ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

L’Europa si accorge che in Libano la tregua non esiste

L’Europa si accorge che in Libano la tregua non esiste

Politica estera

29/05/2026

da Il manifesto

Andrea Valdambrini

Sotto Tiro Dal Consiglio esteri informale a Cipro emerge «preoccupazione » ma nessuna condanna, la Ue è ferma alla risoluzione 1701 mentre Israele avanza e massacra. Sanzioni a Ben Gvir, tutto rimandato a giugno

L’Europa viaggia su tempi di reazione imbarazzanti: di fronte ai bombardamenti a tappeto israeliani e all’ordine di evacuazione di un terzo di Libano, l’alta rappresentante Ue agli esteri Kaja Kallas si limita a definire «una possibilità concreta» l’allargamento della guerra. «Giorno dopo giorno, il cessate il fuoco in Libano sembra essere sempre più nominale», ha aggiunto Kallas al termine del Consiglio esteri informale a Cipro, il cosiddetto Gymnich. Come se la tregua fosse davvero mai entrata in vigore.

DAL TAVOLO dei capi della diplomazia dei 27 emerge la preoccupazione europea per il deterioramento della situazione lungo il confine israelo-libanese e per la sicurezza della missione Unifil, finita più volte sotto attacco durante l’escalation israeliana degli ultimi mesi nel sud del Libano. Bruxelles continua a chiedere il rispetto della risoluzione 1701 dell’Onu, che regola il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.

Quanto alle possibili sanzioni europee contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, è ufficiale il rinvio di ogni discussione al Consiglio esteri di metà giugno a Lussemburgo. Kallas ha spiegato che il dossier sarà affrontato in quella sede, anche alla luce della crescente pressione esercitata da alcuni Stati membri dei governi finora contrari a sanzionare ministri israeliani (Germania e Italia, almeno finora, per prime).

Il tema è stato sollevato dall’Italia dopo il trattamento riservato dalle autorità israeliane agli attivisti della Global Sumud Flotilla. Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha chiesto sanzioni individuali contro Ben Gvir, definendolo responsabile di «atti indegni».

NEL MIRINO della Farnesina c’è il ministro estremista, ma non il responsabile politico principale, delle violazioni e dei crimini di Tel Aviv, il premier Benjamin Netanyahu. Una volta colpito Ben Gvir, Roma sarebbe persino disposta a discutere della proposta franco-svedese di uno stop alle importazioni dalle colonie in Cisgiordania. Una posizione inedita, se confermata: il governo italiano guida da mesi il fronte dei contrari a ogni possibile provvedimento restrittivo verso Tel Aviv anche solo sul fronte commerciale.

Tajani ha poi riferito di aver lavorato sul dossier Ben Gvir attraverso incontri bilaterali con diversi partner europei, riscontrando «molto consenso». Il consenso però non basta, si decide all’unanimità. «Lavoriamo per questo obiettivo al prossimo Consiglio esteri», sostiene Tajani, pur sapendo che l’unanimità è impossibile da raggiungere. A Bruxelles ormai si sa: quando il tema è Israele, il rinvio è assicurato.

share