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L'iniziativa. In barca, diretti a Gaza: cos'è la Flotilla di cui parlano tutti

L'iniziativa. In barca, diretti a Gaza: cos'è la Flotilla di cui parlano tutti

Politica Estera

29/08/2025

da Avvenire

Riccardo Michelucci

Ispirato dalla marcia dei Cinquecento di Sarajevo, un gruppo di barche partirà domenica da Barcellona. Il digiuno dei medici italiani

La società civile internazionale lancia un’imponente mobilitazione per Gaza nel momento esatto in cui l’offensiva israeliana sta per raggiungere il suo punto più critico con l’evacuazione forzata delle popolazioni della Striscia.

È la Global Sumud Flotilla: proprio come la storica marcia dei Cinquecento di Sarajevo di circa trent’anni intende ripetere quella sfida via mare con un gruppo di imbarcazioni civili che solcheranno le acque del Mediterraneo per tentare di rompere il blocco navale e l’assedio che tiene imprigionata la popolazione. Ma anche per mandare un messaggio potente di dignità e resistenza nonviolenta. Già ieri sera, un migliaio di persone si sono riunite a Barcellona in una manifestazione a sostegno del popolo palestinese che ha fatto da cornice all’annuncio della partenza della missione dal porto catalano.

«Sono anni che mettiamo in mare iniziative di questo tipo ma di fronte al genocidio in corso abbiamo deciso di fare un salto di qualità organizzando la più grande missione marittima civile mai tentata verso Gaza. Ci saranno decine di imbarcazioni in rappresentanza di decine di paesi con la partecipazione di migliaia di volontari», ha detto il portavoce della Global Sumud Flotilla, Saif Abukeshek, che ha poi rivolto un appello ai governi e all’Unione Europea, affinché garantiscano la sicurezza della missione e impongano un embargo totale delle armi a Israele.

Le prime barche salperanno domenica 31 agosto da Barcellona e da Genova con a bordo tonnellate di aiuti umanitari. Il resto della flotta prenderà il largo il 4 settembre dalla Tunisia, dalla Grecia e dalla Sicilia. Si tratterà perlopiù di piccole imbarcazioni da diporto, in gran parte a vela, coordinate tra loro da una rete internazionale di movimenti e associazioni. Oltre un milione e mezzo di euro è stato raccolto da circa 30mila donatori per un’iniziativa cui prenderà parte una coalizione di attivisti, giornalisti, medici, personalità dello spettacolo e comuni cittadini con l’obiettivo di rompere l’assedio e stabilire un canale umanitario con la Palestina.

Al centro di tutto c’è il concetto di “Sumud”, una parola che in arabo significa perseveranza, resilienza e determinazione a non arrendersi anche quando le circostanze sembrano insormontabili. Tra gli attivisti e i politici pronti a salpare ci sono l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau, l’attivista ambientale Greta Thunberg, attori di fama internazionale come Susan Sarandon e Liam Cunningham, e tanti altri. L’Italia sarà presente con almeno un paio di equipaggi. «Sarà un’azione di resistenza nonviolenta nel pieno rispetto del diritto internazionale, un progetto nato dal basso, da donne e uomini della società civile che hanno voluto riempire un vuoto istituzionale, un vuoto di umanità», spiega Maria Elena Delia, coordinatrice italiana del Global Movement to Gaza. Tra le decine di volontari italiani ci sarà anche l’attivista italo-bosniaco Boris Vitlacil: «Porto la voce delle vittime di Sarajevo a quelle di Gaza: un ponte tra l’assedio del passato e il blocco del presente, nella speranza di dimostrare che la coscienza respira ancora di fronte a una desolazione calcolata».

Prima della partenza gli attivisti e gli equipaggi della Flotilla saranno preparati con un’apposita formazione nonviolenta e suggerimenti legali per una missione che ricorderà lo storico atto di resistenza civile collettiva compiuto a Sarajevo nel 1993 e che, proprio come allora, presenta non pochi rischi. In passato missioni simili verso Gaza sono state sempre ostacolate con fermi e arresti da parte delle autorità israeliane che hanno impedito l’arrivo delle imbarcazioni sulle coste della Striscia. Ieri, intanto, è iniziata anche la giornata nazionale di digiuno promossa dalla rete #digiunogaza, da Sanitari per Gaza e dalla campagna di boicottaggio “Teva? No grazie”. Una mobilitazione che coinvolge operatori sanitari, associazioni e sindacati, e che punta a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione umanitaria a Gaza.

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