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L’esercito israeliano dichiara Gaza City ‘zona di combattimento pericolosa’: stop alle pause umanitarie

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Politica estera

29/08/2025

da Fanpage

Biagio Chiariello

L’IDF dichiara Gaza City “zona di combattimento pericolosa”, sospendendo le pause umanitarie. E salgono a 30 i morti negli attacchi di Israele nell’enclave palestinese. In questo contesto, la situazione sanitaria peggiora: segnalato un “virus sconosciuto” nell’ospedale al-Shifa.

Gaza City è stata dichiarata dalle forze armate israeliane “zona di combattimento pericolosa”, segnando un drastico cambio nelle operazioni militari nella Striscia. Le cosiddette pause tattiche, introdotte lo scorso mese per consentire la consegna di aiuti umanitari tra le 10 e le 20, non saranno più osservate nell'enclave palestinese. A comunicarlo sono state le Forze di difesa israeliane (IDF) attraverso un messaggio su Telegram: “In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi, alle ore 10:00, la pausa tattica locale delle attività militari per la distribuzione degli aiuti non si applicherà all'area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento”. L’IDF ha aggiunto che gli sforzi umanitari continueranno, pur in parallelo alle operazioni offensive contro le organizzazioni terroristiche.

Nel frattempo sale ad almeno 30 morti il bilancio degli ultimi attacchi israeliani. Cinque delle vittime si trovavano nella zona di al-Mawasi, designata in precedenza da Israele come “zona umanitaria sicura”. Altri cinque sono morti in un’abitazione del quartiere Tel al-Hawa, a sud-ovest di Gaza City, mentre quattro palestinesi sono stati colpiti nella zona di Sudaniya, a nord-ovest della città, in una tenda che ospitava famiglie sfollate. Numerosi altri residenti sono rimasti feriti negli stessi raid, riportano le agenzie Wafa e Al Jazeera.

Da parte sua il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, assicura che "la campagna per il ritorno degli ostaggi continua senza sosta e non ci fermeremo fin quando non avremo riportato a casa tutti gli ostaggi, quelli in vita e quelli deceduti". Le parole del numero uno israeliano dopo che i militari israeliani hanno reso noto di aver recuperato nella Striscia di Gaza il corpo senza vita di un ostaggio e i resti di un'altra persona deceduta.

In questo contesto, la situazione sanitaria peggiora a Gaza. Un virus non identificato si sta diffondendo nel complesso medico di al-Shifa, secondo quanto ha dichiarato il direttore sanitario Muhammad Abu Salmiya. La struttura non dispone degli strumenti necessari per identificare il tipo di virus, rendendo ancora più fragile un sistema ospedaliero già al collasso.


Parallelamente, la crisi alimentare nella Striscia di Gaza assume proporzioni drammatiche. Cindy McCain, direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale, ha parlato di una carestia già in atto, confermata durante la sua visita nella città. “Ho incontrato personalmente madri e bambini che morivano di fame a Gaza. È reale e sta accadendo ora”, ha dichiarato all’Associated Press, aggiungendo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è mostrato “molto preoccupato che le persone non ricevano cibo a sufficienza”. Tuttavia, in passato, Netanyahu aveva negato che ci fosse una carestia, bollando le segnalazioni come propaganda di Hamas. McCain ha annunciato un raddoppio degli sforzi per far arrivare ulteriori aiuti, sottolineando che l’accesso e la sicurezza dei convogli sono fondamentali.

Israele, da parte sua, respinge le dichiarazioni sulle condizioni di fame diffuse dall’autorità internazionale sulla sicurezza alimentare (IPC) e ha richiesto una ritrattazione formale. L’agenzia militare COGAT afferma che oltre 300 camion di aiuti entrano ogni giorno nella Striscia, principalmente con cibo, ma le organizzazioni umanitarie sottolineano che la quantità è insufficiente, soprattutto dopo ventidue mesi di combattimenti, il blocco degli aiuti all’inizio dell’anno e il collasso della produzione interna.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito la carestia a Gaza una “catastrofe attuale”. Secondo Guterres, le operazioni militari israeliane estese comporteranno conseguenze devastanti, costringendo centinaia di migliaia di civili già traumatizzati a ulteriori spostamenti. “Gaza è piena di macerie, di cadaveri e di esempi che potrebbero configurare gravi violazioni del diritto internazionale”, ha affermato. “Lo smantellamento sistematico dei sistemi che forniscono cibo, acqua e assistenza sanitaria è il risultato di decisioni deliberate che sfidano i principi fondamentali dell’umanità”.

In questo contesto, la società civile internazionale cerca di intervenire con iniziative concrete. La Global Sumud Flotilla, che salperà il 31 agosto da Barcellona e il 4 settembre da Tunisi, mira a rompere il blocco navale imposto da Israele e a portare aiuti umanitari essenziali nella Striscia di Gaza

Le ripercussioni della guerra non si limitano a Gaza. Ieri, un attacco israeliano a Sana’a, nello Yemen, ha ucciso Ahmed al-Rahawi, leader degli Houthi sostenuti dall’Iran, insieme ad alcuni dei suoi collaboratori. Secondo i media locali, l’attacco avrebbe colpito anche dieci ministri senior del movimento durante una riunione programmata dal leader Abdul Malik al-Houthi. La dinamica dell’operazione sembra separata dai raid in corso nella Striscia di Gaza, ma testimonia l’espansione del conflitto nella regione.

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