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L’ignoranza ha preso le redini della storia

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03/04/2026

da Remocontro

Antonio Cipriani

L’ignoranza è il terreno fertile sul quale la menzogna tesse le sue trame di potere. Chi ignora, chi non ha gli strumenti per dubitare, chi non possiede nessun reattivo senso critico e neanche il privilegio del dubbio, è il cittadino perfetto nel sistema culturale e mediatico che alimenta politica, governi e scelte efferate in una realtà in cui la verità è un dettaglio. Cavalcare l’ignoranza è diventato il legittimo strumento del demagogo e dello statista.

In questi giorni si è parlato tanto, troppo, della questione legata alla Brigata ebraica nella manifestazione del 25 aprile. Nello scorso Polemos, a caldo, avevo scritto come era nata e che cosa aveva fatto nella seconda guerra mondiale la Brigata ebraica, un gruppo militare giunto dalla Palestina che ha combattuto sotto la bandiera britannica da marzo ad aprile del 1945. E poi mi sono reso conto, leggendo i giornali, ascoltando forbite interpretazioni, che la maggior parte delle persone non sapevano neanche questo. Che quasi tutti confondono il contributo degli ebrei nella Resistenza con la Brigata ebraica che non ha fatto parte della storia della Resistenza italiana.
Ma non solo. Al netto delle bandiere dello scià di Persia e di quelle dello Stato accusato di genocidio, Israele, in pochi hanno ricostruito fedelmente ciò che è accaduto veramente nella manifestazione del 25 aprile a Milano, ignorando testimonianze dirette e costruendo una narrazione vittimistica che ha però orientato il dibattito sui media. Insomma, quelli di “definisci bambino” sono riusciti nell’impresa politica e mediatica di creare confusione, di far infuriare tutti durante la manifestazione e dopo, impedendoci di celebrare un movimento bello e democratico, per correre dietro alle provocazioni.
Tutto questo senza neanche scomodare lo sparatore ventunenne, imbevuto di furia e vendetta, della comunità ebraica romana. Un caso singolo, hanno detto. Forse, si spera… Ma si colgono i segnali di una cattiveria crescente, di un fanatismo oscuro e ottuso, originato dalla ferocia politica del governo israeliano del “soli contro tutti”, del sentirsi al di sopra di ogni regola e anche al di sopra di ciò che consideriamo il bene e il male. Basta vedere l’arroganza della pirateria in acque internazionali del sequestro più vicino all’Italia che a Gaza, delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Con pestaggi e torture.

Così va il mondo. Mi sembra sia abbastanza evidente.
Che cosa ci dicono le follie criminali dello stato canaglia? Che cosa ci dice la pavida indifferenza dei governi democratici di fronte alla barbarie della storia in presa diretta? E la questione della Brigata ebraica, che ogni anno riappare a intossicare una memoria e un futuro? Ci dice che laddove lo spazio pubblico è colonizzato dalla menzogna, la verità è perdente. E lo è anche di fronte a testimonianze e alla realtà dei fatti. Perché la narrazione prepotente – non so quanto volontariamente o involontariamente non sincera – pone la questione fuori dal giudizio democratico e civile.

C’è un bel testo del giornalista israeliano Gideon Levy su Internazionale. Spiega bene quanto l’ignoranza abbia alimentato false notizie diventate nel corso dei decenni principi indiscutibili. È delicato nel suo ricordare come fosse una festa per lui bambino il giorno dell’indipendenza di Israele, quando ancora non sapeva niente dalla Nakba e di che cosa volesse dire quello stesso giorno per i palestinesi che erano stati privati della loro terra e cacciati dalle loro case. Levy è un attento studioso della realtà israeliana e non chiude gli occhi di fronte alla follia di chi governa quello stato. Ma va oltre. Ha il coraggio di porre la verità nello spazio pubblico, svelando che cosa cela la menzogna alla quale i nostri media sono ormai abbonati.
“Israele non è mai stato una vera democrazia – scrive – . L’anniversario dell’indipendenza è stato un ottimo momento per dirlo chiaramente. L’unico periodo in cui i palestinesi non sono stati sottoposti al dominio militare è durato pochi mesi, tra il 1966 e il 1967. Fino ad allora il controllo da parte dell’esercito si applicava ai cittadini arabi di Israele, mentre in seguito è stato applicato ai territori occupati di Gaza e della Cisgiordania. Uno stato con un regime militare permanente non è una democrazia. Punto.
Lo stesso vale per l’apartheid, che non è nato negli ultimi anni ma nei primi giorni dello stato ebraico, con un forte consolidamento dopo l’occupazione del 1967.

Lungo tutto il corso della sua storia, prima dell’occupazione del 1967 e sicuramente dopo, Israele non ha mai accettato l’idea che i palestinesi abbiano gli stessi diritti degli ebrei israeliani nella terra compresa tra il Giordano e il mare. Fatto ancora più importante, Israele non ha mai considerato i palestinesi esseri umani al pari degli ebrei. Questa rimane la radice del problema, e nessuno ne parla.

L’unico cambiamento sostanziale emerso negli ultimi anni è che una nuova megalomania israeliana ha sostituito il vecchio spirito del ‘pochi contro molti’ e di Davide (Israele) contro Golia (gli arabi). Questa megalomania ha raggiunto l’apice dopo il 7 ottobre 2023. Oggi gli israeliani sono evidentemente convinti che tutto gli sia permesso. Non riconoscono più alcun limite nell’uso della forza militare o nello sprezzo della sovranità della maggior parte degli stati della regione.”

  • Basterebbe poco per fermare questa deriva, che non ci porterà a un mondo migliore o di pace. Basterebbero statisti meno imbevuti di paure e di menzogna. Basterebbe ripensare il sistema di ignoranza globale che ci sta conducendo alla catastrofe, a una catastrofe mondiale che è nel sogno dei fanatici “soli contro tutti”. Un sogno incomprensibile, che per l’umanità è un incubo.
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