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Libia Orientale. Prosegue la detenzione dei dieci attivisti della Global Sumud Flotilla

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Politica estera

17/06/2026

da Pagine esteri

Redazione

Da oltre tre settimane dieci attivisti internazionali, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, sono trattenuti dalle autorità della Cirenaica. Una detenzione arbitraria e finalizzata a scoraggiare iniziative di sostegno a Gaza.

Da oltre tre settimane dieci attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla restano detenuti nella Libia orientale senza che venga indicata una data per il loro rilascio. Tra loro ci sono anche i due italiani Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia. Si tratta di una detenzione arbitraria utilizzata come strumento di intimidazione politica.

Le autorità della Cirenaica, controllata militarmente dall’Esercito nazionale libico guidato dalla famiglia Haftar, contestano agli attivisti una serie di presunte violazioni. La prima riguarda l’utilizzo di un visto turistico collettivo che, secondo gli apparati di Bengasi, sarebbe stato impiegato per attività di carattere politico. La seconda riguarda lo spostamento nelle regioni orientali del Paese senza una preventiva autorizzazione di sicurezza. La terza contestazione fa riferimento al tentativo di raggiungere il confine egiziano, che secondo le autorità locali non può essere attraversato da cittadini di Paesi terzi. Infine, viene contestata la partecipazione a un’iniziativa collettiva non autorizzata.

Accuse di natura amministrativa e che non possono giustificare una detenzione prolungata di oltre tre settimane. Ancora più problematica è l’assenza di informazioni trasparenti sulle procedure adottate, sui provvedimenti giudiziari eventualmente emessi e sui tempi previsti per la conclusione della vicenda. Gli stessi legali della Flotilla affermano di non aver ricevuto una copia ufficiale dell’ordine che avrebbe prorogato il fermo.

Le posizioni delle autorità orientali non sono nuove. Già nelle settimane precedenti il ministero degli Esteri del governo designato dalla Camera dei rappresentanti aveva chiarito che il passaggio verso l’Egitto sarebbe stato consentito soltanto previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni e aveva invitato gli organizzatori a consegnare gli aiuti alla Mezzaluna rossa libica affinché fossero trasferiti attraverso i canali ufficiali. Dopo il fermo dei dieci attivisti, avvenuto il 24 maggio, lo stesso ministero aveva sostenuto che il gruppo si fosse spostato sul territorio senza aver completato tutte le procedure richieste.

La ricostruzione degli attivisti è però differente. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, ripete che i partecipanti al convoglio erano in possesso di visti regolari per l’ingresso in Libia occidentale e che, una volta raggiunta la zona controllata dalle forze dell’est, sono stati inizialmente autorizzati a procedere. Soltanto successivamente sarebbero stati fermati. “Non hanno sfondato il checkpoint”, ha dichiarato Delia, respingendo una delle accuse circolate negli ambienti vicini alle autorità della Cirenaica.

Dietro la vicenda emerge anche una chiara dimensione politica. Secondo fonti libiche, la prosecuzione della detenzione dipenderebbe direttamente da Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar e figura sempre più influente nella catena di comando militare della Libia orientale. Nelle ultime ore è inoltre circolato un decreto che lo indicherebbe come “comandante in capo facente funzione”, un passaggio che segnerebbe l’avvio della successione al padre dopo oltre dodici anni di leadership militare.

Le stesse fonti spiegano che l’obiettivo delle autorità sarebbe quello di impartire una “lezione” agli attivisti e scoraggiare future iniziative internazionali organizzate senza il coordinamento degli apparati di sicurezza della Cirenaica. Una motivazione che, se confermata, rafforzerebbe ulteriormente l’impressione che la detenzione non risponda soltanto a presunte violazioni amministrative ma persegua finalità esemplari e deterrenti.

Non sarebbe la prima volta. Già nel giugno dello scorso anno un convoglio della stessa iniziativa era stato bloccato nei pressi di Sirte e costretto infine a rinunciare al viaggio verso il valico di Rafah. L’attuale vicenda sembra dunque inserirsi in una più ampia strategia di controllo delle mobilitazioni internazionali dirette verso Gaza.

Nel frattempo cresce la mobilitazione per la liberazione dei detenuti. In un videomessaggio, Maria Rosaria Centrone, sorella di Domenico, ha lanciato un nuovo appello. “Mi unisco all’appello dei miei genitori e di tante altre persone per far sì che Nico e gli altri vengano liberati, perché sono persone innocenti, sono persone etiche, sono persone buone e non soltanto non hanno commesso alcun illecito, ma sono anche persone che non avevano assolutamente intenzione di fare male a nessuno”, ha dichiarato.

Alcune associazioni studentesche e gruppi di attivisti e sostenitori hanno organizzato presidi in tutta Italia per chiedere il rilascio di Centrone e Alberizia e degli altri otto attivisti internazionali. Finora, tuttavia, dalle autorità della Libia orientale non è arrivata alcuna indicazione sui tempi della loro liberazione.

Più passano i giorni, più la vicenda assume il carattere di una detenzione arbitraria con finalità politiche contro una missione civile e non violenta di solidarietà con la popolazione di Gaza.

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