10/09/2026 17,15
da Il Fatto Quotidiano
Il governo si è affidato all'Aula per la decisione sull'abolire o meno i capilista bloccati - come proposto dalle opposizioni unite - e la maggioranza ha respinto la proposta
Nessun blitz e nessuno scossone dentro la maggioranza sull’emendamento per l’introduzione delle preferenze “pure” nella legge elettorale: dopo i malumori e le minacce delle scorse ore, le forze di destra si sono ricompattate e hanno respinto la proposta di modifica del campo largo che sopprimeva i capilista bloccati e inseriva la possibilità di fare due scelte: 99 i voti contrari e solo 68 quelli a favore. “Vergogna“, hanno gridato dai banchi delle opposizioni. Fino all’ultimo, le tensioni alle stelle tra gli alleati avevano fatto pensare alla possibilità di sorprese: solo a luglio, alla Camera, la maggioranza è andata sotto sul compromesso raggiunto (bloccate le teste di lista, tre scelte da un elenco di sei nomi) e ora ci riprova a Palazzo Madama. Per Fdi si tratta, di fatto, del tradimento di una delle loro storiche promesse e anche per questo l’esecutivo ha deciso di rimettersi all’Aula sull’emendamento delle opposizioni.
Oggi a provocare Meloni era stato anche Roberto Vannacci: “Ne va della coerenza di Fdi. Ridiamo agli italiani il diritto di scegliere chi li rappresenta”, aveva detto. Un appello simile era stato rilanciato anche da Matteo Renzi: “Meloni abbia il coraggio di andare fino in fondo”. Così non è stato: la premier ha scaricato la responsabilità sulla maggioranza che, alla prova dell’Aula, ha deciso di non sconfessare la mediazione raggiunta. Per Alessandra Maiorino del M5s “uno spettacolo indecente”: “Stiamo assistendo in diretta allo sfarinamento definitivo della maggioranza”.
La lotta sulle preferenze
Dopo la bocciatura dell’emendamento sostenuto da tutto il campo largo per le preferenze “pure”, hanno protestato Pd e M5s. “Come volevasi dimostrare, Giorgia Meloni non sa cos’è la coerenza”, ha detto il dem Dario Parrini. “In Senato un’iniziativa unitaria delle opposizioni ha mandato in tilt per ore e ore un centrodestra diviso come non mai. Fdi ha detto ‘no’ alle preferenze vere, cioè per tutti, ripiegando sulle preferenze finte. Finte perché varranno per pochissimi eletti. E lo ha fatto dopo averci per anni somministrato prediche sulle preferenze vere come strumento per tutelare la sovranità popolare e la libertà di scelta dei cittadini”. Per Parrini Meloni è “un’ex coraggiosa”.
“Un’incoerente” secondo il 5 stelle Luca Pirondini: “Giorgia Meloni aveva l’ultima chance della legislatura per dimostrare un briciolo di coerenza”, ha detto. “Poteva votare per avere vere preferenze e restituire la scelta agli italiani. Ha preferito perdere la faccia e farsi portare al guinzaglio da Forza Italia e Lega per tirare a campare il più possibile. Ha preferito riempire le sue liste dei vari Santanchè, Delmastro e magari anche Caroccia in persona, il prestanome della Camorra, dopo averlo di fatto aiutato nascondendo le chat ai giudici. Oggi Giorgia Meloni ha perso definitivamente la faccia”.
Per Avs “la maggioranza si regge con lo scotch”. “Sono tutti contro tutti”, ha detto il co-portavoce Angelo Bonelli. “Tajani contro Salvini, Salvini contro Tajani e Fratelli d’Italia che non riesce a tenere insieme la maggioranza. Giorgia Meloni ha rinnegato la sua storia politica, che parlava di preferenze, di poter dare la possibilità ai cittadini di scegliere. Parlano solo di legge elettorale, dimenticando i veri problemi degli italiani”.
Protesta anche Italia viva: “Fratelli d’Italia alla fine boccia le preferenze”, ha detto Raffaella Paita. “Sono ridicoli. Da anni Giorgia Meloni parla di ridare la parola agli italiani. Quando finalmente ha l’occasione di farlo, si tira indietro e smentisce sé stessa. L’ennesimo voltafaccia di una premier completamente priva di credibilità. Le poltrone contano di più. Quella vista oggi nell’aula del Senato è una indecorosa sceneggiata”.

