15/02/2026
da Remocontro
Al vertice dei 27 UE in Belgio geopolitica ed economia hanno segnato un ritorno brutale alla sostanza. Il mondo si basa su rapporti di forza e il potere economico si esercita controllando le filiere: energia, semiconduttori, terre rare, cloud, dati. Usa e Cina sono due imperi contemporanei, diversi nei valori, ma che hanno assunto un ruolo analogo nel rapporto dello Stato dell’economia.

I mondi economici del pianeta
Negli Stati Uniti è evidente l’interconnessione sistemica tra il governo e le Big Tech, politica e finanza vanno a braccetto, e dove Silicon Valley e Pentagono sono ingranaggi dello stesso meccanismo. In Cina il Partito da sempre non negozia con le industrie, le orienta. L’Europa, invece, è un insieme di Paesi in cui gli interessi nazionali prevalgono sulle decisioni dell’Unione. Dai veti francesi al Mercosur a quelli della piccola Ungheria sulle questioni ucraine, fino agli assi semoventi che variano tra Berlino e Parigi o Roma e Berlino. Nessuno si attendeva decisioni dall’incontro dei Commissari europei, ma la presa d’atto che l’Unione Europea e ritornata nei pressi del punto di partenza. Gli strumenti nazionali sono irrilevanti in un mercato regolato dalle catene del valore acquisite e gestite sulla base dei rapporti di unità di forza.
‘Forza’ del debito europeo
La forza finanziaria ha un nome: debito comune. Per un’Unione Europea con un ruolo da protagonista nello scenario internazionale occorre un sistema bancario integrato e non concorrente e condizionato da veti nazionali. Avere le banche più solide del mondo serve a poco se poi destinano le risorse solo ai propri campioni nazionali. La forza economica si chiama energia e innovazione. La fine delle forniture di gas russo ha determinato il rallentamento economico e un insostenibile innalzamento dei costi. Sul fronte dell’innovazione l’Europa si è concessa anima e corpo al potere dei servizi tecnologici americani. Per l’innovazione di prodotto, a partire dall’industria automobilistica, le porte sono state spalancate alla Cina. Il grande potere negoziale dell’UE è rappresentato dai suoi quattrocentocinquanta milioni di consumatori, con una capacità di spesa superiore ad altre aree del mondo. Ma per sedersi al tavolo delle trattative e affermare il proprio ruolo occorrono strumenti comuni.
Contarsi per valere
In assenza di risorse finanziarie comuni, di politiche industriali comuni e di politiche del lavoro comuni non si costruisce nulla di comune. Perciò, come si fa ad ogni punto di partenza, è necessario contarsi. Ed ecco la scomoda verità che i leader europei non possono più nascondere: un mercato europeo che tratti alla pari con le altre potenze economiche non potrà essere a 27. Troppi gli interessi inconciliabili, troppe le capacità fiscali divergenti, a partire dai rispettivi debiti pubblici. Molti osservatori evidenziano la tendenza a creare un nucleo compatto che si concepisca come soggetto politico. Gli altri seguiranno, per convenienza. Si fa quindi sempre più realistica la soluzione di un Europa a due velocità. Ma se questo è pressoché un dato di fatto, rimane insoluto il problema dei problemi: chi è in grado di guidare un’Unione Europea profondamente rinnovata?
Classe politica inadeguata
Al di là dell’analisi di politica economica, il buon senso comune induce a definire l’attuale classe dirigente inadeguata. È ancora viva l’immagine dell’umiliazione subita da Ursula von der Leyen alla corte privata scozzese di Donald Trump. Da allora la presidente tedesca della Commissione ha continuato a piegare l’impianto istituzionale della nostra Unione all’agenda dei grandi interessi privati. A partire dai vari pacchetti della ‘semplificazione’ che hanno smantellato i progressi socio-ambientali europei in materia ambientale e sociale. In piena assonanza con la narrazione trumpiana divulgata con furore dalle destre europee che hanno fatto di tutta l’erba un fascio, descrivendo le direttive sul rispetto di norme ambientali o della privacy come negazione alla libertà d’impresa. Ricordiamo tutti l’attacco alle regole digitali da parte di J.D. Vance dal palco di Monaco un anno fa in cui dichiarò guerra alle tutele europee per l’ambiente a quelle per la nostra privacy in campo digitale. La Van der Leyen ha di fatto assecondato quelle critiche e tutte le richieste provenienti dall’ala più oltranzista della deregolamentazione.
Deregolamentazione col trucco
- In un clima da caccia alle streghe per tutto ciò che fosse definibile come ‘sistema di regole’, la Commissione UE ha spacciato per urgenza la deregolamentazione mediante i cosiddetti pacchetti omnibus. In deroga, e in barba, alla trasparenza politica e soprattutto al coinvolgimento della società civile rappresentata da quei tanti cittadini europei che hanno chiesto di tutelare l’ambiente in cui vivono, di regolare il mercato sulla base di diritti sociali e che, infine, reclamano la proprietà delle informazioni personali. Competitività è creare un proprio modello unico e distintivo. Saperlo negoziare è una missione politica e non un compromesso al ribasso.

