03/07/2026
Il Manifesto
Giuliano Santoro
Stop al televoto Si ritirano gli esponenti delle opposizioni, seguiti dalla maggioranza L’organismo di garanzia, fermo da anni, certifica il suo fallimento. In ballo anche il rispetto del Media freedom act. Anche l’Usigrai contro lo stallo della maggioranza

La decisione arriva quando mancano ventiquattr’ore dalla presentazione dei palinsesti Rai, prevista per oggi ad Ancona: tutti i membri d’opposizione della commissione di vigilanza hanno deciso di dimettersi, certificando la definitiva estinzione dell’organismo che avrebbe dovuto, in questi quattro anni di legislatura, controllare e monitorare il servizio pubblico radiotelevisivo e le piattaforme digitali ad esso collegato. La scelta, si apprende, era in gestazione da tempo. Perché era chiaro che i lavori della vigilanza, dopo il fallimento della destra nella votazione alla presidenza della consigliera Simona Agnes, erano impediti dalla stessa maggioranza. Il blocco dei lavori di un organismo di garanzia appare una volta di più, in tempi di all in sulla legge elettorale, come emblema dell’allergia della destra ai pesi e contrappesi costituzionali.
C’È VOLUTO un po’ di tempo, da quanto trapela, a convincere la componente pentastellata al passo indietro. Cosa non facile anche perché il Movimento 5 Stelle esprimeva la presidenza della commissione: Barbara Floridia si è trovata nella scomoda posizione della mediatrice. «Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa – denuncia Floridia spiegando la sua scelta in una lettera aperta – E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone».
L’ORMAI EX presidente della commissione fa poi riferimento alla procedura d’infrazione che incombe sull’Italia per il mancato adeguamento alle norme del Media Freedom Act, il regolamento europeo vincolante che prevede, ad esempio, che il servizio pubblico si regga su nomine indipendenti dalla politica e con fondi certi e stabili nel tempo che consentano la programmazione editoriale e industriale.
«RITENIAMO CHE la commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza – dicono i capigruppo di minoranza Stefano Graziano, per il Partito democratico, Dario Carotenuto, per il Movimento 5 Stelle, Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro, per Alleanza Verdi Sinistra e Maria Elena Boschi, per Italia viva in un comunicato congiunto – Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. Le nostre dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera, autonoma e realmente pluralista». Passano un paio d’ore e anche i membri della destra comunicano il loro passo indietro: «Anche noi ci dimettiamo dalla commissione di vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra – fanno sapere – Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza di due terzi per eleggere il presidente e che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare. È anomalo, infatti, che il presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica».
LA VERSIONE della maggioranza prevede che le opposizioni abbiano hanno strumentalizzato le norme impedendo alla Rai di avere il presidente che era stato indicato dallo stesso Cda. La nomina di Simona Agnes, in quota Forza Italia, è saltata lasciando il posto, come da regolamento, al consigliere di amministrazione più anziano, cioè Antonio Marano, già direttore di Rai2 ed espressione della Lega. Ma la crisi dei salviniani e i nuovi equilibri della maggioranza indicano anche che tra i motivi di tensione interni alla destra ci siano le preziose nomine alle testare regionali. Le parole scelte da Usigrai, sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, rafforzano le accuse contro la destra: «Le dimissioni in blocco della presidente e di tutti i parlamentari di opposizione certificano con un atto di coraggio istituzionale l’imperdonabile immobilismo in cui versa da anni la vigilanza Rai, bloccata dalla maggioranza che ha sistematicamente fatto mancare il numero legale».
ADESSO TOCCA ai presidenti delle camere il compito di provare a riformare la commissione per quest’ultimo anno di legislatura. L’opposizione fa sapere che non ci sarà alcuna sostituzione: l’idea è quella di riproporre gli stessi parlamentari e la stessa presidente. L’altra partita riguarda la riforma della Rai in discussione in commissione al senato. Quel testo potrebbe consentire di eleggere il presidente a maggioranza semplice, come chiedono da destra.

