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L’inutile ricatto dei vigilantes meloniani

L’inutile ricatto dei vigilantes meloniani

Editoriali

03/07/2026

da Il Manifesto

Micaela Bongi

Servizio pubblico Dopo quasi due anni di inattività imposta dalla destra che non accettava di dover mediare sulla scelta del presidente Rai, la commissione di vigilanza chiude i battenti

Dopo quasi due anni di inattività imposta dalla destra che non accettava di dover mediare – come invece prevede la legge – sulla scelta del presidente Rai, la commissione di vigilanza chiude i battenti. Le dimissioni in massa dei rappresentanti delle opposizioni tenuti in ostaggio, seguite dalle ridicole dimissioni degli esponenti della maggioranza, sono un gesto inevitabile e rumoroso.

Potranno servire al centrosinistra a rinfocolare la lunga campagna elettorale che porterà alle elezioni politiche mettendo sul conto di Meloni, insieme al tentativo di cucirsi addosso la legge elettorale e prendersi il Quirinale, anche l’occupazione a man bassa della tv fino all’ultima inquadratura in vista del voto, e lo sfregio a un’istituzione quale è la vigilanza Rai. Un’istituzione usata come strumento di ricatto e neutralizzata.

Ma per la chiusura della stessa commissione – fatta salva la comprensibile e doverosa preoccupazione di Mattarella – non c’è da stracciarsi le vesti. Anzi, c’è da augurarsi che non riapra affatto. La «Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi», nata nel 1975 per assicurare il pluralismo dell’emittente pubblica, è finita per diventare un’arma nelle mani della maggioranza di turno (ma bisogna riconoscere alla destra da Berlusconi in poi un’abilità e un’ostinazione di gran lunga prevalenti). Usata per tenere il fiato sul collo dei dirigenti Rai e le forbici della censura in bella vista. Non sono mancate negli anni audizioni più simili a processi dell’Inquisizione che a liberi confronti creativi, così come la produzione di regolamenti che in nome della par condicio puntavano a imbrigliare il più possibile il famoso Cavallo.

Ma in tempi di melonismo (complice la riforma Renzi che ha rafforzato il potere del governo sul servizio pubblico) anche i vigilantes della vigilanza sono diventati superflui. Inutile la disputa sulla presidenza del cda Rai (la designata, la forzista Agnes, aspettava da quasi due anni a bordo campo e nel frattempo presiede il consigliere anziano, il leghista Marano). Vano il gesto della presidente della stessa vigilanza, Barbara Floridia, che lascia in nome della «responsabilità». Di presidente ce n’è una sola, Giorgia Meloni, che accampando la “meritocrazia” (nel senso che i più fedeli meritano di essere premiati) ha fatto rimpiangere decenni di lottizzazione con un’occupazione che non ha fatto prigionieri e ha provocato moltissimi danni. La tv generalista è ormai vintage, ma gli amanti del genere avrebbero diritto a vedere qualcosa di decente oltre alla incessante propaganda governativa e al melonismo allo sbaraglio, prima di cedere come la stessa Meloni all’attrazione fatale di Temptation Island. La campagna elettorale sarà ancora lunga e spietata. Non è il caso di aspettare questa destra davanti al falò.

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