21/04/2026
da La Notizia
I 27 divisi sulle misure contro il caro-energia, Meloni a casa a mani vuote. Contro le richieste di Spagna e Italia muro di Germania e Olanda
Dopo che Eurostat ha confermato che l’Italia resta sotto procedura d’infrazione Ue, dal momento che il deficit nel 2025 ha superato la soglia del 3%, i margini di manovra del governo, per far fronte ai rincari energetici e alle spese della prossima Finanziaria, si sono drasticamente assottigliati. La speranza del governo Meloni era trovare una sponda in Europa per ottenere più flessibilità. La sponda l’ha trovata nella Spagna di Pedro Sanchez, da cui l’Italia resta però lontanissima in materia di diritto internazionale e per la postura nei confronti di Israele. Ma Roma e Madrid, al Consiglio informale Ue di Cipro conclusosi ieri, hanno trovato il muro di Germania e Olanda, oltre a quello della stessa Commissione europea.
La scelta di Ursula irrita Meloni
La scelta di Ursula von der Leyen di partire dagli aiuti di Stato senza intervenire sul Patto di stabilità ha alimentato il malumore di Giorgia Meloni. Le misure presentate a ridosso del vertice Ue, nella lettura italiana, finiscono infatti per avvantaggiare chi, Berlino in testa, può contare su ampi margini di bilancio, cristallizzando uno squilibrio che la premier non intende accettare. Per Palazzo Chigi il problema è evidente: senza una correzione delle regole, chi ha i conti più larghi potrà intervenire meglio e prima, mentre Paesi come l’Italia rischiano di restare schiacciati tra vincoli europei, caro energia e legge di bilancio. Ed è qui che si misura la debolezza politica del governo: molta propaganda sovranista, ma nessuna vera capacità di spostare gli equilibri europei quando i nodi arrivano al pettine.
La linea italiana è che, senza un margine di flessibilità sui conti, la risposta al caro energia è destinata a restare monca. Ma di sospendere il Patto, al momento, non se ne parla. Lo ha chiarito il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis: la clausola di salvaguardia generale è prevista in caso di grave recessione economica nell’Unione o nell’area euro, mentre oggi ci si trova in uno scenario di rallentamento, con uno spazio fiscale limitato e con la necessità, semmai, di misure fiscali temporanee e mirate. Un concetto rilanciato anche da von der Leyen. Né ci sono, al momento, spazi sugli eurobond, indicati da Roma e Parigi come leva per rafforzare la competitività europea.
Il muro di Germania e Olanda davanti alle richieste di Italia e Spagna
La Spagna ha chiesto alla Commissione di estendere da sei a dodici mesi i fondi del Recovery oltre giugno e di allentare le regole di bilancio per gli investimenti energetici come fatto per la difesa. Una linea condivisa anche da Roma. Peccato però che si tratti di soluzioni che non sono state affatto apprezzate dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dall’olandese Rob Jetten. Secondo Merz, le nuove priorità devono essere finanziate tagliando altri capitoli di spesa e ogni ipotesi di nuovo debito o di emissione di obbligazioni europee è fuori discussione. Sulla stessa linea c’è l’Olanda. Jetten ha avvertito che si sta formando un ampio fronte, con Irlanda e Paesi scandinavi, per chiedere un bilancio europeo più snello e moderno. Già, perché un altro fronte aperto è quello del nuovo bilancio europeo. Il tema di aumentare le risorse proprie dell’Ue continua infatti a dividere i 27, con i frugali che fanno muro.
Non solo sul Patto, l’Ue frena Roma pure sullo scostamento
Le divisioni sono tali e tante che il Consiglio informale di Cipro si è concluso con un nulla di fatto, rinviando tutto all’Ecofin di maggio. Intanto Meloni è tornata sulle spese per la difesa: restano importanti, ha detto, ma di fronte all’emergenza energia esiste una priorità che viene prima. E dopo il nulla di fatto sul Patto, l’Ue mette in guardia l’Italia anche sulle ipotesi di un nuovo scostamento per far fronte ai rincari energetici, come rilanciato ieri da Matteo Salvini. Un portavoce della Commissione europea ha ricordato all’Ansa che, secondo il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita, gli Stati membri soggetti a una procedura per disavanzo eccessivo devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta.

