari i costi previsti per il rinnovo e la manutenzione dell’arsenale nucleare americano dal 2025 al 2034 compreso, vale a dire una media di 95 miliardi l’anno.

Le ali dell’atomo

Cosa sarà capace di fare la ‘Procellaria’ russa? «Nulla impedisce di pensare che il nocciolo del reattore imbarcato possa durare due o tre settimane, o anche più di un mese, il che donerebbe al Burevestnik la facoltà di compiere anche 10 o 20 volte il giro del mondo» avverte Mirko Molteni, giornalista e saggista di storia aeronautica e militare, da cui abbiamo tratto questo feroce riassunto dalla pubblicazione su Analisi Difesa. Sperando di non aver distorto nulla (o poco). «L’operatività del Burevestnik è prevista fra qualche anno, secondo la rivista russa Argumenti i Fakti non prima del 2027, sebbene possa eventualmente slittare se dovessero rendersi necessarie ulteriori modifiche».

 Solo fumo o troppo arrosto?

Secondo Pavel Luzin, accademico russo dissidente affiliato alla Tufts University del Massachusetts, il Burevestnik sarebbe una ‘mistificazione concepita a scopo propagandistico’: «Impossibile creare un reattore atomico abbastanza compatto e potente da muovere un missile da crociera». Invece, Mark Galeotti, sostiene che il Burevestnik sia l’incarnazione moderna di progetti preliminari già considerati in epoca sovietica, e lo ritiene un sistema d’arma valido e pericoloso, in grado di vanificare il nuovo progetto di scudo spaziale americano, il Golden Dome, grazie alla bassissima quota e alla lunghissima tortuosa rotta d’ingaggio.

  • «Può viaggiare più a lungo di qualsiasi missile da crociera manovrando ad altitudini bassissime di 50 metri. Significherebbe che non può essere intercettato dal sistema Golden Dome, congegnato per abbattere testate provenienti da alte quote». Il vero impatto strategico del Burevestnik è ancora da soppesare, anche sulla base del tipo di dottrina d’impiego che i russi studieranno per quest’arma.

 

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