ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

L’Impero persiano poco studiato alla Casa Bianca

L’Impero persiano poco studiato alla Casa Bianca

Politica estera

09/03/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Mojtaba nuova Guida Suprema dell’Iran. I paesi del Golfo sotto attacco: torre in fiamme a Kuwait City, due morti in Arabia Saudita, esplosioni a Abu Dhabi e in Bahrein, ci sono feriti. Pioggia acida a Teheran dopo i raid sugli impianti di petrolio. La reazione iraniana che sta bloccando lo stretto di Hormuz, e gran parte del petrolio e gas necessari al mercato mondiale. Azzardi via terra di milizie del dopo Saddam, tra curdi e sciiti iracheni. Irak nuovamente a rischio. Ma Trump e Netanyahu sanno contro chi fanno guerra? 

Confusione o ignoranza?

Chi sa se l’inquilino della Casa Bianca, di cultura immobiliare nota, ha frequentato anche la storia antica. l’Iran prima di essere Iran è stato Persia e per secoli è stato il cuore di grandi imperi, governati da sovrani che si facevano chiamare ‘Re dei Re’, Shahanshah: figure in cui il potere politico e quello sacro si confondevano. Con Ciro il Grande, nel VI secolo a.C., la Persia non è solo un territorio: è un’idea di ordine, di giustizia, di equilibrio tra potere e morale. Al centro c’è lo zoroatrismo, religione che parla di scelta, responsabilità e del conflitto eterno tra Bene e Male, e il mondo come un ‘campo di battaglia etico’, in cui ogni essere umano è chiamato a prendere posizione. Un’idea che riemerge nei secoli, anche nello sciismo, ‘ordinare il bene e proibire il male’. Ma oggi, nella confusione dei nomi nei secoli, è confusione sulla sua ‘battaglia etica’. Da tutte e tre le parti e le fedi in campo.

‘Salto nel buio’ per Trump e incasso incerto per Netanyahu

Trump esitante: «Il conflitto durerà anche quattro o cinque settimane. Non sarà difficile mantenere l’intensità dell’offensiva, abbiamo enormi quantità di munizioni immagazzinate in tutto il mondo in diversi paesi. Ma potrebbe costare in termini di vite umane». Problemi di armamenti ammessi nello smentirli. Pronostici di un conflitto lungo sui mercati mondiali. Operazione, Epic Fury, ‘Furia Epica’ per gli americani, e ‘Mivtsa Sheagat Haari, Leone Ruggente, per Israele che si prepara da anni contro l’Iran. Alle 21.38 ora italiana di venerdì 27 febbraio, il Central Command degli Stati Uniti ha ricevuto il via libera definitivo dal presidente Trump. Mentre si attendeva un summit ‘tecnico’ a Vienna, la Casa Bianca aveva già deciso, sulla scia degli israeliani, il ricorso alla forza.

Conflitto forzato

L’intransigenza americana nelle trattative lasciava trasparire la volontà di Washington di entrare in guerra per sfruttare il momento di debolezza interna del regime. Ripetendo il copione della guerra dei 12 giorni di giugno 2025. L’intervento USA come un supporto all’alleato ebraico, per cercare di rendere l’intervento politicamente più accettabile agli elettori americani che presto dovranno dare la pagella di metà mandato a un Trump sempre meno credibile. E subito la tragedia del bombardamento per di una scuola elementare femminile a Minab, con 165 morti, fra ragazzine e insegnanti, «Così è stato scatenato un conflitto dalle conseguenze imprevedibili contro una nazione che, pur con enormi problemi interni, può rivelarsi coriacea», l’allarme di Mirko Molteni in Analisi Difesa.

L’Impero persiano

La leadership iraniana, nonostante le perdite, è ottimista, al momento. Per il ministro degli Esteri Araghchi, «sarà Teheran a decidere quando e come finire la guerra». «Il segretario alla Sicurezza Larijiani rivendica l’antichissima eredità della Persia: «Difenderemo noi stessi e la nostra civiltà antica di seimila anni». Un esperto italiano, il professore Federico Donelli, docente a Trieste, scrive di ‘miopia israelo-americana’: «In 40 anni l’Iran ha creato una struttura politico-istituzionale che può andare avanti e funzionare anche sotto attacco. E’ ancora presto per parlare di regime che crolla. In Iran c’è una dissidenza interna e una esterna al paese, ma i dissidenti interni non vogliono questo tipo di cambio, con vertici decisi da Stati Uniti o da Israele». Salvo rischiosi arruolamenti etnici sui confini.

Armamenti e catastrofe economica

Financial Times: «gli iraniani sanno che gli arsenali degli antimissile nemici sono costosi e richiedono anni per essere colmati. Lanciano i missili più vecchi per smaltirli, tenendo quelli più moderni a combustibile solido per attacchi successivi». Intanto anche gli americani devono fare i conti con la possibile carenza di missili antimissili, avverte il Wall Street Journal.  Ma l’Iran, con discreti mezzi di interdizione, minaccia lo stretto di Hormuz e ormai sono oltre 150 le petroliere bloccate su entrambi i lati del passaggio tra Golfo Persico e l’Oceano Indiano. «Imbottigliato circa il 20 % del greggio mondiale, con effetti economici dirompenti». Secondo gli analisti di Goldman Sachs, una chiusura prolungata di Hormuz causerebbe un aumento di ben il 130% del prezzo del gas.

Alla canna del gas

Sempre Goldman Sachs: con la guerra si registra un balzo dei prezzi di noleggio per le navi cisterna. Gli armatori e i broker, secondo Bloomberg, chiedono oltre 200.000 dollari al giorno per le navi cisterna, circa il doppio che veniva pagato prima dell’attacco all’Iran. Gli analisti prevedono che il prezzo del Brent possa superare rapidamente i 100 dollari al barile, con stime fino a 140 dollari in caso di blocco prolungato. Guai anche per la Cina, grande acquirente di petrolio iraniano (circa 1,5 milioni di barili al giorno). Attraverso quel tratto di mare passano i cargo carichi di GNL che dal Qatar vanno in Europa, nel Middle East asiatico e in Cina. Se tali forniture dovessero interrompersi, la Cina sarebbe costretta a rifornirsi altrove, con conseguenze a catena per l’inflazione globale.

Guerra solo in Medio Oriente?

  • Il dipartimento di Stato Usa ha ordinato la partenza del personale diplomatico ‘non urgente’ dalle ambasciate in Iraq, Giordania e Bahrein. Allarme in Turchia sul coinvolgimento di altri Paesi arabi o peggio di curdi, con Israele che ha colto l’occasione per attaccare anche il Libano. Il ministro degli Esteri russo Lavrov avverte che le aspirazioni degli Stati Uniti potrebbero non limitarsi a Iran, Venezuela e Cuba. L’intervento militare contro l’Iran rappresenta, secondo il New York Times, «la più grande scommessa della presidenza Trump». Trump che attacca il predecessore Biden per le troppe armi date al presidente ucraino Zelensky e non rimpiazzate.
share