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L’Europa tratta di nascosto ma «de facto» con i talebani

L’Europa tratta di nascosto ma «de facto» con i talebani

Politica estera 

24/06/2026

da Il manifesto

Anna Maria Merlo

Stendiamo un velo Una delegazione del regime di Kabul è stata ricevuta a Bruxelles per parlare di rimpatri

È stato «l’incontro della vergogna» per i numerosi manifestanti che si sono riuniti ieri in place du Trône, a Bruxelles, per protestare contro l’invito della Ue a 5 rappresentanti del regime dei talebani, passando oltre una risoluzione del Parlamento europeo di maggio, che ne chiedeva l’annullamento. Un regime non riconosciuto dalla Ue, che il Network of Afghan Diaspora Organisation in Europe ricorda essere messo al bando dall’Onu e che per le ong di difesa dei diritti umani impone un «apartheid di genere».

QUASI DI NASCOSTO, per «ragioni di sicurezza», la delegazione afghana (arrivata da Kabul con scalo in Turchia), guidata da Abdel Qahar Balkhi, capo della comunicazione al ministero degli Esteri, è stata ricevuta da rappresentanti della Commissione e di 15 paesi membri – la manovra è stata organizzata in cooperazione con la Svezia e il Belgio ha concesso 5 visti non Schengen di un giorno – per discutere sulle modalità di rinvio di esiliati afghani indesiderabili. Una riunione che la Commissione ha precisato essersi svolta solo «a livello tecnico», senza politici presenti. Sul tavolo: la deportazione delle «persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza e ai criminali pericolosi che gli Stati membri desiderano rimpatriare».

L’invito si inserisce nel quadro dell’ultima svolta restrittiva nella politica di immigrazione della Ue: il 12 giugno è entrato in vigore il Patto asilo immigrazione. Il commissario agli Affari interni, Magnus Brunner, ha detto senza arrossire: «Non riconosciamo certo il regime talebano, ma penso che sia comunque importante parlare con loro». Gli afghani sono da anni la prima nazionalità a chiedere l’asilo in Europa. Le domande sono ancora più di un milione, ma meno della metà viene accettata. E ora una ventina di paesi Ue cerca la via per espellere migranti considerati «una minaccia alla sicurezza».

LA GERMANIA DAL 2024 ha organizzato charter verso Kabul, con scalo nel Qatar, per espellere delle persone con precedenti penali. A settembre, l’Austria ha ricevuto a Vienna una delegazione talebana. Ci sono già stati due viaggi a Kabul di responsabili Ue, l’ultimo a gennaio, per trovare soluzioni «diplomatiche» per le espulsioni. Secondo una stima del 2025, sono già 18mila gli afghani rifugiati in Europa che hanno ricevuto l’ordine di lasciare il territorio Ue.

Anche la riunione «tecnica» di ieri serviva allo stesso scopo: intavolare una discussione sulla cooperazione, l’identificazione e la consegna dei necessari documenti di viaggio per i cittadini afhani da rimpatriare. Una cooperazione che Amnesty International già a gennaio aveva accolto con «inquietudine». Ma per il Abdel Qahar Balkhi quella di ieri è stata una «visita storica», un’occasione per discutere della riapertura di molti servizi consolari afghani in Europa.

Nelle rappresentanze diplomatiche afghane in Europa, infatti, il personale è ancora quello di prima del 2021 e del ritorno al potere dei talebani seguito alla fuga degli statunitensi. Per il momento, solo la Germania ha accettato personale inviato dal nuovo regime.

ADESSO, I TALEBANI vogliono avere il lasciapassare per controllare i consolati e, di conseguenza, i loro cittadini (una pratica di tutte le dittature all’estero). È sempre Amnesty International a denunciare i rischi che incorrono queste persone, in caso di ritorno forzato: prigione, torture, desaparecidos.

L’ONG CHE SI OCCUPA della difesa dei diritti umani punta il dito sulla violazione del principio di obbligo di non respingimento/espulsione verso paesi a rischio umanitario. Senza dimenticare che il 23 gennaio 2025, la Corte penale internazionale ha chiesto il mandato di arresto contro la guida suprema dei talebani, Haibatullah Akhundzada, e contro il presidente della Corte Suprema di Kabul, Abdul Hakim Haqqani, per crimini contro l’umanità e di genere. Per Human Rights Watch, «i paesi Ue minano la loro credibilità, condannando da un lato i crimini dei talebani, esigendo che gli autori paghino, ma contemporaneamente cooperando con i talebani per i ritorni forzati».

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