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L’Iran riapre Hormuz. Trump: «Lo chiudo io, anzi accordo vicino»

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Politica estera

18/04/2026

da Il Manifesto

Francesca Luci

Golfo Teheran garantisce il passaggio a tutte le navi commerciali, anche quelle Usa. Il tycoon dice tutto e il suo contrario, poi punta l’uranio. Verso un nuovo tavolo a Islamabad: l’obiettivo è un accordo quadro con il quale estendere la tregua

A Teheran persino l’aria si respira con cautela. Chi è tornato nella capitale dopo settimane di fuga racconta. Le scosse delle esplosioni in quaranta giorni vibrano ancora sotto la superficie. Le conseguenze sulla popolazione si aggravano. Edifici residenziali con le facciate squarciate, ospedali e scuole colpiti, infrastrutture energetiche e industriali compromesse: la città è ferita e offesa.

Il blackout di internet taglia fuori dal lavoro dieci milioni di persone che gestiscono attività online. I prezzi degli alimentari sono aumentati vertiginosamente: i latticini costano oltre il 40% in più rispetto a prima. E ancora non è finita, la guerra è in agguato, pronta a riemergere.

L’Iran prende in considerazione il cessate il fuoco in Libano e annuncia l’apertura dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli esteri Abbas Araghchi scrive: «Il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate il fuoco». Il transito sarà consentito a tutte le navi commerciali, comprese quelle battenti bandiera statunitense, eccetto le unità militari, ha precisato un funzionario dalla tv di Stato.

TEHERAN INTENDE presentarsi come un attore responsabile sulla scena mondiale e allo stesso tempo consolidare il fronte interno: il potere della Repubblica islamica dimostra di poter incidere sugli equilibri globali, controllando un nodo strategico.

La riapertura di Hormuz arriva come un segnale positivo per i mercati. Il prezzo del Brent ha perso l’8,5%, dando ossigeno a economie provate da settimane di tensione. Resta però l’incognita del «dopo». L’idea di uno stretto con transiti condizionati o a pagamento rimane una discussione aperta in Iran. Intanto centinaia di navi bloccate riprendono la rotta in un corridoio da cui passa circa un quinto dell’energia mondiale. Non solo petrolio e gas, anche fertilizzanti e materie prime cruciali come l’elio tornano a fluire, con effetti diretti su industria e tecnologia.

Poco dopo il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha scritto in una serie di post sul social Truth: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz. Non sarà più usato come arma contro il mondo!». Ma ha aggiunto che il blocco navale americano rimane in vigore. La persistenza del blocco trova riscontro nelle parole dei funzionari iraniani.

Tuttavia, ha già mostrato le prime crepe: ieri la società di analisi dei dati marittimi Kpler ha comunicato all’Afp che tre petroliere iraniane – la Deep Sea, la Sonia I e la Diona, tutte soggette a sanzioni americane – hanno attraversato lo Stretto mercoledì, trasportando complessivamente circa cinque milioni di barili di greggio. Le tre navi avevano caricato il cargo all’isola di Kharg.

LA CINA, che ha assorbito il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran, circa 31,5 miliardi di dollari nel 2025, ha definito il blocco americano «pericoloso e irresponsabile», ponendo le basi per una potenziale crisi diplomatica nel caso in cui una nave cinese dovesse rimanere coinvolta dal blocco.

La previsione che nei prossimi negoziati si possa sancire la fine definitiva delle ostilità nell’intera regione è l’argomento del giorno in Iran. Gli analisti ritengono che gli sviluppi graduali in corso dovrebbero portare nei prossimi giorni a un accordo, con le due parti impegnate a definire un quadro di riferimento articolato su più punti. Tale quadro potrebbe gettare le basi per ulteriori colloqui volti a prolungare l’attuale tregua. Malgrado la scadenza ravvicinata del cessate il fuoco, il 21 aprile, non ci sono ancora conferme ufficiali.

Ieri Trump ha suggerito che l’Iran avesse accettato di consegnare il proprio uranio arricchito: «Gli Stati uniti otterranno tutto il materiale nucleare prodotto dai nostri bombardieri B2. Non verrà trasferito alcun denaro, in nessuna forma o modalità», ha scritto dopo che diverse fonti stampa avevano parlato dell’acquisto dell’uranio per 20 miliardi di dollari.

In seguito ha assicurato, in una breve intervista telefonica a NewsNation, che l’Iran avrebbe accettato di smettere del tutto di arricchire l’uranio. Anche alla luce dell’esperienza recente, queste dichiarazioni vanno accolte con cautela. Se fosse vero, si tratterebbe di una concessione importante da parte di Teheran che per il momento non conferma.

IL PRESIDENTE Masoud Pezeshkian ha affermato in un discorso tv che l’Iran «non ha mai cercato e non cerca armi nucleari», ribadendo che resterà ferma sui propri principi negoziali, il diritto inalienabile a un programma nucleare civile.

Trump, da parte sua, ha ribadito che i colloqui potrebbero riprendere nel fine settimana, sottolineando che tutto «sta andando a gonfie vele». Giovedì aveva lasciato intendere di essere disposto a recarsi personalmente a Islamabad qualora venisse raggiunto un accordo di pace. Stringere la mano a Trump è un incubo per la Repubblica islamica, che lo accusa di avere le mani sporche del sangue del leader supremo del Paese, Ali Khamenei, e dell’eroe nazionale Qasem Soleimani. Sarà un bel gatto da pelare se Trump pretendesse la propria presenza.

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