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L’Ice sfodera i taser contro i manifestanti di Delaney Hall

L’Ice sfodera i taser contro i manifestanti di Delaney Hall

Politica estera

29/05/2026

da Il manifesto

Marina Catucci

Stati uniti Nel centro di detenzione per immigrati c’è lo sciopero della fame: condizioni inumane. Le proteste vengono represse con violenza

Quando arriviamo al centro di detenzione Delaney Hall, a Newark (New Jersey) mercoledì pomeriggio, non sta accadendo nulla. Il cielo è grigio. L’edificio è un blocco anonimo color sabbia, con il nome scritto sopra l’ingresso come su un ufficio postale, doppio reticolato e filo spinato davanti. Attaccata al corpo principale c’è una struttura a gabbia semicilindrica: non assomiglia a niente di carcerario nel senso classico. C’è un gruppo di manifestanti sul marciapiede, un gruppo di agenti dell’Ice in silenzio, diversi fotografi. Il rumore principale è quello dei camion che passano sulla strada ad alta percorrenza che costeggia la prigione: ogni tanto uno suona il clacson, in segno di solidarietà. Si sente anche il ronzio dei droni, intermittente. Un’ora prima, stando a chi era sul posto, c’era ancora lo spray urticante nell’aria.

DELANEY HALL è un centro di detenzione per immigrati gestito dal Geo Group in virtù di un contratto quindicennale da un miliardo di dollari firmato con l’amministrazione Trump. Capienza ufficiale: quasi 1.200 posti. Riaperto nel 2025 dopo anni di chiusura, è il più grande centro di detenzione dell’area metropolitana di New York. I detenuti cucinano, puliscono, riparano la struttura per un dollaro al giorno, a volte per niente.

Venerdì scorso in circa 300 hanno proclamato uno sciopero della fame e del lavoro. Le condizioni contestate includono minacce, violenze, cibo scarso e infestato di vermi, cure mediche inadeguate. Stella – nome di fantasia – viene qui da quando sua madre faceva visite ai detenuti senza familiari. Dopo la morte della mamma ha continuato lei. «Mi sono iscritta per andare a trovare le persone che non hanno nessuno. Sabato era tranquillo. Domenica era tutta un’altra cosa».

Quella sera Ice ha tentato di trasferire Martín Soto, uno degli organizzatori dello sciopero. Gli attivisti hanno bloccato il furgone e gli agenti hanno risposto con lacrimogeni e manganellate, spingendo le persone a terra. Soto è stato trasferito, al centro di detenzione di Elizabeth.

LUNEDÌ IL SENATORE democratico del New Jersey Andy Kim è stato colpito dallo spray urticante mentre cercava di mediare dopo un’ispezione all’interno della struttura. Ha parlato ai giornalisti nell’angolo delle conferenze stampa a fianco del marciapiede dove passano i colossi su gomma, come ha fatto poi anche la governatrice Mikie Sherrill, dopo essere stata respinta all’ingresso. Il sindaco Ras Baraka ha chiesto al procuratore generale dello stato di aprire un’indagine su Delaney Hall.

Dopo giorni in cui i lacrimogeni sembravano inesauribili, adesso di giorno la situazione è relativamente calma. È la notte che porta le esplosioni. Uno standoff che può durare ore: agenti dell’Ice da un lato, manifestanti dall’altro, nessuno si muove, poi all’improvviso il caos. Gli agenti che presidiano il perimetro hanno tutti il viso coperto, ma dal poco che trapela sembrano per lo più ventenni. Si vede che sono spaventati, e questo non è rassicurante. Sui Suv blu scuro parcheggiati nel piazzale c’è scritto, in lettere dorate: «Defend the Homeland». I fotografi presenti ripetono che sembra di essere tornati ai giorni degli scontri di Minneapolis, con una differenza: qui ci sono anche i taser.

Il pericolo più concreto lo crea la strada. Quando partono le cariche con pepper spray e manganelli, le persone accecate si allontanano sbandando verso il traffico, ed è il rischio più immediato di tutta la situazione.

Stella fa parte di Eyes on Ice New Jersey (Eoinj), un gruppo di base che mantiene una presenza 24 ore su 24 fuori dalla struttura, cercando di bloccare attivamente i trasferimenti dei detenuti. Stella si occupa dei contenuti e dei post sui social: ciò che preoccupa lei e gli altri attivisti è che gli scontri stiano oscurando lo sciopero della fame. «Adesso abbiamo l’attenzione dei media e dei politici. Ma prima non importava niente. Perché ci è voluto tutto questo? Stiamo cercando di riportare il focus sui detenuti. Bisogna restituire loro la voce. Questa è la loro storia».

LUNEDÌ, MENTRE se ne andava, ha notato macchine dell’Ice con i vetri oscurati che sembravano seguirla. «Non posso confermarlo con certezza. Ma avevano quell’aspetto». D’altronde come si fa a essere sicuri? Le macchine dell’Ice sono riconoscibili proprio perché cercano di non esserlo. Quella stessa notte, racconta, un veterano, cittadino americano, è stato arrestato mentre prestava assistenza medica fuori dalla struttura. «Lo hanno portato dentro Delaney Hall. Credo lo abbiano picchiato. Poi lo hanno lasciato da qualche parte nel New Jersey».

Intanto si segnalano scioperi della fame in altri centri di detenzione in tutto il paese: a Adelanto, in California, i detenuti del Desert View Annex hanno interrotto il lavoro per condizioni analoghe. «Le cose stanno andando molto in fretta», dice Stella. «Mentre ero lì era tutto calmo e quando me ne sono andata la gente è stata colpita dallo spray urticante. Penso che l’estate del 2026 sarà come quella del 2020, dopo l’omicidio di George Floyd».

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