25/08/2026
da Remocontro
Con un gesto unico per un governo in guerra, nell’Ucraina che festeggia l’indipendenza, Zelensky ha desecretato la contabilità della difesa aerea. Nel 2023 Kyiv aveva ricevuto 675 intercettori Patriot, nel 2025 ne ha avuti 364, per il 2026 la proiezione si ferma a 264. Mentre il collega Usa, con la benzina alle stelle, prova ad abbassare il prezzo della carne. «Trecentomila tonnellate di hamburger a basso costo». E il mondo che si chiede in che mani è finito, trema.
In che mani è il mondo in guerra
Zelensky chiede missili per abbattere altri missili perché a Kyiv la distinzione fra giorno e notte è ormai svanita: gli attacchi arrivano, si fermano per qualche ora, ricominciano. Dall’altra parte del confine, Mosca sostiene di aver abbattuto, nella stessa giornata, 351 droni su dieci regioni. «Incapace di trovare una decisione sul fronte, la guerra si espande nella profondità contro città, raffinerie, magazzini, contro tutto ciò che permette all’avversario di continuare a combattere», denuncia il professor Francesco Strazzari sul Manifesto.
Quali equilibri e per quanto?
«Più che chiedersi quanti idrocarburi i russi esportino ancora, guardare al prezzo a cui i clienti comprano, ai volumi che assorbono, allo sconto che pretendono, al costo di consegna del barile. È l’equilibrio fra queste quattro grandezze a determinare quanto resta nelle casse federali per stipendi, munizioni e indennità ai caduti». India e Cina assorbono la quota decisiva, e l’avventura iraniana ha regalato a Mosca una rendita imprevista. Però il conto non torna: noli più cari, assicurazioni, rotte più lunghe e inefficienze che le sanzioni impongono.
La forbice tra le sponde dell’Atlantico
Su questo sfondo la forbice fra le sponde dell’Atlantico si allarga. Gli europei con la sola politica del soldo, tirano fuori 6,1 miliardi, nuovi intercettori francesi, il via libera britannico a nuova tecnologia missilistica da esportare in Ucraina. Un investimento oltre l’attualità. Washington, che ha azzerato l’assistenza militare a carico del proprio bilancio, vende, media e regola il rubinetto degli intercettori sul proprio deficit post-iraniano. Ed ecco che i costi crescenti prima che l’avversario si consolidi, diventano l’argomento per accelerare.
Altra crisi altro reame
Con un post su Truth Social Donald Trump ha annunciato che per i prossimi 90 giorni gli Stati Uniti consentiranno l’importazione di 300mila tonnellate di carne macinata, quella usata per gli hamburger, senza il dazio fuori quota, l’aliquota più alta che scatta oltre una certa soglia di scambio. Il presidente Usa ha parlato di un impegno a vendere quella carne al 25% sotto il prezzo di mercato, oggi intorno ai 6,89 dollari a libbra, quasi 15 dollari al chilo. La ragione della deroga è che il patrimonio bovino si è ridotto ai livelli più bassi degli ultimi 75 anni.
Anche gli hamburger soffrono
La contrazione viene da lontano. La siccità che da più stagioni brucia i pascoli del Midwest e delle pianure meridionali ha reso il foraggio scarso e i mangimi cari, e per molti allevatori mandare al macello le mucche da riproduzione è stato più conveniente che nutrirle. Una scelta che paga subito e si sconta dopo: un capo bovino richiede due anni per arrivare al mercato, e chi ha liquidato le fattrici nel 2024, oggi non ha vitelli da vendere. A questo si è aggiunto il divieto di importare bestiame messicano. Il macinato promesso da Trump invece non ha provenienza: mistero.
Carne straniera per l’hamburger Usa
Ma l’America first? si chiede Marina Catucci. A protestare questa volta sono gli allevatori. La National Cattlemen’s Beef Association, in un comunicato diffuso poco dopo il post di Trump si è detto deluso, e diversi senatori repubblicani hanno sottolineato come più carne straniera significhi quotazioni interne più basse per chi alleva negli Usa. Questa non è nemmeno la prima apertura di Trump alla carne straniera: già a febbraio aveva consentito l’ingresso senza dazi di 80mila tonnellate dall’Argentina, e allora 8 deputati del suo partito avevano protestato.
Più carne e meno benzina
- Il calcolo di Trump è di guadagnare consenso fra i consumatori accettando di perderne negli stati che allevano, mentre i sondaggi dicono che i consensi stanno precipitando. A luglio il presidente, per le elezioni di midterm aveva sventolato lo spauracchio di interferenze straniere. A dare manforte è arrivato l’ideologo di ultradestra Steve Bannon, che annuncia l’emergenza nazionale sulla sicurezza elettorale entro fine agosto: «Tenetevi libera l’ultima settimana del mese». Anche Trump, non l’ha esclusa: «Sono successe cose più strane», ha detto sibillino.
Cosa tramano quei due?

