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Lo scanner della patria contro il dissenso

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30/07/2026

da Il Manifesto

Rocco Vazzana

Piazze proibite Dal decreto rave in poi è stata un’orgia di provvedimenti inutili e più spesso dannosi scanditi al ritmo infernale dei fatti di cronaca

Ha ragione Ignazio La Russa, quando stuzzica Vannacci sulla sfida lanciata alla destra: più a destra di Fratelli d’Italia non c’è niente. Perché mentre gli altri strombazzano sulla remigrazione e scagliano anatemi gender e invettive anti Ue, il partito di Meloni fa. Eccome se fa.

Nulla che abbia a che vedere con soluzioni a problemi reali, sia chiaro, ma sulla capacità di trasformare in legge la propaganda permanente la Fiamma non ha eguali sul mercato. Dal decreto rave in poi è stata un’orgia di provvedimenti inutili e più spesso dannosi scanditi al ritmo infernale dei fatti di cronaca (Caivano, Cutro, decreti sicurezza vari, imputabilità dei minori). Bisogna dare una legge in pasto ai telespettatori giusto in tempo per il tg della sera. Ma nessuno di questi provvedimenti spot, fino a ora, aveva toccato le vette inquietanti di affidare alla polizia tonnellate di dati biometrici bypassando i controlli del giudice, in nome della caccia a fantomatici anarchici, ipotetici cospiratori, semplici manifestanti, ignari passanti.

Dietro ognuno di noi c’è un potenziale «terrorista» nemico del popolo da sottoporre allo scanner della patria.

Roba da regime sudamericano propinata attraverso lo strumento del decreto legislativo, che non prevede particolari resistenze parlamentari prima di finire in Gazzetta ufficiale. Un obbrobrio giuridico che solo la Consulta potrà prima o poi bloccare. Ma intanto si proceda. A passo d’oca.

E se il riconoscimento facciale non bastasse a placare la sete (e la fame) degli elettori meglio proporre una nuova legge, un’altra, per risarcire le vacanze a 2 euro e 20 al litro o per ingannare l’attesa interminabile di una tac: associazione a delinquere per i reati di piazza. Tradotto: occhio a darvi appuntamento per una manifestazione, rischiate la galera. È questa l’ultimissima trovata dei Fratelli. L’urgenza del provvedimento è giustificata dal «crescente susseguirsi di episodi di violenza» che richiederebbero un «adeguamento dell’apparato normativo». I fotogrammi degli scontri in Val Susa e dei fatti di Bologna – dove a generare indignazione non è la morte di un 42enne di origine marocchina fermato dalla polizia ma le vetrine rotte dai manifestanti – sono un ferro troppo caldo per non essere adeguatamente battuto. E così la mannaia di Fratelli d’Italia minaccia di abbattersi non solo su presunti facinorosi, ma anche su eventuali «fiancheggiatori»: chiunque ospiti o offra vitto e trasporti ai manifestanti indiziati. E ancora, aggravanti varie e confisca obbligatoria dei beni.

I sedicenti garantisti della maggioranza, pronti a sollevare un muro di scudi sulle preferenze in legge elettorale, per ora non sono pervenuti. Gli alfieri dello stato di diritto non battono ciglio di fronte all’arroganza autoritaria. Al massimo strepitano, ma in una logica di scambio politico. Le garanzie valgono solo per i colletti bianchi. Se poi i pm vogliono visionare la chat di Delmastro con un indagato per mafia, la schiena dritta del partito di Meloni si flette immediatamente: il Parlamento è, giustamente, sovrano. E poi, mica c’è una vetrina rotta da riparare.

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