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L'Iran attacca le infrastrutture petrolifere e causa uno shock globale.Per Trump "presto passerà" ma Teheran lo sbugiarda: "Falso, il prezzo sfonderà i 200 dollari al barile"

L'Iran attacca le infrastrutture petrolifere e causa uno shock globale.Per Trump "presto passerà" ma Teheran lo sbugiarda: "Falso, il prezzo sfonderà i 200 dollari al barile"

Politica estera

09/03/2026

da La Notizia

Davide Manlio Ruffolo

L’Iran attacca le infrastrutture petrolifere in tutto il Medio Oriente e causa uno shock globale. Trump minimizza “presto passerà”, ma Teheran lo sbugiarda “falso, il prezzo sfonderà i 200 dollari al barile”

Dopo dieci giorni di feroce guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la pace resta un tabù. Al momento sembrano del tutto irrealistiche le prospettive di una guerra lampo, paventate da Donald Trump dopo l’avvio dell’operazione che sarebbe dovuta durare pochi giorni o, al massimo, una settimana.

Che il conflitto in Medio Oriente sembri destinato a durare a lungo lo lascia intendere lo stesso tycoon, parlando con il Times of Israel: ha spiegato che la decisione su quando porre fine alla guerra con l’Iran verrà “concordata con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu”, ma che per ora questo momento è ancora lontano dal verificarsi. Qualcosa su cui sembra d’accordo anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo cui “finché non finiranno gli attacchi” di Usa e Israele “non avrà senso parlare di cessate il fuoco, ma soltanto di difesa e rappresaglia contro i nemici”.

La giravolta di Trump sulla durata della guerra contro l’Iran

La cosa peggiore è che ormai quotidianamente il tycoon viene smentito dai fatti e, talvolta, perfino dai propri alleati. L’ultima boutade è quella, ripetuta da giorni da Trump, secondo cui “l’Iran è distrutto, non hanno più missili”. Peccato che la cronaca dimostri il contrario, con attacchi iraniani che continuano in tutto il Medio Oriente, e che il portavoce dell’esercito di Israele (Idf), Nadav Shoshani, abbia ammesso — di fatto sbugiardando il leader americano — che “l’Iran ha ancora una capacità di lancio di missili significativa. Abbiamo eliminato la maggioranza dei loro lanciatori e sono diminuiti i lanci di missili”, ma la strada per “neutralizzare la loro capacità militare è ancora lunga”.

E, infatti, dopo l’annuncio ufficiale della nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema — già anticipato nei giorni scorsi dai media occidentali — da Teheran è partita una selva di missili verso Israele, le basi americane in tutto il Medio Oriente e diverse infrastrutture dei Paesi arabi. Una nomina che ha infastidito Trump e Netanyahu, i quali hanno promesso che il nuovo vertice di Teheran subirà la stessa sorte del padre, Ali Khamenei, ucciso durante i raid.

Teheran non si piega

Dichiarazioni commentate dal capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ari Larijani, che con sorriso beffardo ha detto che la nomina di Mojtaba “ha provocato disperazione negli Stati Uniti e in Israele”, che dovranno presto affrontare la furia del nuovo leader. Furia che effettivamente si è tradotta in un numero sterminato di attacchi in tutto il Medio Oriente, con forti esplosioni registrate all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, dove — come noto — sono presenti postazioni militari legate agli Usa.

Attacchi che hanno interessato anche gli Emirati Arabi Uniti, ormai da giorni diventati uno dei bersagli preferiti di Teheran, e il Bahrein, dove un drone ha colpito un impianto petrolifero causando 32 feriti e spingendo il governo del Paese a dichiarare “lo stato di forza maggiore”, sospendendo le operazioni di estrazione del greggio. Di tutta risposta, Usa e Israele hanno continuato a martellare Teheran e numerose altre città iraniane, causando un numero non meglio precisato di vittime e feriti.

La guerra del petrolio

Una guerra mediorientale che, a differenza di quanto si possa pensare, sta causando uno shock energetico globale, con il prezzo del petrolio che di giorno in giorno continua a macinare record. Un’emergenza che Trump, sul social Truth, ha provato a minimizzare spiegando che questo “è un prezzo molto piccolo da pagare per garantire sicurezza e pace a livello globale”, dicendosi convinto che “a breve i prezzi del petrolio saliranno, ma dopo scenderanno rapidamente quando la minaccia nucleare iraniana sarà distrutta”.

Ma, al di là delle dichiarazioni di rito — a cui ormai pochi credono — la realtà è che a causare questa corsa dei prezzi non è soltanto la rappresaglia iraniana sugli impianti del Golfo, ma anche la serie di raid ordinata da Netanyahu sui depositi di petrolio in Iran. Attacchi che, secondo Axios, hanno fatto infuriare Trump, il quale aveva più volte posto il veto a simili operazioni spiegando che ciò si sarebbe potuto trasformare “in un boomerang”, perché avrebbe finito per spingere la società iraniana a sostenere il regime.

Tensione tra Washington e Tel Aviv

Che questa non sia solo una chiacchiera da bar lo si capisce dal fatto che oggi l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, e il consigliere Jared Kushner sarebbero dovuti atterrare a Tel Aviv, ma all’ultimo momento avrebbero annullato la visita in segno di protesta contro Netanyahu. Ma non è tutto. A Teheran è ben chiaro che proprio le tensioni sul petrolio sono “la migliore arma” in mano ai pasdaran, tanto che il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha detto che l’aumento dei prezzi “durerà a lungo” e che, se non cesseranno i raid di Usa e Israele, il mondo dovrà prepararsi a vedere “il petrolio arrivare a quotazioni mai viste”, sfondando perfino la soglia dei 200 dollari al barile. Una prospettiva che, se confermata, potrebbe mettere seriamente a rischio l’economia globale.

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