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L’ombra del caporalato. In una mattina 400 operai. I controlli sul territorio delle Brigate del Lavoro

L’ombra del caporalato. In una mattina 400 operai. I controlli sul territorio delle Brigate del Lavoro

Lavoro

15/02/2026

da La Nazione 

Nicola Ciuffoletti

Centinaia di lavoratori intercettati all’alba tra Arcidosso, Castel del Piano e Borgo Santa Rita. È il quadro drammatico che emerge dall’azione delle Brigate del Lavoro della Flai Cgil sul versante grossetano del Monte Amiata.

Adesso questo lavoro ha prodotto già un primo importante risultato. La Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro in Italia, guidata dal presidente Tino Magni e dal senatore Silvio Franceschelli, ha audito la Flai Cgil in Prefettura a Siena, insieme a istituzioni e parti sociali.

Le brigate del lavoro della Flai che si sono mosse nel grossetano (stesso lavoro è stato svolto anche in alcune zone della provincia di Siena) hanno incontrato oltre 400 lavoratori in una sola mattinata, caricati su circa 20 furgoni per essere trasportati verso vigne, uliveti, boschi e agrumeti, con flussi anche verso regioni come il Lazio. Molti dei lavoratori, provenienti soprattutto dal Bangladesh, svolgono turni di 12 ore al giorno, ma risultano retribuiti solo per 4 ore.

Il fenomeno riguarda in particolare le cosiddette aziende "senza terra", che non possiedono superfici agricole ma organizzano solo il reclutamento e il trasporto della manodopera. Il compenso dei lavoratori è spesso manipolato: importi girati da carta ricaricabile a carta ricaricabile, variabili secondo gerarchie, conoscenza della lingua o ordine di arrivo in Italia.

Pratiche come SPID a pagamento (30-70 euro), contratti flussi (5.000-8.000 euro) o "matrimoni in bianco" (5.000-10.000 euro) completano il quadro dello sfruttamento. Sul versante grossetano dell’Amiata, la Flai Cgil ha registrato 826 lavoratori tra Arcidosso e Castel del Piano, l’80% stranieri. Ampliando lo sguardo a tutta la provincia, comuni come Arcidosso, Monterotondo Marittimo e Montieri, registrano la presenza di manodopera straniera pari alll’80-83%, mentre la Maremma nel suo complesso conta 8.877 addetti agricoli, di cui 4.895 stranieri, il 55% del totale provinciale.

La concentrazione di lavoratori stranieri è particolarmente evidente nei comuni interni, a fronte di zone costiere come Orbetello o Monte Argentario dove l’incidenza si abbassa al 22-27%. "È un primo successo – dichiarano i segretari provinciali Flai Cgil di Siena e Grosseto Andrea Biagianti e Paolo Rossi parlando dei lavori della Commissione di inchiesta – ma ora servono strumenti concreti: collocamento pubblico dei lavoratori, trasporti sicuri, controllo reale delle ore lavorate e checklist sugli appalti per verificare gli intermediari senza terra".

Secondo la Flai Cgil, lo sfruttamento agricolo nel grossetano è un problema sistemico che penalizza le aziende regolari, danneggia la reputazione del territorio e mette a rischio un settore vitale per la sopravvivenza delle aree interne. Per la Flai Cgil, legalità e dignità del lavoro non sono negoziabili. L’inchiesta parlamentare e le azioni sul campo rappresentano un passo decisivo: il lavoro agricolo del grossetano deve uscire dall’ombra del caporalato e tornare a essere un presidio di sviluppo e tutela del territorio.

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